Un mio collega alle nove del mattino passa nel mio ufficio e inizia a canticchiare una stronzata.
"...fumo un po' e poi gioco a PES... Pato-Mexes-Messi-Valdes..."
Capisce che sono disturbato e di sua spontanea volontà mi dice: "Sai cos'è PES vero?"
E io: "E' un gioco di calcio per Playstation"
Era convinto di prendermi in castagna ma alla fine non è andata come voleva.
Se ne va e ricomincia a canticchiare la stessa minchiata.
Cambio di scena.
Su Sky passa X-Factor e il conduttore parla di un gruppo hip-hop seminale... il gruppo con il simbolo del cane a tre teste.
Insomma i Club Dogo.
Entrano in scena e parte la stronzata di cui sopra.
Una cosa che neppure l'intelligenza di un invertebrato potrebbe in qualche modo considerare valevole di essere ascoltata anche solo una seconda volta.
Chiedo a mia moglie: "Che è 'sta roba oscena?"
E lei annoiata: "...un tormentone della radio"
Capisco.
Poi a un certo punto esce da dietro il palco Giuliano Palma
Quello che nel 1995 faceva un disco molto interessante con i Casino Royale ("Sempre più vicini").
Inizia a cantare e a scuotere la testa: "...fumo un po' e poi gioco a PES... Pato-Mexes-Messi-Valdes..."
Mi viene un conato ma poi passa subito.
Mi vengono in mente i Bluebeaters che fanno dischi di cover (vergognose) a caccia di denari.
Mi viene in mente un promoter che mi dice: "Con i Bluebeaters l'incasso è garantito... sempre il tutto esaurito".
Venerdì sera pioveva.
Nel pomeriggio avevo letto un articolo sul Mucchio che diceva di alzare il culo e andare a vedere un concerto.
Un paio di telefonate ma non vuole venire nessuno.
Parto da solo, un'ora e quaranta minuti di macchina in tutto.
Arrivo in un circolo Arci dove ad ascoltare il concerto ci sono non più di 30 persone.
Un concerto bellissimo, entusiasmante.
Sul palco un solo uomo al comando.
Chitarra noise, pedaliera, voce distorta, nastri e drum machine.
Si sente l'anima e l'orgoglio.
Musica carbonara da "Ultima Sacca di Resistenza"
Compro tutto quello che c'è da comprare, tre CD e il vinile mi viene regalato in cambio di una copia del mio libro.
Alla fine del set mi viene un groppo in gola per l'emozione.
Mi leverei il maglione ma caldo non fa.
Morirei se mi levassero anche questo.
In macchina, al ritorno, mi viene in mente "fumo un po' e poi gioco a PES"
Mi viene da piangere.
E forse piango.
Forse.
domenica 4 novembre 2012
domenica 28 ottobre 2012
Bagno di sangue

È un po' di tempo che non ci si sente, ma è normale.
La promozione di IO MI CARICO DI RABBIA mi ha caricato di un po' di impegni.
Organizzare, fare, brigare...
Una gran rottura di cazzo.
Ho fatto due presentazioni e ne ho in programma una terza.
In entrambe me la sono fatta addosso e conto che la cosa si ripeta anche nella terza.
Al mio fianco ho avuto dei moderatori con i quali ho dovuto interloquire.
Ho proposto durante le serate dei reading con basi preregistrate e anche dal vivo, con amici musicisti che mi hanno accompagnato con i quali ho dovuto provare e riprovare.
Ho avuto i soliti problemi tecnici.
Recuperare un impianto audio, organizzare le location.
Pubblicizzare, stampare volantini, tenere i contatti.
Montare e smontare.
Insomma, un enorme rottura di coglioni.
Ma qualcuno deve pur farlo.
Ho voluto la bicicletta e adesso devo pedalare.
Le vendite vanno, ma ogni singola copia venduta è un bagno di sangue.
Mai una cosa semplice nella vita.
Mai.
Nel frattempo ho avuto modo di fare esperienza, guardarmi intorno.
Sentire opinioni e avere dei riscontri.
Questa è la cosa positiva.
Avere la percezione di quello che si sta facendo non è facile.
Ho convinto qualche scettico, forse avrò deluso qualcuno.
Ieri pomeriggio una persona mi ha detto che se il prezzo da pagare per svoltare in questo Paese di schiavi è farsi tagliare una mano lui è disposto a farlo.
