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venerdì 30 dicembre 2011

The Money Drop: e siamo tutti milionari


Mia moglie si occupa di dipendenze.
E' psicoterapeuta.
L'altro giorno mi passa un libro e mi dice: leggi da pagina "x" a pagina "y".
Il testo tratta la più preoccupante forma di dipendenza degli ultimi 20 anni, o per lo meno quella che è destinata a crescere con maggiore intensità.
La dipendenza da gioco d'azzardo.
Sì, sì... lo so...
Giocare qualche volta al superenalotto o al gratta e vinci non è poi una tragedia ma... ne siete poi così sicuri?
Sul libro si parla delle possibilità di vincere il premio da un milione di euro al gratta e vinci.
Se mettessimo in fila tutti i "grattini" da Bolzano a Reggio Calabria, come una specie di autostrada della fortuna, solo uno sarebbe il biglietto vincente.
La probabilità risulta quindi essere dello 0.0000176%
Sì, avete letto bene.
Eppure l'italiano corre a comprare il tagliandino da grattare con la moneta, quasi come se si sentisse predestinato, come se sentisse di meritare altro.
In realtà meritiamo di solito quello che siamo, e forse - vista la nostra intelligenza - neppure quello.

Così rimaniamo affascinati dal bonus di benvenuto di 300 euro del Casino "On Line" di William Hill, oppure da Miccoli che dice in televisione "Bello vincere in casa!"
Un po' meno perdere, aggiungerei io.
Come capita sempre, d'altronde.
Buffon ci invita a sfidarlo a poker su decine dei più importanti siti, in televisione e sui giornali.
Le agenzie sponsorizzano squadre di calcio di serie A e martellano con la pubblicità quasi a livello delle compagnie telefoniche.
Il businness è enorme e ci stanno spennando, con il sorriso sulla bocca e il luccicchio tipico dei diamanti falsi e dei cervelli sopraffini che hanno escogitato lo stratagemma.

Qualcuno ha mai sentito dire la fatidica frase "ho perso a poker on line?"
Ovviamente nessuno.
Tutti con il saldo in pareggio o in attivo.
"No, no.... mi sta andando bene... sono ancora sopra di 200 euro..."
Vedremo tra un po' di tempo come sarei messo amico, e ricordati che il banco vince sempre.
In tutto questo marasma lo Stato cosa fa?
Incamera le briciole di tutto questo fiume di denaro.
Percentuali (al contrario di quello che si può pensare) inferiori al 10%.
Anzi, a dirla tutta le percentuali sono a scendere con l'andare degli anni a venire.
Bravo Tremonti.
Incredibile, vero?

Poi arriva su Canale 5 "The Money Drop" condotto da Gerry Scotti.
Un milione di euro (vero!) sul tavolo da gioco in banconote da 50 euro.
I concorrenti sbavano, impazziscono, esultano per avere dato una riposta esatta che neanche un bambino da 5 anni avrebbe sbagliato.
Il contatto fisico con il denaro è straniante, imbarazzante quasi demoniaco.
I loro occhi sono lì a dimostrarlo.
Ovviamente portare a casa anche solo 25.000 euro sarà un'impresa titanica ma questo a loro non importa.
Il milione di euro è lì.
Vedono il denaro e per la prima volta lo toccano, ne sentono il profumo.
Anche il telespettatore ha la stessa sensazione.
E poi, quasi narcotizzato, si attacca al PC per un'innocua partitina alla roulette.
Ho l'impressione che mia moglie guadagnerà bene negli anni a venire.

venerdì 15 aprile 2011

I Manowar come bussola (al contrario)




Girare a caso nel web è davvero divertente.
Parto dal sito di Caparezza (buono davvero il suo ultimo lavoro...) e decido di leggere qualche recensione on line.
Vai con Google: parole inserite "Recensioni Caparezza"
Mi esce qualcosa di Debaser, un glorioso sito di recensioni di cui mi ero in parte dimenticato.
Scopro alcune novità, compresa quella che se inserisci nel motore di ricerca interno al sito il nome di un gruppo o di un artista trovi i commenti di tutti coloro che ne hanno parlato.
Metto "Afterhours", uno dei miei gruppi preferiti e trovo diversi commenti, praticamente tutti positivi.
Poi mi scappa l'occhio e leggo: "Tecnicamente delle merde, cantante penoso, canzoni basate su 4 accordi del cazzo. I classici figli di papà che si credono alternativi e che invece inquinano il mondo. Teste di cazzo"

