domenica 9 dicembre 2012

Pane e fica per tutti. E ombrelli nel culo al momento giusto.





Serata tranquilla, pizza con gli amici.
Le calorie della settimana sono già troppe e io mi prendo un piatto di pasta per non andare fuori dieta.
Si parla della partita, delle azioni da gol.
Di quelli sprecati e di quelli fatti.
In televisione c'è la replica della partita che ci siamo appena visti allo stadio.

Poi si passa ad altri discorsi e non so neppure come si arrivi a parlare delle Primarie del centrosinistra.
Me ne esco con una frase che dice più o meno così.
"io faccio politica scrivendo un libro, cantando in un gruppo rock, postando sul mio blog, indossando una t-shirt. Questo per me è fare politica, in passato pensavo che fare politica fosse convincere la gente a mettere una croce su un simbolo. Ora non la penso più così. Ognuno di noi dovrebbe fare qualche cosa, non aspettare passivamente che gli altri impongano il loro punto di vista sulle nostre teste"
Poi una frase mi fa davvero perdere le staffe.
"Beh, cosa devo fare io? Vado a lavorare, pago le tasse... Chi vuole fare veramente qualcosa dovrebbe fondare un partito politico, magari io lo voterei"

Maiala puttana.
Ecco perché siamo arrivati a questo punto.
Perché abbiamo la coscienza tranquilla.

Qualcuno ci ha detto che tutto quello che dobbiamo fare è rispettare i dieci comandamenti fatti di "non fare quello e non fare quest'altro".
Che se facciamo i bravi bambini e non combiniamo casini arriva Babbo Natale e ci dà il regalo che meritiamo (una vita tranquilla, lo smartphone, il fine settimana in coda per andare al lago, la pensione a 70 anni...).
Che al resto ci pensano loro e che non c'è nulla di che preoccuparsi.
Basta mettere la croce sul partito "della rassicurazione" e ci sarà pane e fica per tutti.
E se poi vuoi proprio darlo "all'altro partito" va bene comunque, basta che non ti metti a rompere i coglioni con strani atteggiamenti e rivendicazioni che possono rompere il nostro bell'equilibrio fatto di facce allegre, pacche sulle spalle e ombrelli ficcati nel culo dei più deboli al momento giusto.

Vuoi fare davvero qualcosa? Fonda pure un partito che non c'è problema, verrà risucchiato nel sistema e anche lui si prenderà la sua fetta.
E tu per primo. Vedrai, ti piacerà.

Tutto a posto ragazzi?
Tra poco è Natale...
Che ne dite di una bella settimana bianca e di un cambio di tariffa telefonica?
Su, non fate quella faccia...
Dopotutto il mondo gira così.. Non sarete mica degli stupidi idealisti che fanno finta di non sapere come vanno le cose nel mondo...?
Per favore, un po' di realismo...
Mi fai un altro Gintonic per favore?
Anzi, fanne altri quattro che stasera offro io.
A proposito, hai visto che gol ha fatto El Shaarawy?
Roba da metti neh?


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mercoledì 5 dicembre 2012

Il vecchio suicida è il nuovo che avanza




Sono in tangenziale alle 18.45.
Niente lampioni, il muretto che divide le due carreggiate è alto almeno un metro.
Due corsie per ogni senso di marcia.
Per guidare ho inforcato gli occhiali (nuovi) che mi sono fatto rifare.
La miopia dilaga e io la rincorro come un bravo studente tampina la maestra in gita scolastica per non perdersi.
La macchina che mi precede sulla stessa corsia - quella di sorpasso - inizia a frenare.
Poi sbanda, cerca di mantenere il controllo e ci riesce.
Comincio a frenare, poi vedo che non è sufficiente e inizio a pestare duro sul pedale.
Mi devo fermare subito, senza esitazioni altrimenti faccio un botto che neanche un'astronave.
Lui si ferma e mi fermo anch'io.
È andata bene.