Se il prezzo diventa farsi tagliare la testa lui è ancora disposto a valutare la questione.
Ma se il prezzo diventa la testa dei nostri figli allora la cosa diventa inaccettabile.
Condivido e metto nel mio bagaglio personale di cose da fare e da non fare.
Ci rivediamo settimana prossima con nuovi post e nuove idee malsane.
- Postato con Blogpress da iPad
venerdì 10 agosto 2012
"Io mi carico di rabbia" OUT NOW
Da oggi è disponibile il libro di cui parla questo blog.
Con scarsa visione promozional-imprenditoriale esce nei pressi di ferragosto, ma forse questo non è davvero importante (anzi, chissenefrega).
"Io mi carico di rabbia" dovrebbe avere distribuzione nazionale ad opera di "Nulla Die" (casa editrice), Libro Co. Italia Srl (distributore nazionale) e Ermes Distribuzione (solo per le regioni Puglia, Basilicata, Molise, Campania, Calabria, Piemonte e Liguria).
Potete quindi trovarlo in libreria (con un po' di fortuna, immagino...) e qualora non lo troviate sarà possibile ordinarlo tranquillamente.
In ogni caso il mio consiglio - per coloro che fossero interesati all'acquisto - è di rivolgersi direttamente all'autore (che sarei io...) tramite mail:
Tengo famiglia (e soprattutto cinque scatoloni di libri da smerciare).
Con il lancio del libro è partito anche il progetto collaterale Encefalodita Project.
Encefalodita Project non è altro che il reading di alcuni frammenti del libro stesso su base musicale.
Cliccate nel link in alto a destra per accedere direttamente ai primi due pezzi (ascoltabili in streaming e disponibili in download gratuito).
La voce narrante è la mia (a scanso di equivoci) così come la composizione e l'esecuzione di tutti i pezzi.
Encefalodita Project vuole essere il naturale proseguimento di un progetto che vede il romanzo al centro di tutto, contornato da altre tre fondamentali componenti: le illustrazione grafiche presenti all'interno del libro (ad opera di Claudio Cretti), la musica (il reading di alcuni frammenti del libro) e le performance live che si terranno in occasione delle presentazioni del libro stesso, durante le quali verranno eseguiti gli stessi pezzi contenuti in Encefalodita Project (con l'ausilio di basi preregistrate) e altri interventi musicali completamente dal vivo con la partecipazione di amici musicisti.
Ma di questo ci sarà tempo per parlare.
Sopra il link di E.P. troverete un secondo link (anteprima del libro) dal quale potrete accedere alle prime 52 pagine del romanzo scaricabili gratuitamente.
Fatevi un'idea del libro e - se vi piace - fatemi un fischio.
Buona lettura.
Con scarsa visione promozional-imprenditoriale esce nei pressi di ferragosto, ma forse questo non è davvero importante (anzi, chissenefrega).
"Io mi carico di rabbia" dovrebbe avere distribuzione nazionale ad opera di "Nulla Die" (casa editrice), Libro Co. Italia Srl (distributore nazionale) e Ermes Distribuzione (solo per le regioni Puglia, Basilicata, Molise, Campania, Calabria, Piemonte e Liguria).
Potete quindi trovarlo in libreria (con un po' di fortuna, immagino...) e qualora non lo troviate sarà possibile ordinarlo tranquillamente.
In ogni caso il mio consiglio - per coloro che fossero interesati all'acquisto - è di rivolgersi direttamente all'autore (che sarei io...) tramite mail:
In questo caso mi interesserò personalmente della spedizione (gratuita) e usufruirete di uno sconto del 25% rispetto al prezzo di copertina (prezzo di lancio).
Quindi: se avete seguito questo blog per anni e anni (oppure se lo avete trovato casualmente negli ultimi dieci giorni) date libero sfogo alla vostra curiosità e chiedetemi il libro.Tengo famiglia (e soprattutto cinque scatoloni di libri da smerciare).
Con il lancio del libro è partito anche il progetto collaterale Encefalodita Project.
Encefalodita Project non è altro che il reading di alcuni frammenti del libro stesso su base musicale.
Cliccate nel link in alto a destra per accedere direttamente ai primi due pezzi (ascoltabili in streaming e disponibili in download gratuito).