Mi metto a ridere, di gusto...
Poi tra un lacrimone e l'altro decido di fare una scommessa: Se clicco sul nome di chi ha postato quel commento potrò vedere chi sono gli artisti preferiti da costui.
"Scommetto che nei primi 30 nomi c'è quello dei Manowar", dico ad alta voce.
"Se perdo vado a letto immediatamente, demoralizzato. Se vinco continuo a navigare".
Faccio un bel sospirone e clicco.
Scorro la lista e i primi nomi mi rincuorano: Judas Priest al numero 1 e Iron Maiden al numero 7 sono quasi un'assicurazione per il futuro.
Ma io voglio loro, voglio vedere se ci sono i Manowar... il gruppo comico della musica mondiale per eccellenza...
Scorro... scorro...
Alla fine eccoli lì, al numero 18.
Quasi in extremis ma eccoli lì.
Con la loro bella fotografia che potete rimirare in cima a queste righe e i loro muscoli da circo.
I loro baffi e le tutine attillate.
Per non parlare della musica... per non parlare della musica...
Che gruppo ragazzi, che gruppo!
Fantastici...

Torno a respirare.
Il mondo è fatto di scatole, di barriere oltre le quali non si può andare.
Trovare i Manowar nella classifica dei preferiti di quel tizio mi fa stare meglio, mi alza abbassa il livello di colesterolo.
Sono dell'idea che la bussola migliore per orientarsi nel mondo sia quella dei contrari.
Se qualcuno di cui non ho stima mi dice che è opportuno che io faccia una cosa, io lo ringrazio sinceramente per il consiglio, senza nessuna ironia.
State certi che farò esattamente il contrario.

domenica 29 agosto 2010

Crocifisso in sala mensa

La gente va in ferie.
Fa le ferie.
Poi ritorna dalle ferie.

Dopo due settimane pensa a quando potrà ritornare in ferie e vive in attesa di questo.
Le ferie.
Se non parti per il mare o per la montagna tutti si chiedono perchè.
Qualcuno avanza motivazioni di natura economica, qualcun altro di natura logistica.

Nessuno prende in considerazione la possibilità che qualcuno le ferie non le voglia fare e che magari questo qualcuno preferisce stare a casa a godersi la pace tra le quattro mura.

Come avrete capito non sono un'amante delle ferie, soprattutto di quelle finalizzate alla necessità di pronunciare la fatidica frase:
"Anche quest'anno me le sono godute!".
Poco importa se per raggiungere le località ci siamo sparati in vena ore e ore di interminabili code automobilistiche, se ci siamo rotti i coglioni sotto l'ombrellone in attesa che qualcun altro abbia deciso che "il tempo per abbrustolire" era terminato.

E poco importa se, alla fine, la consuetudine delle ferie sotto l'ombrellone diventa una routinaria condanna, pesante quanto lo scandire logorroico dell'orario di lavoro.
Provate a pensarci:

h. 9.15: Colazione all'americana nell'hotel tre stelle scelto sulla pagina pubblicitaria del settimanale "Oggi". Abbuffata mattutina con il pensiero fisso in testa: "E' tutto gratis, quindi mangio fino alla morte"

h. 10.15: Si parte per la spiaggia. Quotidiano sportivo sotto il braccio, tre ore sotto il sole (in alternativa sotto l'ombrellone senza soluzione di continuità per evitare di cuocere)

h. 13.15: Pranzo al sacco (al risparmio) consistente in panini imbottiti. Unica concessione: bibita fresca acquistata al bar dei Bagni Cristina. Ustione di secondo grado dei piedi per la temperatura allucinante della sabbia.

h. 14.30: Si riprende la vita in spiaggia. Sole, mare.
Poi un po' di mare e sole.
Per finire una porzione di sole e poi un tantinello di mare.

h. 18.00: Ritorno in albergo, doccia e momento unico per riprendersi dalla botta della giornata

h. 20.00 Cena a buffet con clienti dell'albergo. Corsa a chi arriva prima a prendere il dolce. Presenza di bambini rompicoglioni all'interno della sala da pranzo capaci di tortararti le orecchie con le loro urla per tutta la durata della cena.
Caffè corretto.

h. 21.30 Uscita serale obbligatoria per compiacere il partner: 36 "vasche" del centro storico, cono da passeggio doppio gusto "Malaga-Gusto Puffo" con granella di polistirolo spacciata per spolverata di meringa.
Dopo lungo inutile peregrenare ritorno in albergo.
Se va di lusso trombata con il partner. Nella maggior parte delle volte caduta del soggetto malcapitato in stato catatonico in attesa del giorno seguente.

