martedì 7 agosto 2012

Sono davvero io?





Amo i thriller psicologici, da sempre.
Il cinema lo vedo un po' dalla mia angolatura (certamente stramba) e cerco di seguire un mio percorso personale collegando diversi film l'uno con l'altro per cercare di capire come si muove il mondo sotto la lente d'ingrandimento del cinema.

Negli ultimi dieci anni ho davvero apprezzato quel filone artistico che è partito con "Il Sesto Senso" (ricordate Bruce Willis?) e che a mio avviso ha in questi giorni chiuso il cerchio con un film come "Dream House", uscito da poco nelle sale.
Pionieri ed epigoni di un sistema di fare cinema a mio avviso stimolante.
In mezzo a questi due film potrei sistemare "The Others", "Arlington Road" (stesso regista di "Dream House", non certo un caso) il fantastico "Shutter Island" di Martin Scorsese e - perchè no - il film spagnolo "The Orphanage".

Probabilmente avete visto almeno un paio dei film che ho citato ma quello su cui vorrei soffermarmi è un'altra cosa.
Tutti questi film hanno un unico comune denominatore: il disorientamento.
Il protagonista è immerso in una storia nella quale i dubbi non riguardano gli altri ma riguardano esclusivamente se stesso. E quando riguardano gli altri la prospettiva è comunque identica e cioè: gli altri sono come li vedo io oppure non è così? e io sono davvero io?
Fantastico. L'intuizione a mio avviso è stata semplicemente fantastica.

Processare se stessi, mettere in dubbio il proprio io, scavare nel profondo per scoprire che non siamo quelli che siamo.
Che il crinale tra realtà e sogno, tra la sicurezza di quello che siamo e che stiamo facendo e quello che non ci immagineremmo mai di essere è davvero sottile.
Impalpabile.
E forse non esiste.
Che non sappiamo davvero chi siamo.

Questa cosa è davvero sintomatica dei nostri tempi, dei famigerati "anni zero".
Dove la guerra fredda è ormai un lontano ricordo, dove il desiderio di riconoscersi e di farsi riconoscere è diventato quasi un'ossessione.
Dove non ci sono più barricate, dove nessuno sa più da che parte stare.
E forse qualcuno inizia ad avere dubbi perfino su se stesso.
E si interroga sul fatto che forse nessuno esiste veramente fino in fondo.
E che una parte oscura e incomprensibile ci tocca sulla spalla chiedendoci il conto di quello che siamo diventati senza rendercene conto.

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sabato 28 luglio 2012

Copertina di "Io mi carico di rabbia"



Ci siamo quasi.
"Io mi carico di rabbia" è in stampa e tra poco sarà pronto da distribuire.
Non so quali saranno i tempi tecnici ma ormai manca poco.

Questo blog è nato per parlare di questa mia "enorme fatica", cominciata nel maggio del 2009 con una serie di idee e rivoluzionata "step by step" durante tutto l'arco di questo periodo.
Con questo post vorrei semplicemente indicare tutte le forme di ispirazione (qualunque esse siano) che hanno inciso sulla scrittura di questo romanzo.
Una specie di ringraziamento collettivo che ha il solo fine di tirare le somme di un lavoro a mio avviso davvero ciclopico che mi ha impegnato come non mai.
Vai con l'elenco! (in ordine assolutamente casuale)

Joel-Peter Witkin (fotografo)
David Fincher (regista)
Chuck Palahniuk (scrittore)
Lost (serie televisiva)
Il Santo Niente (gruppo indie rock)
Salvador Dalì (pittore)
Fight Club (film)
Brigate Rosse, una storia italiana (libro)
De Glaen (gruppo indie rock)
Dario Argento (regista)
Michelangelo Buonarroti (artista)
The Cell (film)
Sigmund Freud (psicoterapeuta)
L'Enigmista (film)
Abu Ghraib (località irachena)
Leonardo Di Caprio (attore)
Inferno (film)
Animals (album Pink Floyd)
Washington che urla (canzone dei Six Minute War Madness)
Pulp Fiction (film)
La notte del Pratello (libro)
Salvador Allende (Presidente della Repubblica del Cile)
Massimo Volume (gruppo indie rock)
Alan Ford (fumetto)
Cronaca Vera (rivista kitch)
El Muniria (gruppo electro indie)
Porta a porta (programma televisivo kitch)
Quentin Tarantino (regista)
Camilo Cienfuegos (rivoluzionario)
The Wall (album dei Pink Floyd e film di Alan Parker)
Robert De Niro (attore)
Le Langhe (località piemontese)
Adolf Hitler (personaggio storico)
Il mattatoio per la macellazione di Costa Volpino (BG) (luogo)
Federico Zampaglione (regista)
Atom Heart Mother (album Pink Floyd)
Tool (gruppo alternative americano)
Twin Peaks (serie televisiva)
Shutter Island (Film)
Renato Vallanzasca (rapinatore)
Le Iene (film)
Stanley Kubrick (regista)
Il Museo delle Torture di San Marino (Museo)
Niccolò Ammaniti (scrittore)
Hangover (gruppo indie rock)
Casino Royale (film)
Quello che non c'è (album degli Afterhours)
Nizza (cittadina francese)
Ospedale di Edolo (BS) (località)
Elettricità (canzone de "Il Santo Niente")
Mario Moretti (brigatista)
Trainspotting (film)
Woody Allen (regista)
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mercoledì 18 luglio 2012