La voce narrante è la mia (a scanso di equivoci) così come la composizione e l'esecuzione di tutti i pezzi.
Encefalodita Project vuole essere il naturale proseguimento di un progetto che vede il romanzo al centro di tutto, contornato da altre tre fondamentali componenti: le illustrazione grafiche presenti all'interno del libro (ad opera di Claudio Cretti), la musica (il reading di alcuni frammenti del libro) e le performance live che si terranno in occasione delle presentazioni del libro stesso, durante le quali verranno eseguiti gli stessi pezzi contenuti in Encefalodita Project (con l'ausilio di basi preregistrate) e altri interventi musicali completamente dal vivo con la partecipazione di amici musicisti.
Ma di questo ci sarà tempo per parlare.
Sopra il link di E.P. troverete un secondo link (anteprima del libro) dal quale potrete accedere alle prime 52 pagine del romanzo scaricabili gratuitamente.
Fatevi un'idea del libro e - se vi piace - fatemi un fischio.
Buona lettura.
martedì 7 agosto 2012
Sono davvero io?

Amo i thriller psicologici, da sempre.
Il cinema lo vedo un po' dalla mia angolatura (certamente stramba) e cerco di seguire un mio percorso personale collegando diversi film l'uno con l'altro per cercare di capire come si muove il mondo sotto la lente d'ingrandimento del cinema.
Negli ultimi dieci anni ho davvero apprezzato quel filone artistico che è partito con "Il Sesto Senso" (ricordate Bruce Willis?) e che a mio avviso ha in questi giorni chiuso il cerchio con un film come "Dream House", uscito da poco nelle sale.
Pionieri ed epigoni di un sistema di fare cinema a mio avviso stimolante.
In mezzo a questi due film potrei sistemare "The Others", "Arlington Road" (stesso regista di "Dream House", non certo un caso) il fantastico "Shutter Island" di Martin Scorsese e - perchè no - il film spagnolo "The Orphanage".
Probabilmente avete visto almeno un paio dei film che ho citato ma quello su cui vorrei soffermarmi è un'altra cosa.
Tutti questi film hanno un unico comune denominatore: il disorientamento.
Il protagonista è immerso in una storia nella quale i dubbi non riguardano gli altri ma riguardano esclusivamente se stesso. E quando riguardano gli altri la prospettiva è comunque identica e cioè: gli altri sono come li vedo io oppure non è così? e io sono davvero io?
Fantastico. L'intuizione a mio avviso è stata semplicemente fantastica.
Processare se stessi, mettere in dubbio il proprio io, scavare nel profondo per scoprire che non siamo quelli che siamo.
Che il crinale tra realtà e sogno, tra la sicurezza di quello che siamo e che stiamo facendo e quello che non ci immagineremmo mai di essere è davvero sottile.
Impalpabile.
E forse non esiste.
Che non sappiamo davvero chi siamo.
Questa cosa è davvero sintomatica dei nostri tempi, dei famigerati "anni zero".
Dove la guerra fredda è ormai un lontano ricordo, dove il desiderio di riconoscersi e di farsi riconoscere è diventato quasi un'ossessione.
Dove non ci sono più barricate, dove nessuno sa più da che parte stare.
E forse qualcuno inizia ad avere dubbi perfino su se stesso.
E si interroga sul fatto che forse nessuno esiste veramente fino in fondo.
E che una parte oscura e incomprensibile ci tocca sulla spalla chiedendoci il conto di quello che siamo diventati senza rendercene conto.
- Postato con Blogpress da iPad
sabato 28 luglio 2012
Copertina di "Io mi carico di rabbia"

Ci siamo quasi.
"Io mi carico di rabbia" è in stampa e tra poco sarà pronto da distribuire.
Non so quali saranno i tempi tecnici ma ormai manca poco.
Questo blog è nato per parlare di questa mia "enorme fatica", cominciata nel maggio del 2009 con una serie di idee e rivoluzionata "step by step" durante tutto l'arco di questo periodo.
Con questo post vorrei semplicemente indicare tutte le forme di ispirazione (qualunque esse siano) che hanno inciso sulla scrittura di questo romanzo.
Una specie di ringraziamento collettivo che ha il solo fine di tirare le somme di un lavoro a mio avviso davvero ciclopico che mi ha impegnato come non mai.