Altro che "Fantozzi contro tutti".
Forse a volte la realtà supera la fantasia.

lunedì 12 luglio 2010

Lo chiamano Poker "sportivo"


C'è qualcosa che non mi quadra.
Vent'anni fa a poker non ci giocava nessuno, o quasi.
Mi ricordo di alcune partite giocate senza troppe pretese.
Tutte le volte toccava a chi sapeva giocare insegnare agli altri come fare, scontrandosi con chi insisteva per giocare a briscola o a scala quaranta.
Non si scommetteva mai nulla, al massimo qualche ghiacciolo o qualche tè alla pesca.
E' vero, qualcuno si ritrovava in qualche bar e scommetteva pesante.
Mi giunse addirittura voce di qualcuno che ci rimise il cammion o la cascina.
Ma erano cinquantenni sbandati, con la sigaretta sempre inchiodata tra le labbra e le mogli ubriache in vestaglia alle quattro del pomeriggio.
Questi loschi figuri si trovavano alle nove di sera in bar di periferia facendo finta di giocarsi il calice di rosso.
Ma volavano i pezzi da 100.000 lire, bene attenti a nascondere la cosa nell'eventualità che i carabinieri del posto mettessero il naso dentro il bar per fare qualche domanda e chiedere le carte d'identità.

Adesso non so che cazzo sia successo, ma hanno iniziato a chiamarle poker house.
Le bettole sono sparite, l'immagine è stata ripulita.
Adesso c'è internet, per la miseria.
Le poker house sono virtuali e hanno un'immagine che più figa non si può.
Ci hanno ricamato sopra un aurea "per uomini veri" e sono partite le campagne pubblicitarie milionarie, martellanti prima sui giornali e in rete e ora persino in televisione.
Se ci fate caso dopo le compagnie telefoniche gli spot più ricorrenti sono proprio quelli di questi siti.

Ci dev'essere un giro pazzesco, centinaia di milioni di euro.
Addirittura ci sono i testimonial più prestigiosi (e costosi) del nostro bel-paese-del-cazzo.
"Sfida il portiere della nazionale nel Buffon Challenge"
"Partecipa al tavolo di Del Piero".

Hanno cambiato l'immagine di questo gioco.
Lo hanno ripulito, e gli hanno dato pure un nuovo nome (lo chiamano poker sportivo, Texas Hold'em o qualcosa di simile).
Ti regalano decine di euro con il solo scopo di farti iscrivere al loro sito.
Ti promettono 100.000 euro, ti chiamano "pro", ti fanno credere che sei un gran figo a scommettere lo stipendio.
Una volta che sei dentro sei in trappola, fottuto.
Strano che non abbiano ancora pensato a una gran gnocca che si struscia addosso al vincitore alla fine dello spot televisivo.

Tutto molto bello se non fosse che alla fine ti succhiano un mucchio di soldi.
Te li fanno sparire sotto il naso.
Fanno incetta di danari di chi - magari - non riesce a tirare a campare.
Idioti loro e chi mette a disposizione questo stratagemma per inculare la gente.
Gioco d'azzardo, nient'altro.
Fatto per assopire le menti e aprire i portafogli.
Calamita per la malavita, riciclaggio e corruzione.
Scommettiamo che prima o poi salta fuori qualche società off-shore e qualche esportazione di capitali all'estero non autorizzata?
Scommettiamo che nasceranno nuovi disadattati che abbandoneranno le slot machine (ormai fuori moda) per riversarsi sul più discreto (e blasonato) poker sportivo?
Scommettiamo che il prossimo Ricucci salta fuori da una di queste società?
Il futuro siamo noi, ricordate.
Soprattutto se ci iscriviamo al Buffon Challenge.

martedì 6 luglio 2010

Cucina Avangarde, sapori e suoni esotici


Parecchie persone che conosco dicono che ascolto sempre lo stesso genere di musica.
Mi dicono: "Ascolti sempre quella roba lì..." e non riescono neppure a definirla.
Ribatto sempre nello stesso modo: "Guarda che sei tu che ascolti sempre la stessa cosa , cioè quello che ti propinano le radio. Io ascolto dal metal sanguinario all'avanguardia sperimentale. Con tutto ciò che ci sta in mezzo...".