Quello che vedo qualche secondo dopo è incredibile.
C'è un vecchio in mezzo alla corsia che sta scavalcando la barriera che divide le due carreggiate.
Indossa una tuta di quelle lucide anni '90 e le scarpe da ginnastica.
La barba lunga, grigia.
Non fa una piega e fa finta di niente, come se non ci fosse nessuno.
Il tizio di fronte a me apre la portiera e inizia a insultarlo sbracciando come un matto.
Il vecchio non lo degna di uno sguardo.
È intento a finire quello che ha iniziato.
Attraversare la tangenziale al buio.

Il simpatico nonnino aspirante suicida finisce infatti di scavalcare il jersey e si appresta ad attraversare l'altra carreggiata.
Altre due corsie da superare.
Altre due colonne di macchine che viaggiano tra i 100 e i 120 km/h da evitare.
E tutto questo per andare di là.
A far che cosa non si sa, visto che sia da una parte che dall'altra non c'è assolutamente nulla.

Giovedì scorso ho presentato il mio libro.
Avevo tre musicisti con i quali avevo preparato i reading.
Un moderatore al quale tenere testa.
Dovevo ricordarmi cosa fare e come farlo.
Sperare che ci fosse pubblico e trasferire su di loro il mio pensiero.
Forse qualcuno mi ha capito, forse qualcuno avrà pensato che sparavo troppe cazzate per essere degno di una platea.
Non so.
So solo che quando ho visto quel vecchio attraversare la tangenziale mi ci sono un po' ritrovato.
Rischiare tutto per cercare un qualcosa che forse non ha senso.
Comunicare un'idea, un pensiero forte.
Che forse qualcuno non riuscirà neppure a capire.
A volte mi sento così.
Il mio libro è nato per questo.
Per rischiare tutto.
Per cercare di essere capito.
Per aiutare chi vuole attraversare la strada al buio, con le macchine che sfrecciano in entrambe le direzioni.
E dall'altra parte - forse - il Niente.

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domenica 25 novembre 2012

Autovelox, Ammaniti e il ciuccio di mia figlia




Questo pomeriggio sono andato a vedere una presentazione di un libro.
Un libro serio di uno scrittore serio.
Niccolò Ammaniti.
Inutile dire che i suoi libri mi piacciono, ed alcuni anche parecchio.
Altri devo ancora leggerli, pur avendoli già comprati da un pezzo.
Sono andato fino a Treviglio, in provincia di Bergamo perché volevo vedere come si svolge la presentazione di un libro serio di uno scrittore serio.
Giovedì prossimo presento IO MI CARICO DI RABBIA al Carmen Town di Brescia (ore 21:00 venite numerosi-sostenetemi-applaudite-ridete-piangete-e alla fine comprate il libro) e un'idea volevo proprio farmela.
È la terza tappa di presentazione del mio libro, ma questa volta penso che sia la più importante.

Arrivo un quarto d'ora prima del dovuto ma l'auditorium è già pieno zeppo con la gente incollata alle pareti.
Finisco vicino all'uscita di sicurezza (aperta) e mi ritrovo mezzo dentro (al caldo torrido) e mezzo fuori (al gelo).
A moderare il dibattito c'è Raul Montanari.
Le domande mi piacciono un sacco.
Sono molto intriganti e vorrei che Ammaniti rispondesse.
In realtà il nostro vaga un po' per le praterie selvagge e spesso non segue il filo del discorso, divaga... regala aneddoti.
Io sono lì in veste di scrittore e non di fan e la cosa un po' mi rompe.
Comunque il tutto prosegue piacevole e divertente.
La gente ride, sembra che assista ad una performance di Benigni mentre invece è Ammaniti.
"La gente vuole ridere cazzo, e io invece la impaurisco e la faccio disperare".
Questa è la prima cosa che mi viene in mente.
Niccolò legge un brano dal suo ultimo libro di racconti.
Me lo ricordo bene, l'ho letto questa estate.
Non è certo uno de suoi migliori racconti, è un po' troppo paradossale per i miei gusti.
Comunque sia è davvero piacevole il modo con cui legge.