Vai con l'elenco! (in ordine assolutamente casuale)
Joel-Peter Witkin (fotografo)
David Fincher (regista)
Chuck Palahniuk (scrittore)
Lost (serie televisiva)
Il Santo Niente (gruppo indie rock)
Salvador Dalì (pittore)
Fight Club (film)
Brigate Rosse, una storia italiana (libro)
De Glaen (gruppo indie rock)
Dario Argento (regista)
Michelangelo Buonarroti (artista)
The Cell (film)
Sigmund Freud (psicoterapeuta)
L'Enigmista (film)
Abu Ghraib (località irachena)
Leonardo Di Caprio (attore)
Inferno (film)
Animals (album Pink Floyd)
Washington che urla (canzone dei Six Minute War Madness)
Pulp Fiction (film)
La notte del Pratello (libro)
Salvador Allende (Presidente della Repubblica del Cile)
Massimo Volume (gruppo indie rock)
Alan Ford (fumetto)
Cronaca Vera (rivista kitch)
El Muniria (gruppo electro indie)
Porta a porta (programma televisivo kitch)
Quentin Tarantino (regista)
Camilo Cienfuegos (rivoluzionario)
The Wall (album dei Pink Floyd e film di Alan Parker)
Robert De Niro (attore)
Le Langhe (località piemontese)
Adolf Hitler (personaggio storico)
Il mattatoio per la macellazione di Costa Volpino (BG) (luogo)
Federico Zampaglione (regista)
Atom Heart Mother (album Pink Floyd)
Tool (gruppo alternative americano)
Twin Peaks (serie televisiva)
Shutter Island (Film)
Renato Vallanzasca (rapinatore)
Le Iene (film)
Stanley Kubrick (regista)
Il Museo delle Torture di San Marino (Museo)
Niccolò Ammaniti (scrittore)
Hangover (gruppo indie rock)
Casino Royale (film)
Quello che non c'è (album degli Afterhours)
Nizza (cittadina francese)
Ospedale di Edolo (BS) (località)
Elettricità (canzone de "Il Santo Niente")
Mario Moretti (brigatista)
Trainspotting (film)
Woody Allen (regista)
- Postato con Blogpress da iPad
mercoledì 18 luglio 2012
Ciclisti. Il bello dell'estate.

Li vedi spuntare improvvisamente.
Dietro la curva, magari.
Sono lì, rigorosamente uno accanto all'altro in gruppetti da 4-5 unità.
Tutte le volte rischiano la pelle ma a loro non gliene frega un cazzo.
Vogliono pedalare ma vogliono anche scambiare quattro chiacchiere per commentare tutti insieme l'ultima prodezza di Milito o le tette della barista del bar dove si sono fermati poco prima per riempire le borracce.
Tu - coglione di un automobilista - fai di tutto per non togliere la vita al ciclista più interno alla corsia di marcia e magari ti scappa pure un colpo di clacson per avvertirli di stare in fila indiana.
Loro niente.
Nella migliore delle ipotesi non ti guardano neanche.
Nella peggiore ti mandano al diavolo come se la strada fosse loro, anche se si ritrovano a marciare a 10 km/h a un metro e mezzo dalla linea di mezzeria.
Ma questo è un dettaglio insignificante.
Li sorpassi e sembra finita.
Non è così, purtroppo.
Subito dopo arriva un semaforo.
Li vedi nello specchietto retrovisore.
Come se seguissero un codice non scritto si dispongono in fila uno dietro l'altro.
Arrivano con nonchalance all'inizio della coda e passano senza titubanze.
Giusto un'occhiatina veloce a destra e a sinistra.
Sottostare alle più elementari regole della strada non è affar loro, giustamente.
Il semaforo è munito di telecamera per pizzicare gli automobilisti?
Chisseneincula.
"Mica c'ho la targa io..."
Subito dopo il semaforo si ridispongono nella formazione a freccia (come gli stormi di uccelli migratori) e la menata ricomincia.
Di nuovo un sorpasso, di nuovo una strombazzata di clacson per avvertirli di stare in fila.
Ok, sembra fatta.
Non li ho più tra i coglioni.
Tre minuti dopo ti ritrovi in prossimità di un passaggio pedonale.
Vedi che alla tua sinistra c'è un cinquantenne a cavallo di una graziella.
Vuole passare lui.
Fa la mossa, ma capisce subito che se ci tenta sul serio lo stiro che è un piacere.