Da qualche giorno sto apprezzando proprio qualche cd un po' particolare... avanguardia pura, destrutturata. La ascolto in macchina, nel traffico, come ultimamente mi capita.
Gli "Uncode Duello" per esempio, ma anche qualche vecchio disco degli "A Short Apnea".
Più sento quei suoni e più mi viene voglia di stupirmi, sentendoli e risentendoli a ripetizione.
Non c'è niente da fare, mi si spalancano le mascelle e rimango strabiliato per quello che a molti parebbero suoni buttati lì a casaccio con degli strumenti scordati.
Però bisogna ascoltarli meglio, avere pazienza.

Le soddisfazioni sono enormi, paragonabili a quelle della scoperta dei piaceri di una pietanza esotica dall'aspetto poco invitante: ti sembra una schifezza ma ne assaggi un po'.
Non ne rimani schifato e allora ne riassaggi un po', e ti sembra quasi commestibile.
Dopo qualche forchettata scopri che ti piace e finisci per non poterne più fare a meno.

Tutte le volte che vado all'estero mangio tutto quello che mi buttano nel piatto.
Qualsiasi cosa, provo di tutto.
Quando sono in Italia faccio selezione, mangio solo quello che conosco perfettamente
Odio le cipolle ma se me le sbattono in qualche piatto giapponese non faccio una piega.
Mi sa che c'è qualcosa che non va, e non so se sono le mie orecchie o il mio palato.
Oppure, forse, è il mio cervello...

mercoledì 30 giugno 2010

Ustica parte II: depistaggio alla realtà

Finisco di parlare di Ustica, penso che due post nell'anniversario dei 30 anni dall'accaduto siano quanto meno doverosi.
Se rompo troppo i coglioni ditemelo pure, ma per chi non avesse letto il precedente post lo invito caldamente a dargli una letta prima di continuare qui sotto.

Dicevo? ah, si... Cossiga completamente fuori di testa che svela tutto dopo tre decadi, Cossiga che non vuole deporre in tribunale, Cossiga che seppellisce la verità sotto esplicite minacce di morte a chiunque voglia approfondire la faccenda (avviso rivolto soprattutto ai giornalisti).
E poi? Beh, la nostra splendida aereonautica militare!
Generali e sottufficiali assolti che continuano a ripetere che probabilmente c'è stato un incidente dovuto a un crollo strutturale del velivolo, torri di controllo che vedono e poi non vedono, registri del personale di servizio che magicamente scompaiono o che risultano strappati proprio nel giorno della tragedia.

Ma due cose mi hanno lasciato veramente a bocca aperta.
Domanda rivolta a un generale: "Doveva esserci una cassetta a registrare tutto, come mai non c'è nessun contenuto agli atti? perchè non c'è nulla?"
Risposta: "Semplice! esattamente nel momento dell'incidente era stata programmata un'esercitazione che prevede lo spegnimento del computer e l'inserimento di una cassetta specifica. Quando è stato riacceso il computer tutto era già successo."
Ma guarda che coincidenza vero?
Il problema è che di solito l'operazione comporta un black out complessivo di 4 minuti circa mentre quella sera ci vollero 11 minuti per mettere la cassetta e 28 per toglierla.
Ma c'è di meglio...

Il mig libico abbattuto e caduto sulla Sila viene dichiarato caduto due giorni dopo la strage.
Immediatamente i nostri amici militari pensano bene di impacchettare tutto e spedire con estrema urgenza i resti del velivolo alla Libia.
La magistratura interviene: vogliamo effettuare una perizia.
Risposta: "Troppo tardi ragazzi... è tutto a Tripoli"
"Cazzo che solerzia... spero abbiate almeno scattato delle foto, ce le fornite?"
Attimo di panico.
"Beh sì... se proprio dobbiamo..."
Arrivano le foto.
Il giudice nota diversi fori di proiettili da armi da guerra.
"E questi fori di proiettile? li avete notati? il mig libico non doveva essere caduto accidentalmente?"
Risposta ufficiale dei militari:
"I fori dei proiettili li abbiamo fatti noi. Quando abbiamo recuperato i resti abbiamo deciso di metterli in un poligono di tiro e ci abbiamo sparato sopra per esercitarci. Poi abbiamo spedito tutto alla Libia".