Alla fine salgo sul palco mentre tutti gli offrono libri da autografare.
Gli metto sotto il naso IO MI CARICO DI RABBIA e lui lo guarda.
Sembra dire: "Che cazzo è questo? Mica è mio!"
Poi gli spiego che è il mio romanzo d'esordio.
Lui lo guarda ancora e gli dà una pacca spostandolo di qualche centimetro.
Come dire: questo lo leggo dopo.
Bene.
Poi penso: "Lo devo dare anche a Montanari cazzo e io mi sono portato in aula una sola copia!"
Esco e inizio a correre.
Ho parcheggiato lontano anni luce, in macchina c'ho uno scatolone pieno.
Mi faccio largo tra la folla e continuo a correre.
Arrivo.
Apro il baule e prendo una copia.
Torno a correre verso l'auditorium
Ancora folla da superare.
Arrivo trafelato e allungo la copia a Montanari.
Lui mi guarda e non capisce.
Ho un fiatone da cavallo e non riesco a dire una minchia.
"... Il mio libro.... È il mio libro...", dico con un filo di voce.
Sta prendendo un infarto, avrà pensato Raul.
Poi mette in borsa il mio libro e continua a conversare con un tizio.
Io mi allontano.
Devo partire a razzo.
Alle 21 mia figlia si addormenta e ho in tasca il suo ciuccio.
Se trovo qualche autovelox negli 85 km che mi separano da lei sono fottuto.
Ho fame, sete.
Parto e non penso a nulla.
Ho dato il mio libro ad Ammaniti e Montanari.
Bello.


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domenica 18 novembre 2012

Mangiatori di mosche





Da qualche tempo in sala prove con il mio gruppo faccio fatica a dare il massimo dal punto di vista vocale.
Soffro un po', ho l'impressione che la voce "non tenga" e quindi l'atteggiamento è quello tentare di tenere sotto controllo la cosa cercando di limitare i danni.
Nonostante questo la voce si fa roca dopo poco.
Bevo quattro, cinque anche sei bottigliette di acqua per cercare di tenere le corde vocali umidificate.
Non ho mai fatto riscaldamento della voce in tanti anni, ma per un attimo mi chiedo se sia necessario iniziare ad adottare questo accorgimento.
Ok, ho cambiato modo di cantare(?) e appoggio meno sul diaframma ma non mi so spiegare questa cosa.
Sono pure andato a fare una visita medica per vedere se ho qualche polipo.
Niente, tutto a posto.

Poi l'ultima volta decido di fare una cosa.
Di sbattermene le palle.
Dopo due ore di prove non sono contento e mi incazzo con me stesso.
A quel punto decido di concentrarmi su me stesso e di spingere alla cazzo di cane senza pensare a nulla.
Faccio un'altro giro di canzoni, mezz'oretta abbondante.
Vado da dio, mi ritrovo come d'incanto.
Mi piaccio.
La voce tiene e butta il cuore oltre l'ostacolo.
Altro che tenere il freno a mano tirato
Altro che giocare al ribasso, al contenimento del danno.
Niente di tutto questo.

C'è chi dice che bisogna sbagliare per poi capire quale strada intraprendere.
Che i giovani devono crescere sbagliando.
Poi questi giovani diventano vecchi e non fanno più un cazzo.
Nascono altri giovani.
Questi sbagliano ancora.
Bisogna lasciarli sbagliare affinché trovino la loro strada.
E poi diventano vecchi anche loro.
E il mondo non cambia mai.
Sempre la stessa cosa.
Bisogna agire a cuneo, battere il ferro sempre, sia quando è caldo sia quando è freddo.
Eliminare i compromessi, essere radicali da subito.
Se aspettiamo, attendiamo, monitoriamo la situazione, chiediamo la mediazione e cerchiamo il compromesso non andremo mai da nessuna parte.
Ci ritroveremo con un pugno di mosche e ci convinceremo che la volta prossima andrà meglio.
Salvo poi ritrovarci con i medesimi risultati la volta successiva.
E fare collezione di mosche morte mentre qualcuno banchetta dietro le nostre spalle.