Alza la mano e mi manda a quel paese indicando che si trova sul passaggio pedonale e che quindi la precedenza è sua.
Non ho tempo di fermarmi ma lo farei volentieri.
"Sai come si chiama quello? passaggio pedonale! se si chiamasse passaggio ciclistico avresti la precedenza ma così puoi incazzarti quanto e come vuoi... Vuoi avere la precedenza? scendi dal tuo trabiccolo e spingilo. In quel caso avrai diritto alla precedenza, capito caro il mio bel ciclista dalle palle vuote?"
E poi le merdacce sono gli automobilisti...
Mah...
- Postato con Blogpress da iPad
venerdì 6 luglio 2012
Premio Calvino: Vince Riccardo Gazzaniga
Come sapete nell'ottobre scorso ho partecipato al concorso letterario più importante che c'è in Italia con il mio manoscritto.
Il Premio Calvino.
Ovviamente non ho vinto, visto anche l'elevato numero di partecipanti (oltre 650, se non ricordo male) e lo stampo "classicista" del concorso.
Oggi mi è arrivata la scheda che la commissione di lettura invia a tutti i partecipanti.
Sinceramente non pensavo neppure la mandassero, invece si sono dimostrati seri e tuttosommato anche abbastanza veloci nell'elaborarla, vista l'enorme mole di libri da leggere e valutare.
Nella scheda c'è un breve riassunto del libro (se la potevano risparmiare, il mio libro l'ho letto non meno di una quindicina di volte per intero e una trentina in maniera frammentaria) e ulteriori quattro righe.
Quattro.
Prima riga: "Chiari i riferimenti alla pittura di Bacon".
E chi cazzo è questo Bacon, dico io nella mia colpevole ignoranza?
Se dev'essere trovata un'ispirazione direi che è talmente palese da essere stata dichiarata nella primissima pagina: il fotografo Joel-Peter Witkin.
Poi si aggiunge: descrizione molto abile della malattia del protagonista, tale da sembrare quasi autobiografica.
Non ci provate neppure...!!
Io non sono quel tizio! non ci assomigliamo per niente...
Avete presente cosa fa di solito uno scittore, "Commissione del Premio Calvino"? Inventa, crea, agisce di fantasia... "perchecazzo" tutto dev'essere autobiografico quando si riesce a descrivere in modo consono la psicologia di un personaggio?
In sintesi si sottintende: abile descrizione del protagonista? fatta troppo bene, devi essere per forza lui.
Vaffanculo "Commissione di lettura del Calvino".
Vaffanculo.
Come quello stronzo di Roberto Lima sarai tu!
Terzo: "Se l'autore voleva suscitare fastidio con le sue raffigurazioni la provocazione è andata a buon fine".
E infine: "Non lo abbiamo capito. Non è chiaro il senso dell'operazione letteraria"
Mi metto a ridere.
Grandi!
L'ultima frase mi fa davvero ben sperare per il futuro del mio libro, questa frase è proprio quello che ci voleva. Obiettivo raggiunto.
Vado sul sito e vedo chi ha vinto.
Un certo Gazzaniga, poliziotto.
Il suo libro parla del rapporto tra poliziotti e ultrà di calcio.
Vedo anche un video in cui un tizio illustra il romanzo vincitore.
"E' bello quando in un libro ci si abbandona al narratore sapendo che ci condurrà nella giusta direzione... si sente che chi l'ha scritto descrive situazioni vissute veramente, che sa come si svolgono i fatti..."
Ecco, io con il mio libro ho ragionato in maniera diametralmente opposta.
Il mio narratore è infido, inaffidabile.
Quello che racconta a volte è la verità e a volte non lo è.
Tocca al lettore stanare, interpretare, porsi gli interrogativi.
Autodeterminarsi.
Un poliziotto che scrive un libro sulla vita di un poliziotto.
Un macellaio che scrive un libro sui macellai.
Un barbiere che scrivere la storia di un barbiere.
Un barbone che scrive la storia di un barbone.
Questa per me non è letteratura.
E' inchiesta, è fiction, chiamatela come volete.
L'abilità dello scrittore quì non conta un cazzo, lasciatemelo dire e lasciatemelo scrivere.
Rimane solo l'abilità di organizzare le idee, mentre la cosa più difficile è AVERLE.
Buon per Riccardo Gazzaniga che ce le aveva belle confezionate in tasca.