Ciclisti. Il bello dell'estate.




Li vedi spuntare improvvisamente.
Dietro la curva, magari.
Sono lì, rigorosamente uno accanto all'altro in gruppetti da 4-5 unità.
Tutte le volte rischiano la pelle ma a loro non gliene frega un cazzo.
Vogliono pedalare ma vogliono anche scambiare quattro chiacchiere per commentare tutti insieme l'ultima prodezza di Milito o le tette della barista del bar dove si sono fermati poco prima per riempire le borracce.
Tu - coglione di un automobilista - fai di tutto per non togliere la vita al ciclista più interno alla corsia di marcia e magari ti scappa pure un colpo di clacson per avvertirli di stare in fila indiana.
Loro niente.

Nella migliore delle ipotesi non ti guardano neanche.
Nella peggiore ti mandano al diavolo come se la strada fosse loro, anche se si ritrovano a marciare a 10 km/h a un metro e mezzo dalla linea di mezzeria.
Ma questo è un dettaglio insignificante.

Li sorpassi e sembra finita.
Non è così, purtroppo.
Subito dopo arriva un semaforo.
Li vedi nello specchietto retrovisore.
Come se seguissero un codice non scritto si dispongono in fila uno dietro l'altro.
Arrivano con nonchalance all'inizio della coda e passano senza titubanze.
Giusto un'occhiatina veloce a destra e a sinistra.
Sottostare alle più elementari regole della strada non è affar loro, giustamente.
Il semaforo è munito di telecamera per pizzicare gli automobilisti?
Chisseneincula.
"Mica c'ho la targa io..."

Subito dopo il semaforo si ridispongono nella formazione a freccia (come gli stormi di uccelli migratori) e la menata ricomincia.
Di nuovo un sorpasso, di nuovo una strombazzata di clacson per avvertirli di stare in fila.
Ok, sembra fatta.
Non li ho più tra i coglioni.

Tre minuti dopo ti ritrovi in prossimità di un passaggio pedonale.
Vedi che alla tua sinistra c'è un cinquantenne a cavallo di una graziella.
Vuole passare lui.
Fa la mossa, ma capisce subito che se ci tenta sul serio lo stiro che è un piacere.
Alza la mano e mi manda a quel paese indicando che si trova sul passaggio pedonale e che quindi la precedenza è sua.
Non ho tempo di fermarmi ma lo farei volentieri.
"Sai come si chiama quello? passaggio pedonale! se si chiamasse passaggio ciclistico avresti la precedenza ma così puoi incazzarti quanto e come vuoi... Vuoi avere la precedenza? scendi dal tuo trabiccolo e spingilo. In quel caso avrai diritto alla precedenza, capito caro il mio bel ciclista dalle palle vuote?"
E poi le merdacce sono gli automobilisti...
Mah...


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venerdì 6 luglio 2012

Premio Calvino: Vince Riccardo Gazzaniga

Come sapete nell'ottobre scorso ho partecipato al concorso letterario più importante che c'è in Italia con il mio manoscritto.
Il Premio Calvino.
Ovviamente non ho vinto, visto anche l'elevato numero di partecipanti (oltre 650, se non ricordo male) e lo stampo "classicista" del concorso.
Oggi mi è arrivata la scheda che la commissione di lettura invia a tutti i partecipanti.
Sinceramente non pensavo neppure la mandassero, invece si sono dimostrati seri e tuttosommato anche abbastanza veloci nell'elaborarla, vista l'enorme mole di libri da leggere e valutare.