Proprio simpatici questi militari.
Prendono pure per il culo.
Insabbiano, depistano e prendono pure per il culo i magistrati.
E per di più la fanno franca.
Ma la colpa è sempre di chi non alza la voce.
Di nuovo tutti insieme: "...dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa..."

lunedì 28 giugno 2010

Ustica, segreto di stato e sovranità limitata (parte I)

30 anni di Ustica.
Un bel record, non c'è che dire.
Ieri sera uno speciale su La7 si è dimostrato come una delle trasmissioni migliori dell'anno.
Si chiamava "Speciale Onda", ospiti interessanti a partire dall'ex ministro De Michelis.
All'inizio si dichiarava addirittura stupito dell'invito: "Non so neppure perchè mi avete chiamato... io ero alle attività produttive in quel governo..."
In realtà dopo due ore di trasmissione qualcosa dice e - forse - dicono più i suoi atteggimenti e le sue mezze parole.
Potrei sintetizzarle così: "E' chiaro che io qualcosa so ma non dico nulla perchè non sono cazzi miei e c'è il segreto di stato. In quegli anni l'Italia era un campo di battaglia e noi stavamo da una parte. Naturale che si stesse zitti per il bene del paese e del suo futuro economico politico. In futuro parleranno gli storici, non certo i militari e i politici".

Incredibile, mi viene da dire.
Ma il meglio deve ancora venire.

Intervista a Kossiga, all'epoca Presidente del Consiglio (24/05/2010)
"Mi dissero che erano stati i francesi. Un'aereo militare decollò da una portaerei nel Tirreno con il compito di abbattere il velivolo sul quale viaggiava Gheddafi. Si nascondeva dietro il DC-9 per non farsi intercettare dai radar. Poi il SISMI informò la Libia dell'attentato e il colonnello virò verso Malta (l'aereo di scorta, un mig battagliò invece con l'aereo francese e finì abbattuto sulla Sila).
Per errore i francesi colpirono l'aereo italiano con un missile a risonanza cioè non a impatto."
Ma il meglio deve ancora venire:
"Io non testimonierò mai, quindi dico ai giudici di non chiamarmi. Inoltre se gli inquirenti chiederanno informazioni e documenti alla Francia dico subito che su queste richieste ci pisceranno sopra. E se c'è qualche giornalista italiano che vuole andare in Francia a indagare, beh... gli incidenti automobilistici possono sempre capitare".

Mi stavo mettendo a piangere, giuro
Siamo proprio un paese di Merda
Uno stato a sovranità limitata.
NATO da una parte e Vaticano dall'altra.
Destinati a vivere di riflesso.
E a esplodere a risonanza, senza neppure uno straccio di impatto con l'orgoglio che tutti i paesi (almeno un po') dovrebbero avere.
Rimane solo l'immagine di un povero vecchio che accarezza le foto dei suoi figli, della moglie e della nuora.
Tutti morti per il segreto di stato.
Alzarsi in piedi e cantare con la mano sul "quore" al mio via:
"Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta..."

lunedì 14 giugno 2010

Vuvuzelas & digital camera


Questi mondiali di calcio non li si può proprio guardare.
Le partite sono accompagnate perennemente da barriti di elefanti imbizzarriti provocate dalle famigerate vuvuzelas di cui sembrano essere muniti tutti (e quando dico tutti intendo proprio TUTTI) gli spettatori.
Azione da gol? vuvuzelas
Rinvio da fondo campo? vuvuzelas
Retropassaggio? vuvuzelas
Rovesciata spettacolare in area di rigore? vuvuzelas
Gli applausi non esistono, così come gli incitamenti o i cori.
Niente di niente.
Solo un insopportabile, martellante, insignificante, fastidioso frastuono di queste cazzo di trombette di plastica.
Che crepino.