Buon per lui.
Io mi sono fatto un culo così per averle.
E c'è qualcuno alla fine che mi dice che il libro è autobiografico perchè troppo realistico.
Ma vaffanculo va...
Il Premio Calvino.
Ovviamente non ho vinto, visto anche l'elevato numero di partecipanti (oltre 650, se non ricordo male) e lo stampo "classicista" del concorso.
Oggi mi è arrivata la scheda che la commissione di lettura invia a tutti i partecipanti.
Sinceramente non pensavo neppure la mandassero, invece si sono dimostrati seri e tuttosommato anche abbastanza veloci nell'elaborarla, vista l'enorme mole di libri da leggere e valutare.
Nella scheda c'è un breve riassunto del libro (se la potevano risparmiare, il mio libro l'ho letto non meno di una quindicina di volte per intero e una trentina in maniera frammentaria) e ulteriori quattro righe.
Quattro.
Prima riga: "Chiari i riferimenti alla pittura di Bacon".
E chi cazzo è questo Bacon, dico io nella mia colpevole ignoranza?
Se dev'essere trovata un'ispirazione direi che è talmente palese da essere stata dichiarata nella primissima pagina: il fotografo Joel-Peter Witkin.
Poi si aggiunge: descrizione molto abile della malattia del protagonista, tale da sembrare quasi autobiografica.
Non ci provate neppure...!!
Io non sono quel tizio! non ci assomigliamo per niente...
Avete presente cosa fa di solito uno scittore, "Commissione del Premio Calvino"? Inventa, crea, agisce di fantasia... "perchecazzo" tutto dev'essere autobiografico quando si riesce a descrivere in modo consono la psicologia di un personaggio?
In sintesi si sottintende: abile descrizione del protagonista? fatta troppo bene, devi essere per forza lui.
Vaffanculo "Commissione di lettura del Calvino".
Vaffanculo.
Come quello stronzo di Roberto Lima sarai tu!
Terzo: "Se l'autore voleva suscitare fastidio con le sue raffigurazioni la provocazione è andata a buon fine".
E infine: "Non lo abbiamo capito. Non è chiaro il senso dell'operazione letteraria"
Mi metto a ridere.
Grandi!
L'ultima frase mi fa davvero ben sperare per il futuro del mio libro, questa frase è proprio quello che ci voleva. Obiettivo raggiunto.
Vado sul sito e vedo chi ha vinto.
Un certo Gazzaniga, poliziotto.
Il suo libro parla del rapporto tra poliziotti e ultrà di calcio.
Vedo anche un video in cui un tizio illustra il romanzo vincitore.
"E' bello quando in un libro ci si abbandona al narratore sapendo che ci condurrà nella giusta direzione... si sente che chi l'ha scritto descrive situazioni vissute veramente, che sa come si svolgono i fatti..."
Ecco, io con il mio libro ho ragionato in maniera diametralmente opposta.
Il mio narratore è infido, inaffidabile.
Quello che racconta a volte è la verità e a volte non lo è.
Tocca al lettore stanare, interpretare, porsi gli interrogativi.
Autodeterminarsi.
Un poliziotto che scrive un libro sulla vita di un poliziotto.
Un macellaio che scrive un libro sui macellai.
Un barbiere che scrivere la storia di un barbiere.
Un barbone che scrive la storia di un barbone.
Questa per me non è letteratura.
E' inchiesta, è fiction, chiamatela come volete.
L'abilità dello scrittore quì non conta un cazzo, lasciatemelo dire e lasciatemelo scrivere.
Rimane solo l'abilità di organizzare le idee, mentre la cosa più difficile è AVERLE.
Buon per Riccardo Gazzaniga che ce le aveva belle confezionate in tasca.
Buon per lui.
Io mi sono fatto un culo così per averle.
E c'è qualcuno alla fine che mi dice che il libro è autobiografico perchè troppo realistico.
Ma vaffanculo va...
giovedì 21 giugno 2012
Rifiuto, opposizione e inquietudine

Qualcuno esordirebbe con un bel " ...ho il piacere di annunciare" ma io non sono proprio il tipo, che volete che vi dica.
Lo davo praticamente per scontato, tant'è che non mi sono per niente esaltato per la notizia.
In sintesi: "Io mi carico di rabbia" sarà pubblicato.