Nella scheda c'è un breve riassunto del libro (se la potevano risparmiare, il mio libro l'ho letto non meno di una quindicina di volte per intero e una trentina in maniera frammentaria) e ulteriori quattro righe.
Quattro.

Prima riga: "Chiari i riferimenti alla pittura di Bacon".
E chi cazzo è questo Bacon, dico io nella mia colpevole ignoranza?
Se dev'essere trovata un'ispirazione direi che è talmente palese da essere stata dichiarata nella primissima pagina: il fotografo Joel-Peter Witkin.

Poi si aggiunge: descrizione molto abile della malattia del protagonista, tale da sembrare quasi autobiografica.
Non ci provate neppure...!!
Io non sono quel tizio! non ci assomigliamo per niente...
Avete presente cosa fa di solito uno scittore, "Commissione del Premio Calvino"? Inventa, crea, agisce di fantasia... "perchecazzo" tutto dev'essere autobiografico quando si riesce a descrivere in modo consono la psicologia di un personaggio?
In sintesi si sottintende: abile descrizione del protagonista? fatta troppo bene, devi essere per forza lui.
Vaffanculo "Commissione di lettura del Calvino".
Vaffanculo.
Come quello stronzo di Roberto Lima sarai tu!

Terzo: "Se l'autore voleva suscitare fastidio con le sue raffigurazioni la provocazione è andata a buon fine".
E infine: "Non lo abbiamo capito. Non è chiaro il senso dell'operazione letteraria"

Mi metto a ridere.
Grandi!
L'ultima frase mi fa davvero ben sperare per il futuro del mio libro, questa frase è proprio quello che ci voleva. Obiettivo raggiunto.

Vado sul sito e vedo chi ha vinto.
Un certo Gazzaniga, poliziotto.
Il suo libro parla del rapporto tra poliziotti e ultrà di calcio.
Vedo anche un video in cui un tizio illustra il romanzo vincitore.
"E' bello quando in un libro ci si abbandona al narratore sapendo che ci condurrà nella giusta direzione... si sente che chi l'ha scritto descrive situazioni vissute veramente, che sa come si svolgono i fatti..."
Ecco, io con il mio libro ho ragionato in maniera diametralmente opposta.
Il mio narratore è infido, inaffidabile.
Quello che racconta a volte è la verità e a volte non lo è.
Tocca al lettore stanare, interpretare, porsi gli interrogativi.
Autodeterminarsi.

Un poliziotto che scrive un libro sulla vita di un poliziotto.
Un macellaio che scrive un libro sui macellai.
Un barbiere che scrivere la storia di un barbiere.
Un barbone che scrive la storia di un barbone.

Questa per me non è letteratura.
E' inchiesta, è fiction, chiamatela come volete.
L'abilità dello scrittore quì non conta un cazzo, lasciatemelo dire e lasciatemelo scrivere.
Rimane solo l'abilità di organizzare le idee, mentre la cosa più difficile è AVERLE.
Buon per Riccardo Gazzaniga che ce le aveva belle confezionate in tasca.
Buon per lui.
Io mi sono fatto un culo così per averle.
E c'è qualcuno alla fine che mi dice che il libro è autobiografico perchè troppo realistico.
Ma vaffanculo va...


giovedì 21 giugno 2012

Rifiuto, opposizione e inquietudine


Qualcuno esordirebbe con un bel " ...ho il piacere di annunciare" ma io non sono proprio il tipo, che volete che vi dica.
Lo davo praticamente per scontato, tant'è che non mi sono per niente esaltato per la notizia.
In sintesi: "Io mi carico di rabbia" sarà pubblicato.
Ho sottoscritto infatti un contratto con "Nulla Die Edizioni", una piccola ma interessante realtà editoriale di Enna.
Sono soddisfatto, ci mancherebbe.
Ma questo è solo il primo passo.

Avevo ricevuto anche un'altra "mezza" proposta di pubblicazione da parte di una casa editrice romana ma alla fine la trattativa non è mai veramente decollata.
"Le suggeriamo di avvalersi di un ghost writer per sistemare alcune cose..."
Ma io mi domando: lo avete letto il libro? Potete pensare che un idiota che scrive quelle cose possa farsi dettare parti di un libro da un tizio, per poi spacciarle per proprie?