Concerti live.
Tutti quanti con le mani alzate pronti a immortalare chissà che cosa con le macchine fotografiche.
Centinaia di schermi lcd illuminati, flash a ripetizione.
Si riabbassano le mani giusto il tempo per controllare la foto del cazzo che si è riusciti a scattare e poi su un'altra volta a riscattarne un'altra.
E poi un'altra ancora.
Una volta ho chiesto a un tizio davanti a me.
"Amico, perchè non ti godi il concerto?"
Sembrava non capire
"Come?"
"Intendo dire: se continui a scattare a ripetizione non guardi il concerto... guardi solo il piccolo display della tua macchina. Tutto qua"
Non mi rispose nulla, ma smise di scattare (erano 30 minuti che non faceva altro) e forse alla fine in cuor suo mi diede anche ragione.

Non capisco.
Sembra che la gente non stia bene se non è al centro di un evento.
Essere spettatori di qualcosa è già essere protagonisti, viverlo intensamente.
Suonare una trombetta del cazzo a ripetizione (così come scattare fotografie a raffica con le mani in alto) annulla la comprensione del motivo del perchè si sta assistendo a quella performance.
Si torna a casa e probabilmente non si capisce a che cosa si è assistito.
Mania di protagonismo per frustrati che vogliono urlare agli altri "Eccomi! sono qui! sono presente! ne ho le prove!"
Deprecabile, poco intelligente e autolesionista.
E si danneggia pure gli altri, visto che in Sud Africa si vendono all'entrata i tappi per le orecchie mentre durante i concerti si impedisce agli altri di vedersi lo spettacolo in santa pace.

Vogliamo tutti essere protagonisti, rubando il piacere dell'evento a noi stessi e agli altri.
Effetto "Reality show", forse la peggiore conseguenza di tutta questa voglia di emergere, affermarsi, pavoneggiarsi, sentirsi importanti.
Non so più cosa dire, se non che mi sento sempre più stanco di queste situazioni in costante peggioramento.
Basterebbe solo fare qualche ragionamento in più.
Non dico tanto.

domenica 6 giugno 2010

Aqui no se rinde nadie!

Davide contro Golia.
La storia mi è sempre piaciuta un sacco.
Ieri finalmente mi è arrivata una maglietta che ho fatto stampare su internet.
L'ho cercato a destra e a manca ma non l'ho mai trovata.
Allora ho deciso di stamparla per gli affari miei.
Ha semplicemente una scritta: "Aqui no se rinde nadie!"
Vuol dire "Qui non si arrende nessuno".

La storia che ci sta dietro è quella di un bambino rapito dalla madre (cubana) e portato sul territorio degli Stati Uniti.
Il padre del piccolo (rimasto a La Habana) ha ingaggiato una vera e propria offensiva per riottenere suo figlio.
Il governo degli USA e quello Cubano hanno duellato a colpi di diritto internazionale, con un finale che ha visto il padre riabbracciare suo figlio sul territorio della Isla Grande.

Il giorno dopo la vittoria legale sono spuntati come funghi cartelli piantati nel terreno - lungo il tratto più vicino alle coste statunitensi - (e con la scritta rigorosamente rivolta verso la Florida) con quella scritta: "Aqui no se rinde nadie".
Qui non si arrende nessuno.
Per questo amo il popolo cubano.
Da un po' di tempo mi sento un po' con questo spirito, molto combattivo.
Venite a prendermi se ci riuscite, mi viene da dire (anche se non ho nessun destinatario in particolare).
Farete la fine di Golia.
Lo dice la maglietta che sto indossando in questo momento.

martedì 1 giugno 2010

Here

E' nata mia figlia Francesca.
In sala parto è stata dura (anche per me) ma questo era nella logica delle cose.

Alla fine quello che rimane è quella sensazione di incredulità che si materializza davanti agli occhi, come un piccolo miracolo.

Tornando a casa, da solo dopo 12 ore, accendo il lettore cd in macchina.
A caso parte "Here" dei Pavement.
Era la prima volta che la sentivo e l'ho messa in "repeat" fino a casa, vale a dire almeno sette-otto volte.