Ho sottoscritto infatti un contratto con "Nulla Die Edizioni", una piccola ma interessante realtà editoriale di Enna.
Sono soddisfatto, ci mancherebbe.
Ma questo è solo il primo passo.
Avevo ricevuto anche un'altra "mezza" proposta di pubblicazione da parte di una casa editrice romana ma alla fine la trattativa non è mai veramente decollata.
"Le suggeriamo di avvalersi di un ghost writer per sistemare alcune cose..."
Ma io mi domando: lo avete letto il libro? Potete pensare che un idiota che scrive quelle cose possa farsi dettare parti di un libro da un tizio, per poi spacciarle per proprie?
E loro ancora: "non è come crede... Un buon professionista è in grado di entrare nei meccanismi letterari dell'autore e sviluppare la narrazione in maniera tale da..."
E io ribatto: se questo "scrittore fantasma della mia minchia" è tanto bravo perché non sviluppa una sua idea invece di rompere le palle a me? Io di sicuro della sua professionalità intesa in questi termini non so che farmene.
E aggiungo: se volevo scrivere un libro per fare soldi lo scrivevo sull'amore, oppure racimolavo le ricette della nonna e scrivevo un libro di cucina.
E ribadisco: ma lo avete letto davvero il mio libro? Avete un'idea di chi lo abbia scritto? Dell'orgoglio di chi lo ha progettato e voluto? Di come ci sia tanto "rifiuto e opposizione" tra quelle righe? E voi che cazzo fate? Mi proponete un ghost writer?
Una sacrosanta pernacchia, di quelle fatte da Tognazzi in "Amici miei" non ve la toglie nessuno.
E allora non ho fatto altro che scegliere la proposta migliore, quella di Nulla Die.
Non so quanto ci vorrà per l'editing e l'impaginazione quindi non so ancora quali saranno i tempi ufficiali per vederlo tra gli scaffali e negli store on line (uscirà per mia gioia anche in formato e-book).
Battaglierò sul prezzo di copertina, questo è certo.
E questa sarà una battaglia che bisognerà vincere.
Nel frattempo è circa una settimana che sto pensando alla copertina.
All'editore volevo proporne una di mia totale creazione.
Non si sa mai che magari accetti.
La copertina deve rendere bene l'idea del libro, e magari del titolo del romanzo.
Domenica scorsa ho un'idea.
Secondo me è buona.
Ieri pomeriggio, con 37 gradi, esco con il mio soggetto nella mano sinistra e la macchina fotografica nella destra.
Ho bisogno di una location particolare.
Faccio 5 fotografie.
2 le scarto subito, sulle altre ci posso lavorare.
Una volta a casa le due che dovevano essere cestinate sono in realtà quelle che promettono meglio.
Lavoro su quelle con un programma su iPad davvero fantastico.
Alla fine la foto mi dice qualcosa.
Funziona.
La faccio vedere a mia moglie.
"Madonna che inquietante..."
Ok, va bene.
Finalmente sorrido.
Si vede che questa volta ho fatto un buon lavoro.
- Postato con Blogpress da iPad
martedì 12 giugno 2012
Io mi indigno, tu ti indigni, egli si indigna, noi ci indignamo, voi vi indignate, essi si indignano.
L'Indignato si tiene informato, legge i giornali e naviga in rete.
Ovviamente vede i TG e non si perde di certo "La vita in diretta" (lo fanno ancora?).
Non è interessato alla politica se non per sommi capi e per sentito dire.
In compenso ama la cronaca nera, se ne ciba quotidianamente.
"Ragazzo trentenne bastona i genitori a sangue e scappa con 100 euro"
"Ragazzo prende un brutto voto: picchiato con la cinghia dal padre, perde un occhio"
"Vecchietta derubata delle elemosine nella chiesa del paese: femore frantumato e corsa in ospedale mentre i due tredicenni se la spassavano in sala giochi".
Potrei andare avanti ore a inventare notizie, non è questo il punto.
Il punto è che l'indignato conosce tutto e tutti, si abbevera da questa fonte e - da bravo Indignato - si indigna.
Normalmente l'Indignato ha un'età compresa tra i trentacinque e i cinquanta anni e vive di retorica.
Non perde occasione per continuare a ripetere che "il mondo è cambiato" e che "una volta non era così".