E loro ancora: "non è come crede... Un buon professionista è in grado di entrare nei meccanismi letterari dell'autore e sviluppare la narrazione in maniera tale da..."
E io ribatto: se questo "scrittore fantasma della mia minchia" è tanto bravo perché non sviluppa una sua idea invece di rompere le palle a me? Io di sicuro della sua professionalità intesa in questi termini non so che farmene.
E aggiungo: se volevo scrivere un libro per fare soldi lo scrivevo sull'amore, oppure racimolavo le ricette della nonna e scrivevo un libro di cucina.
E ribadisco: ma lo avete letto davvero il mio libro? Avete un'idea di chi lo abbia scritto? Dell'orgoglio di chi lo ha progettato e voluto? Di come ci sia tanto "rifiuto e opposizione" tra quelle righe? E voi che cazzo fate? Mi proponete un ghost writer?
Una sacrosanta pernacchia, di quelle fatte da Tognazzi in "Amici miei" non ve la toglie nessuno.

E allora non ho fatto altro che scegliere la proposta migliore, quella di Nulla Die.
Non so quanto ci vorrà per l'editing e l'impaginazione quindi non so ancora quali saranno i tempi ufficiali per vederlo tra gli scaffali e negli store on line (uscirà per mia gioia anche in formato e-book).
Battaglierò sul prezzo di copertina, questo è certo.
E questa sarà una battaglia che bisognerà vincere.

Nel frattempo è circa una settimana che sto pensando alla copertina.
All'editore volevo proporne una di mia totale creazione.
Non si sa mai che magari accetti.
La copertina deve rendere bene l'idea del libro, e magari del titolo del romanzo.

Domenica scorsa ho un'idea.
Secondo me è buona.
Ieri pomeriggio, con 37 gradi, esco con il mio soggetto nella mano sinistra e la macchina fotografica nella destra.
Ho bisogno di una location particolare.
Faccio 5 fotografie.
2 le scarto subito, sulle altre ci posso lavorare.
Una volta a casa le due che dovevano essere cestinate sono in realtà quelle che promettono meglio.
Lavoro su quelle con un programma su iPad davvero fantastico.
Alla fine la foto mi dice qualcosa.
Funziona.
La faccio vedere a mia moglie.
"Madonna che inquietante..."
Ok, va bene.
Finalmente sorrido.
Si vede che questa volta ho fatto un buon lavoro.

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martedì 12 giugno 2012

Io mi indigno, tu ti indigni, egli si indigna, noi ci indignamo, voi vi indignate, essi si indignano.

Il mestiere dell'indignato è un mestiere faticoso.
L'Indignato si tiene informato, legge i giornali e naviga in rete.
Ovviamente vede i TG e non si perde di certo "La vita in diretta" (lo fanno ancora?).
Non è interessato alla politica se non per sommi capi e per sentito dire.
In compenso ama la cronaca nera, se ne ciba quotidianamente.

"Ragazzo trentenne bastona i genitori a sangue e scappa con 100 euro"
"Ragazzo prende un brutto voto: picchiato con la cinghia dal padre, perde un occhio"
"Vecchietta derubata delle elemosine nella chiesa del paese: femore frantumato  e corsa in ospedale mentre i due tredicenni se la spassavano in sala giochi".
Potrei andare avanti ore a inventare notizie, non è questo il punto.
Il punto è che l'indignato conosce tutto e tutti, si abbevera da questa fonte e - da bravo Indignato - si indigna.

Normalmente l'Indignato ha un'età compresa tra i trentacinque e i cinquanta anni e vive di retorica.
Non perde occasione per continuare a ripetere che "il mondo è cambiato" e che "una volta non era così".
Il suo patetico sentimento di indignazione si limita ad una smorfia di pacato dolore, un increspamento delle labbra e qualche parola del tipo "che schifo" o "chissà dove andremo a finire".
Normalmente non vota perchè dice che "tanto sono tutti uguali" e in questo caso la deriva qualunquista lo colloca tra gli esemplari più diffidenti e rognosi fra le diverse categorie di Indignati.

L'Indignato disprezza il gossip che considera non all'altezza della sua intelligenza e lo manifesta snobbando riviste come "Chi" e "Visto". Dimostra palesemente questo suo rifiuto fuggendo subito in ultima pagina delle suddette riviste capolavoro dove spesso legge il suo oroscopo ad alta voce coinvolgendo gli sventurati che gli stanno a fianco.