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domenica 4 novembre 2012

Pato-Mexes-Messi-Valdes...

Un mio collega alle nove del mattino passa nel mio ufficio e inizia a canticchiare una stronzata.
"...fumo un po' e poi gioco a PES... Pato-Mexes-Messi-Valdes..."
Capisce che sono disturbato e di sua spontanea volontà mi dice: "Sai cos'è PES vero?"
E io: "E' un gioco di calcio per Playstation"
Era convinto di prendermi in castagna ma alla fine non è andata come voleva.
Se ne va e ricomincia a canticchiare la stessa minchiata.

Cambio di scena.
Su Sky passa X-Factor e il conduttore parla di un gruppo hip-hop seminale... il gruppo con il simbolo del cane a tre teste.
Insomma i Club Dogo.
Entrano in scena e parte la stronzata di cui sopra.
Una cosa che neppure l'intelligenza di un invertebrato potrebbe in qualche modo considerare valevole di essere ascoltata anche solo una seconda volta.
Chiedo a mia moglie: "Che è 'sta roba oscena?"
E lei annoiata: "...un tormentone della radio"
Capisco.
Poi a un certo punto esce da dietro il palco Giuliano Palma
Quello che nel 1995 faceva un disco molto interessante con i Casino Royale ("Sempre più vicini").
Inizia a cantare e a scuotere la testa: "...fumo un po' e poi gioco a PES... Pato-Mexes-Messi-Valdes..."
Mi viene un conato ma poi passa subito.
Mi vengono in mente i Bluebeaters che fanno dischi di cover (vergognose) a caccia di denari.
Mi viene in mente un promoter che mi dice: "Con i Bluebeaters l'incasso è garantito... sempre il tutto esaurito".

Venerdì sera pioveva.
Nel pomeriggio avevo letto un articolo sul Mucchio che diceva di alzare il culo e andare a vedere un concerto.
Un paio di telefonate ma non vuole venire nessuno.
Parto da solo, un'ora e quaranta minuti di macchina in tutto.
Arrivo in un circolo Arci dove ad ascoltare il concerto ci sono non più di 30 persone.
Un concerto bellissimo, entusiasmante.
Sul palco un solo uomo al comando.
Chitarra noise, pedaliera, voce distorta, nastri e drum machine.
Si sente l'anima e l'orgoglio.
Musica carbonara da "Ultima Sacca di Resistenza"
Compro tutto quello che c'è da comprare, tre CD e il vinile mi viene regalato in cambio di una copia del mio libro.
Alla fine del set mi viene un groppo in gola per l'emozione.
Mi leverei il maglione ma caldo non fa.
Morirei se mi levassero anche questo.

In macchina, al ritorno, mi viene in mente "fumo un po' e poi gioco a PES"
Mi viene da piangere.
E forse piango.
Forse.

domenica 28 ottobre 2012

Bagno di sangue





È un po' di tempo che non ci si sente, ma è normale.
La promozione di IO MI CARICO DI RABBIA mi ha caricato di un po' di impegni.
Organizzare, fare, brigare...
Una gran rottura di cazzo.
Ho fatto due presentazioni e ne ho in programma una terza.
In entrambe me la sono fatta addosso e conto che la cosa si ripeta anche nella terza.
Al mio fianco ho avuto dei moderatori con i quali ho dovuto interloquire.
Ho proposto durante le serate dei reading con basi preregistrate e anche dal vivo, con amici musicisti che mi hanno accompagnato con i quali ho dovuto provare e riprovare.
Ho avuto i soliti problemi tecnici.
Recuperare un impianto audio, organizzare le location.
Pubblicizzare, stampare volantini, tenere i contatti.
Montare e smontare.
Insomma, un enorme rottura di coglioni.
Ma qualcuno deve pur farlo.
Ho voluto la bicicletta e adesso devo pedalare.
Le vendite vanno, ma ogni singola copia venduta è un bagno di sangue.
Mai una cosa semplice nella vita.
Mai.