Non so se sia una coincidenza ma è perfetta per il momento.
Anche questo è un piccolo miracolo.
Auguri a noi, e che dio ce la mandi buona.

mercoledì 28 aprile 2010

Quando un riff ti riporta indietro nel tempo


Ho sentito un vecchio amico, per telefono.
Era praticamente un anno che non lo sentivo e quando ho visto il suo nome sul display ho pensato che fosse addirittura successo qualcosa, oppure che volesse segnalarmi un concerto imperdibile.
Non era così.
Mi ha detto semplicemente: "Ciao! allora... come va?".
"Ho sentito una canzone qui in macchina e mi sei venuto in mente tu..., così ti ho chiamato!"
Anche lui è un ex musicista, un chitarrista di enorme talento.

Ci siamo sempre stimati a distanza, abbiamo addirittura sfiorato la possibilità di suonare nella stessa band. Per due volte abbiamo provato insieme.
Poi per colpa di un coglione (all'interno dello stesso gruppo) la cosa non si è consolidata e io sono rimasto con 'sto idiota al posto di andare con lui.
"O me o lui"
In sintesi è stata questa la scelta che ho dovuto compiere e io ho fatto la scelta sbagliata.
Roba da mangiarsi le mani.

La differenza la fanno le persone.
Con il coglione (sopravvalutato a livello umano) non mi sento neanche più.
Invece, l'altro, mi chiama perchè ascolta una canzone e si ricorda di me.
Non c'è paragone, davvero non c'è paragone.
Grazie davvero di avermi chiamato, anche solo per non dirmi un cazzo.

giovedì 22 aprile 2010

"Solo un cuore spezzato è un cuore puro"


Mi piace questa frase.
Penso che parli dell'amore in maniera completa, evita i trabocchetti del romanticismo.
Va oltre il pensiero comune, pur riconducendosi a una visione del sentimento condiviso da molti.
Ha una potenza di pensiero che fuoriesce dal suo semplice (ma evocativo) significato.
La sua bellezza va oltre.
Riconosco l'imperativo, l'impossibilità di darsi altre possibilità.
La necessità di NON utilizzare il termine infranto.
Abusato, masticato, privo di impatto emotivo.
Qui invece no, si va oltre.
La ripetizione della parola cuore, il grande rispetto per questa parola.
Per come è sistemata, per come è trattata.

Quando trovo frasi di questo tipo l'invidia sala in me in maniera incontrollabile.
Quanto mi piacerebbe fosse farina del mio sacco.
Ma non lo è.
Poi ricerco nella memoria e mi chiedo se esiste una frase che ho scritto che mi piace particolarmente.
La trovo.
E' il titolo del secondo CD (che mi ha visto come autore di testi) del mio gruppo.
L'ho ripresa da una frase del mio primo libro.
Volevo descrivere una situazione di disorientamento sensoriale e mi piace proprio.
Una specie di sensazione temporanea acquisita improvvisamente che il protagonista avverte.
"Suoni opachi su quadri azzurri e gialli".
Mi piace.
Rende bene.
A volte anch'io sono soddisfatto di me stesso
Basta poco, voi direte...

lunedì 29 marzo 2010

Storie di voti, matite copiative e Presidenti di seggio


Vado a votare.
L'ho sempre fatto e non vedo perchè questa volta non lo debba fare.
Mi presento con scheda elettorale e documento d'identità.
Al seggio non mi conosce nessuno ma per fare prima dicono che mi conoscono, così non devono trascrivere i dati della mia carta d'identità sul registro.
Il Presidente mi sorride e mi consegna la scheda.
"E la matita?" chiedo un po' stupito.
Mi guarda ancora e mi sorride: "E' tutto dentro in cabina, appesa ad uno spago..."
"No guardi, la matita copiativa me la devo consegnare lei... non puo stare dentro la cabina"
Mi guarda e mi sorride: "Si, lo so bene..."
La guardo.
Mi guarda.
"Beh, se lo sa allora perchè è all'interno della cabina? può essere sostituita da chiunque con una matita qualsiasi e questo invaliderebbe centinaia di voti. Un rappresentante di lista sufficientemente attento se ne accorgerebbe e sarebbe un guaio per tutti..."
Mi guarda e mi sorride.
Aggiunge: "Allora lei non la sostituisca".
Per un attimo mi chiedo se questa donna non abbia qualche ritardo mentale.
Poi dice: "Lei pensi al suo voto che noi pensiamo a tutto il resto".
Praticamente mi dice di farmi i cazzi miei.