L'Indignato pensa di avere le soluzioni in tasca.
"Se fossi io al potere vieterei questo e permetterei quest'altro".
Tra le cose che vieterebbe - al primo posto in classifica - si posiziona l'immigrazione.
Tra le cose che permetterebbe - sempre al primo posto - domina incontrastato il diritto di autodifesa delle case e dei negozi tramite l'utilizzo delle armi.
"Se qualcuno entra in casa mia voglio avere il diritto di sparargli. Poi vediamo se entrano ancora...".

L'indignato alla fine si limita a non fare un cazzo.
Si limita a lavorare/cazzeggiare, a scopare, andare al bar a giocare a carte (versione maschile) oppure andare a fare shopping (versione femminile).
L'accidioso degli anni 2000, insomma.

Mi piacerebbe fare come il serial killer di "Seven".
Lo legherei al letto e lo lascerei marcire con un centinaio di "Arbre Magique" appesi sul soffitto a penzolare.
Lo terrei in vita giusto quel tanto da chiedergli se - alla fine  - pensa di aver sbagliato qualcosa.
E alla fine accenderei la TV su Rete 4 e lo slegherei.
Tanto Emiliuccio non conduce più il TG4

sabato 2 giugno 2012

Le serpi del futuro sono i nostri bambini



Mi affaccio alla finestra, nel pomeriggio.
Vedo un nonno con la nipotina, entrambi in bicicletta.
La piccola avrà cinque anni e gira felice con il suo mezzo a due ruote.
Ha una piccola coda di cavallo che va su e giù, tenuta d'occhio da suo nonno.
Per un attimo ho pensato che la vita fosse tutta lì, in quell'immagine priva di corruzione e di secondi fini.

C'è una specie di maledizione che incombe sugli esseri umani, una specie di condanna.
Quando sono piccoli sono quanto di più naturale e immediato esista in natura.
Poi il contatto con gli adulti li rovina, li fa diventare come loro.
Certo non da subito, ci vogliono anni e addirittura decenni per giungere alla conclusione dell'opera, alla perfezione, per farli diventare come noi.
Di certo ci riusciremo e loro stessi diventeranno quello che noi stessi abbiamo sempre ambito in cuor nostro diventare.
Cioè degli esseri spregevoli.

Non venitemi a contare balle.
Gli adulti (tutti) sono corrotti e riprovevoli nei rapporti interpersonali.
Si fanno le scarpe, hanno secondi fini, usano la retorica, sparlano gli uni degli altri. E sono egoisti.
Il fatto che abbiano dei sentimenti umani e talvolta agiscano con amor proprio non deve trarre in inganno: è probabile sia solo un retaggio di quello che sono stati e mai saranno più.
Quando calchi questo palcoscenico sei destinato a ballare in una sola direzione e ad avere di conseguenza come contrappasso una sola stagione dell'innocenza: quella della prima infanzia.

Cosa fare?
Insegnamo loro a non essere come noi.
Tentiamoci.
Avremo tutti contro: la cosiddetta "scuola di vita" e tutto quello che ci circonda.
Non ci riusciremo mai a raggiungere l'obiettivo, ma il fatto di tentarci ci avrà dato la possibilità di spurgare in qualche modo il nostro male insito e congenito.
Di esorcizzarlo e di tenerlo a bada.
Magari i nostri figli saranno migliori di noi o magari saranno peggiori.
Ma se il nostro futuro sono questi piccoli/servi/diavoli/serpi allora tutto andrà a puttane molto velocemente.
E poi ancora di più.
E poi ancora di più.
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domenica 20 maggio 2012

Hangover on-line

Dopo un bel po' di lavoro è finalmente on-line il sito della mia band
www.hangoverband.it
Ci troverete un po' di tutto e - ovviamente - informazioni che mi riguardano.
Nella sezione "Extra Hangover" ho reso disponibile il download gratuito del mio primo libro di racconti edito nel 2003 "Coni gelato per malati terminali " stampato da Starrylink Editrice.
Un buon antipasto per la futura pubblicazione (mi sbilancio e dico imminente) di IO MI CARICO DI RABBIA.
Grazie a tutti.

martedì 15 maggio 2012

La gente piange e piangerà. Gran bel coro...

Ho sempre avuto un rapporto un po' strano con il dolore fisico.
Infatti non lo temo affatto e cerco di conviverci e sopportarlo.
Evito di prendere analgesici, antinfiammatori, anestesie e antidolorifici (ovviamento quando possibile).