Nel frattempo ho avuto modo di fare esperienza, guardarmi intorno.
Sentire opinioni e avere dei riscontri.
Questa è la cosa positiva.
Avere la percezione di quello che si sta facendo non è facile.
Ho convinto qualche scettico, forse avrò deluso qualcuno.

Ieri pomeriggio una persona mi ha detto che se il prezzo da pagare per svoltare in questo Paese di schiavi è farsi tagliare una mano lui è disposto a farlo.
Se il prezzo diventa farsi tagliare la testa lui è ancora disposto a valutare la questione.
Ma se il prezzo diventa la testa dei nostri figli allora la cosa diventa inaccettabile.
Condivido e metto nel mio bagaglio personale di cose da fare e da non fare.

Ci rivediamo settimana prossima con nuovi post e nuove idee malsane.


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venerdì 10 agosto 2012

"Io mi carico di rabbia" OUT NOW

Da oggi è disponibile il libro di cui parla questo blog.
Con scarsa visione promozional-imprenditoriale esce nei pressi di ferragosto, ma forse questo non è davvero importante (anzi, chissenefrega).

"Io mi carico di rabbia" dovrebbe avere distribuzione nazionale ad opera di "Nulla Die" (casa editrice), Libro Co. Italia Srl (distributore nazionale) e Ermes Distribuzione (solo per le regioni Puglia, Basilicata, Molise, Campania, Calabria, Piemonte e Liguria).
Potete quindi trovarlo in libreria (con un po' di fortuna, immagino...) e qualora non lo troviate sarà possibile ordinarlo tranquillamente.
In ogni caso il mio consiglio - per coloro che fossero interesati all'acquisto - è di rivolgersi direttamente all'autore (che sarei io...) tramite mail:

  
In questo caso mi interesserò personalmente della spedizione (gratuita) e usufruirete di uno sconto del 25% rispetto al prezzo di copertina (prezzo di lancio).
Quindi: se avete seguito questo blog per anni e anni (oppure se lo avete trovato casualmente negli ultimi dieci giorni) date libero sfogo alla vostra curiosità e chiedetemi il libro.
Tengo famiglia (e soprattutto cinque scatoloni di libri da smerciare).

Con il lancio del libro è partito anche il progetto collaterale Encefalodita Project.
Encefalodita Project non è altro che il reading di alcuni frammenti del libro stesso su base musicale.
Cliccate nel link in alto a destra per accedere direttamente ai primi due pezzi (ascoltabili in streaming e disponibili in download gratuito).
La voce narrante è la mia (a scanso di equivoci) così come la composizione e l'esecuzione di tutti i pezzi.

Encefalodita Project vuole essere il naturale proseguimento di un progetto che vede il romanzo al centro di tutto, contornato da altre tre fondamentali componenti: le illustrazione grafiche presenti all'interno del libro (ad opera di Claudio Cretti), la musica (il reading di alcuni frammenti del libro) e le performance live che si terranno in occasione delle presentazioni del libro stesso, durante le quali verranno eseguiti gli stessi pezzi contenuti in Encefalodita Project (con l'ausilio di basi preregistrate) e altri interventi musicali completamente dal vivo con la partecipazione di amici musicisti.
Ma di questo ci sarà tempo per parlare.

Sopra il link di E.P. troverete un secondo link (anteprima del libro) dal quale potrete accedere alle prime 52 pagine del romanzo scaricabili gratuitamente.
Fatevi un'idea del libro e - se vi piace - fatemi un fischio.
Buona lettura.

martedì 7 agosto 2012

Sono davvero io?





Amo i thriller psicologici, da sempre.
Il cinema lo vedo un po' dalla mia angolatura (certamente stramba) e cerco di seguire un mio percorso personale collegando diversi film l'uno con l'altro per cercare di capire come si muove il mondo sotto la lente d'ingrandimento del cinema.