Il suo patetico sentimento di indignazione si limita ad una smorfia di pacato dolore, un increspamento delle labbra e qualche parola del tipo "che schifo" o "chissà dove andremo a finire".
Normalmente non vota perchè dice che "tanto sono tutti uguali" e in questo caso la deriva qualunquista lo colloca tra gli esemplari più diffidenti e rognosi fra le diverse categorie di Indignati.
L'Indignato disprezza il gossip che considera non all'altezza della sua intelligenza e lo manifesta snobbando riviste come "Chi" e "Visto". Dimostra palesemente questo suo rifiuto fuggendo subito in ultima pagina delle suddette riviste capolavoro dove spesso legge il suo oroscopo ad alta voce coinvolgendo gli sventurati che gli stanno a fianco.
L'Indignato pensa di avere le soluzioni in tasca.
"Se fossi io al potere vieterei questo e permetterei quest'altro".
Tra le cose che vieterebbe - al primo posto in classifica - si posiziona l'immigrazione.
Tra le cose che permetterebbe - sempre al primo posto - domina incontrastato il diritto di autodifesa delle case e dei negozi tramite l'utilizzo delle armi.
"Se qualcuno entra in casa mia voglio avere il diritto di sparargli. Poi vediamo se entrano ancora...".
L'indignato alla fine si limita a non fare un cazzo.
Si limita a lavorare/cazzeggiare, a scopare, andare al bar a giocare a carte (versione maschile) oppure andare a fare shopping (versione femminile).
L'accidioso degli anni 2000, insomma.
Mi piacerebbe fare come il serial killer di "Seven".
Lo legherei al letto e lo lascerei marcire con un centinaio di "Arbre Magique" appesi sul soffitto a penzolare.
Lo terrei in vita giusto quel tanto da chiedergli se - alla fine - pensa di aver sbagliato qualcosa.
E alla fine accenderei la TV su Rete 4 e lo slegherei.
Tanto Emiliuccio non conduce più il TG4
sabato 2 giugno 2012
Le serpi del futuro sono i nostri bambini

Mi affaccio alla finestra, nel pomeriggio.
Vedo un nonno con la nipotina, entrambi in bicicletta.
La piccola avrà cinque anni e gira felice con il suo mezzo a due ruote.
Ha una piccola coda di cavallo che va su e giù, tenuta d'occhio da suo nonno.
Per un attimo ho pensato che la vita fosse tutta lì, in quell'immagine priva di corruzione e di secondi fini.
C'è una specie di maledizione che incombe sugli esseri umani, una specie di condanna.
Quando sono piccoli sono quanto di più naturale e immediato esista in natura.
Poi il contatto con gli adulti li rovina, li fa diventare come loro.
Certo non da subito, ci vogliono anni e addirittura decenni per giungere alla conclusione dell'opera, alla perfezione, per farli diventare come noi.
Di certo ci riusciremo e loro stessi diventeranno quello che noi stessi abbiamo sempre ambito in cuor nostro diventare.
Cioè degli esseri spregevoli.
Non venitemi a contare balle.
Gli adulti (tutti) sono corrotti e riprovevoli nei rapporti interpersonali.
Si fanno le scarpe, hanno secondi fini, usano la retorica, sparlano gli uni degli altri. E sono egoisti.
Il fatto che abbiano dei sentimenti umani e talvolta agiscano con amor proprio non deve trarre in inganno: è probabile sia solo un retaggio di quello che sono stati e mai saranno più.
Quando calchi questo palcoscenico sei destinato a ballare in una sola direzione e ad avere di conseguenza come contrappasso una sola stagione dell'innocenza: quella della prima infanzia.
Cosa fare?
Insegnamo loro a non essere come noi.
Tentiamoci.
Avremo tutti contro: la cosiddetta "scuola di vita" e tutto quello che ci circonda.
Non ci riusciremo mai a raggiungere l'obiettivo, ma il fatto di tentarci ci avrà dato la possibilità di spurgare in qualche modo il nostro male insito e congenito.
Di esorcizzarlo e di tenerlo a bada.
Magari i nostri figli saranno migliori di noi o magari saranno peggiori.
Ma se il nostro futuro sono questi piccoli/servi/diavoli/serpi allora tutto andrà a puttane molto velocemente.
E poi ancora di più.
E poi ancora di più.
- Postato con Blogpress da iPad
Iscriviti a:
Post (Atom)