Ogni tanto mi chiedo il perchè di questa cosa e oggi me lo sono chiesto per l'ennesima volta.
Stamattina ho fatto una biopsia al fegato e alla fine del prelievo tramite ago conficcato bellamente nel fianco destro non ho voluto l'antidolorifico endovenoso che mi hanno proposto.
"No, grazie adesso mi passa... aspetto ancora cinque minuti".
Poi i minuti sono diventati dieci e poi venti.
Sono arrivato alla mezz'ora e mi son detto: "Adesso mi passa per forza, porca troia... e che cazzo..."
Alla fine il male alla spalla (sì alla spalla, cazzo c'entrerà dio-solo-lo-sa) e al fianco se ne sono andati dopo più di un'ora.
Solo quando sono stato meglio mi sono chiesto: "E perchè non mi sono sparato questa puntura benedetta? Ci voleva tanto?"

Non lo so perchè ho deciso così, ma mi andava di farlo.
Quando sei ore dopo l'intervento sono tornato a casa mi sono ricordato di un fatto.

Quando avevo nove anni sono stato morsicato da un cane (il mio per la precisione).
Gli avevo talmente rotto le palle che alla fine si era vendicato azzannandomi la mano destra quasi per autodifesa.

Al pronto soccorso incontrai un vero e proprio macellaio, tipo Freddy Krueger.
Il medico decise su due piedi che, per evitare una potenziale infezione alle dita, doveva staccarmi necessariamente l'unghia del pollice.
All'inizio mi disse che tentava di farlo senza anestesia e inziò senza aggiungere altro.
Dopo un po' disse che ce l'aveva quasi fatta.
Poi disse di aspettare ancora un pochino e di tenere duro che ormai era finita.
Alla fine me la strappò senza farmi un cazzo di anestesia e vi assicuro che non fu un bel momento.
Ricordo come fosse ieri il sangue schizzare sul muro accanto al lettino e io che tentavo di spaccare con i denti il bastoncino di legno che mi avevano ficcato tra i denti, con mamma e papà che mi tenevano fermi mani e piedi.
Penso che non proverò mai così tanto male in tutta la mia vita come quella volta.
Forse è stato lì che ho deciso che - tuttosommato - provare un po' di dolore nella vita non è poi così scandaloso.
Basta non esagerare e alzare la soglia del dolore senza paura.
Senza fare gli eroi però, ecchecazzo.
Che sono tutto tranne che un eroe...

mercoledì 9 maggio 2012

La pubblicità vuole l'uomo (idiota) comune.




Penso che gli autori pubblicitari non abbiamo veramente ritegno.
Hanno capito che i reality funzionano e che per vendere i loro prodotti molto spesso non servono i grandi testimonial ma semplicemente persone qualunque, ovviamente credibili.
E allora vai con le prese per il culo.

Primo esempio:
Pubblicità della Gillette.
Le telecamere entrano in una specie di palestra (o non so cosa sia) e beccano due tizi bellocci che si fanno la barba.
"Avete provato il nuovo Gillette Sticazzi?"
"No..."
E via con la finta sfilza di complimenti
"Come scorre... Com'è piacevole..."
Addirittura per caricare di veridicità la scena viene impressa una scritta:
"LE PERSONE INTERVISTATE NON SONO DEGLI ATTORI"
Perché non hanno scritto "LE PERSONE INTERVISTATE NON SONO STATE RETRIBUITE"? Il motivo mi sembra logico...

Esempio numero due.
Bevanda gassata rossa senza zucchero, (famosa).
Tutti al cinema, ma prima del film compare sul megaschermo il ragazzo delle bibite che ha venduto i beveroni a tutto il pubblico presente in sala.
Con la sua bella faccia dice: "Guardate il vostro bicchiere... Non è la solita Coca-Cola, dentro il bicchiere ce n'è un altro... È Coca-Cola Zero! Niente zucchero ed è buona uguale!" E tutto il cinema che - sconvolto dalla prodigiosa notizia - ammicca e rumoreggia alla fantastica scoperta e all'incredibile notizia.
Ovviamente manco uno che si sia comprato una Pepsi.
E neppure uno che abbia urlato un bel "Fa davvero cagare la Coca-Cola Zero!!"
Da grande voglio fare il pubblicitario.
Mi vedo già in grado di architettare fantastiche minchiate...


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