Negli ultimi dieci anni ho davvero apprezzato quel filone artistico che è partito con "Il Sesto Senso" (ricordate Bruce Willis?) e che a mio avviso ha in questi giorni chiuso il cerchio con un film come "Dream House", uscito da poco nelle sale.
Pionieri ed epigoni di un sistema di fare cinema a mio avviso stimolante.
In mezzo a questi due film potrei sistemare "The Others", "Arlington Road" (stesso regista di "Dream House", non certo un caso) il fantastico "Shutter Island" di Martin Scorsese e - perchè no - il film spagnolo "The Orphanage".

Probabilmente avete visto almeno un paio dei film che ho citato ma quello su cui vorrei soffermarmi è un'altra cosa.
Tutti questi film hanno un unico comune denominatore: il disorientamento.
Il protagonista è immerso in una storia nella quale i dubbi non riguardano gli altri ma riguardano esclusivamente se stesso. E quando riguardano gli altri la prospettiva è comunque identica e cioè: gli altri sono come li vedo io oppure non è così? e io sono davvero io?
Fantastico. L'intuizione a mio avviso è stata semplicemente fantastica.

Processare se stessi, mettere in dubbio il proprio io, scavare nel profondo per scoprire che non siamo quelli che siamo.
Che il crinale tra realtà e sogno, tra la sicurezza di quello che siamo e che stiamo facendo e quello che non ci immagineremmo mai di essere è davvero sottile.
Impalpabile.
E forse non esiste.
Che non sappiamo davvero chi siamo.

Questa cosa è davvero sintomatica dei nostri tempi, dei famigerati "anni zero".
Dove la guerra fredda è ormai un lontano ricordo, dove il desiderio di riconoscersi e di farsi riconoscere è diventato quasi un'ossessione.
Dove non ci sono più barricate, dove nessuno sa più da che parte stare.
E forse qualcuno inizia ad avere dubbi perfino su se stesso.
E si interroga sul fatto che forse nessuno esiste veramente fino in fondo.
E che una parte oscura e incomprensibile ci tocca sulla spalla chiedendoci il conto di quello che siamo diventati senza rendercene conto.

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sabato 28 luglio 2012

Copertina di "Io mi carico di rabbia"



Ci siamo quasi.
"Io mi carico di rabbia" è in stampa e tra poco sarà pronto da distribuire.
Non so quali saranno i tempi tecnici ma ormai manca poco.

Questo blog è nato per parlare di questa mia "enorme fatica", cominciata nel maggio del 2009 con una serie di idee e rivoluzionata "step by step" durante tutto l'arco di questo periodo.
Con questo post vorrei semplicemente indicare tutte le forme di ispirazione (qualunque esse siano) che hanno inciso sulla scrittura di questo romanzo.
Una specie di ringraziamento collettivo che ha il solo fine di tirare le somme di un lavoro a mio avviso davvero ciclopico che mi ha impegnato come non mai.
Vai con l'elenco! (in ordine assolutamente casuale)

Joel-Peter Witkin (fotografo)
David Fincher (regista)
Chuck Palahniuk (scrittore)
Lost (serie televisiva)
Il Santo Niente (gruppo indie rock)
Salvador Dalì (pittore)
Fight Club (film)
Brigate Rosse, una storia italiana (libro)
De Glaen (gruppo indie rock)
Dario Argento (regista)
Michelangelo Buonarroti (artista)
The Cell (film)
Sigmund Freud (psicoterapeuta)
L'Enigmista (film)
Abu Ghraib (località irachena)
Leonardo Di Caprio (attore)
Inferno (film)
Animals (album Pink Floyd)
Washington che urla (canzone dei Six Minute War Madness)
Pulp Fiction (film)
La notte del Pratello (libro)
Salvador Allende (Presidente della Repubblica del Cile)
Massimo Volume (gruppo indie rock)
Alan Ford (fumetto)
Cronaca Vera (rivista kitch)
El Muniria (gruppo electro indie)
Porta a porta (programma televisivo kitch)
Quentin Tarantino (regista)
Camilo Cienfuegos (rivoluzionario)
The Wall (album dei Pink Floyd e film di Alan Parker)
Robert De Niro (attore)
Le Langhe (località piemontese)
Adolf Hitler (personaggio storico)
Il mattatoio per la macellazione di Costa Volpino (BG) (luogo)
Federico Zampaglione (regista)
Atom Heart Mother (album Pink Floyd)
Tool (gruppo alternative americano)
Twin Peaks (serie televisiva)
Shutter Island (Film)
Renato Vallanzasca (rapinatore)
Le Iene (film)
Stanley Kubrick (regista)
Il Museo delle Torture di San Marino (Museo)
Niccolò Ammaniti (scrittore)
Hangover (gruppo indie rock)
Casino Royale (film)
Quello che non c'è (album degli Afterhours)
Nizza (cittadina francese)
Ospedale di Edolo (BS) (località)
Elettricità (canzone de "Il Santo Niente")
Mario Moretti (brigatista)
Trainspotting (film)
Woody Allen (regista)
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mercoledì 18 luglio 2012

Ciclisti. Il bello dell'estate.




Li vedi spuntare improvvisamente.
Dietro la curva, magari.
Sono lì, rigorosamente uno accanto all'altro in gruppetti da 4-5 unità.
Tutte le volte rischiano la pelle ma a loro non gliene frega un cazzo.
Vogliono pedalare ma vogliono anche scambiare quattro chiacchiere per commentare tutti insieme l'ultima prodezza di Milito o le tette della barista del bar dove si sono fermati poco prima per riempire le borracce.
Tu - coglione di un automobilista - fai di tutto per non togliere la vita al ciclista più interno alla corsia di marcia e magari ti scappa pure un colpo di clacson per avvertirli di stare in fila indiana.
Loro niente.

Nella migliore delle ipotesi non ti guardano neanche.
Nella peggiore ti mandano al diavolo come se la strada fosse loro, anche se si ritrovano a marciare a 10 km/h a un metro e mezzo dalla linea di mezzeria.
Ma questo è un dettaglio insignificante.

Li sorpassi e sembra finita.
Non è così, purtroppo.
Subito dopo arriva un semaforo.
Li vedi nello specchietto retrovisore.
Come se seguissero un codice non scritto si dispongono in fila uno dietro l'altro.
Arrivano con nonchalance all'inizio della coda e passano senza titubanze.
Giusto un'occhiatina veloce a destra e a sinistra.
Sottostare alle più elementari regole della strada non è affar loro, giustamente.
Il semaforo è munito di telecamera per pizzicare gli automobilisti?
Chisseneincula.
"Mica c'ho la targa io..."

Subito dopo il semaforo si ridispongono nella formazione a freccia (come gli stormi di uccelli migratori) e la menata ricomincia.
Di nuovo un sorpasso, di nuovo una strombazzata di clacson per avvertirli di stare in fila.
Ok, sembra fatta.
Non li ho più tra i coglioni.

Tre minuti dopo ti ritrovi in prossimità di un passaggio pedonale.
Vedi che alla tua sinistra c'è un cinquantenne a cavallo di una graziella.
Vuole passare lui.
Fa la mossa, ma capisce subito che se ci tenta sul serio lo stiro che è un piacere.
Alza la mano e mi manda a quel paese indicando che si trova sul passaggio pedonale e che quindi la precedenza è sua.
Non ho tempo di fermarmi ma lo farei volentieri.
"Sai come si chiama quello? passaggio pedonale! se si chiamasse passaggio ciclistico avresti la precedenza ma così puoi incazzarti quanto e come vuoi... Vuoi avere la precedenza? scendi dal tuo trabiccolo e spingilo. In quel caso avrai diritto alla precedenza, capito caro il mio bel ciclista dalle palle vuote?"
E poi le merdacce sono gli automobilisti...
Mah...


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