Ma quelli SONO cazzi miei, fino a prova contraria.
Sono cazzi miei il fatto che le operazioni si svolgano correttamente.
Sono cazzi miei, di questo ne sono certo!
Ho contato fino a cinque.
Ero sull'orlo di sbottare.
Poi ho pensato solo un attimo e ho aggiunto: "Come vuole, ma io in qualità di elettore vorrei verbalizzare questo fatto".
Scatta qualcosa, lo vedo dai suoi occhi.
La parola magica "verbalizzare" ha fatto sì che l'impertinente signora si fiondasse all'interno della cabina per recuperare la matita copiativa.
Poi ordina ad uno scrutatore di fare altrettanto con la seconda cabina.
Mi consegna la matita, entro, voto e la riconsegno.
"Buon lavoro a tutti".
E la Presidentessa di 'sti cazzi manco si degna di rispondere grazie.
Probabilmente deve costarle troppa fatica, un po' come consegnare e farsi restituire ogni volta la matita copiativa.

PS: dopo due ore mia moglie va allo stesso seggio e mi avverte che le matite sono tornate al
loro posto: dentro le cabine.
Arrivederci alla prossima tornata elettorale, cara Presidentessa!
PS2: Avevo detto che vi parlavo degli aggiornamenti del mio libro: beh non l'ho fatto.
Sarà per la prossima volta...

venerdì 5 marzo 2010

Vincere con storie di perdenti


Ieri sera ho visto "The Wrestler".
Forse molti di voi l'avranno visto da molto tempo ma io no, spesso sui film arrivo un po' in ritardo.
Ero partito con un po' di pregiudizi del tipo "il wrestling è ridicolo ed è affare che riguarda solo i marmocchi" oppure "Mickey Rourke è alla frutta da decenni, figuriamoci se è in grado di fare un film decente".
Alla fine sono rimasto davvero abbagliato, quasi commosso.

Una storia, un personaggio (anzi, una persona) in grado di smuovere davvero le coscienze del nostro mondo.
Un film sull'emarginazione e sulla salvezza come neanche "Shindler's list".
Un film che ribalta gli stereotipi come fino ad oggi forse nessuno è riuscito a fare.
Davvero magnifico, romantico e duro come la lametta che scorre sulla fronte di Rourke nella scena in cui cerca di fare il suo dovere di wrestler: dare spettacolo con il suo sangue.
L'unica cosa che è in grado di fare: vivere sul ring per riuscire in qualche modo a respirare.
Probabilmente è la migliore storia di un perdente che Hollywood sia mai riuscita ad interpretare, probabilmente superiore anche al pur bello "Million dollar baby" di Eastwood.
Storie che da sempre mi affascinano per le verità assolute che proteggono nel loro grembo.
Altro che "Il Gladiatore".
Altro che "Alexander".
Qui siamo lontani anni luce dall'American Dream e dalle "seconde possibilità" di Rocky.
Confrontati sembrano storielle senza senso, barzellette per senza cervello.
A volte la mia invidia nei confronti di opere di tale livello è tale da rasentare la frustrazione.
"Leone d'Oro 2008" strameritato, se non lo avete ancora fatto guardatelo.

mercoledì 24 febbraio 2010

Non so perchè ma me lo sento...


Credo nelle coincidenze, nei segnali.
Il cosiddetto "sensismo", così vicino all'epicureismo non mi è per niente distante.
Avete mai incontrato una persona per la strada e per un attimo aver pensato in qualche modo di conoscerla? Poi ci pensate un attimo e sentenziate "No... non era lui/lei, mi sono sbagliato".
Ma poi vi rimane il dubbio.
La conoscete o non la conoscete?
A mio avviso la prima impressione è quella giusta.
Sempre.

Attenzione, non sto parlando di quelle persone che dicono "se una persona è simpatica, beh... lo si capisce guardandola in faccia o scambiandoci solo due parole".
No, non sto dicendo questo...
Si tratta di un concetto un po' diverso, legato al fatto che probabilmente il nostro cervello lavora a un livello subliminare che permette a una serie di sensazioni di fluire verso l'esterno in maniera incontrollata, come se fosse lui a controllarci.
Sensazioni improvvise, cariche di realtà.

Che la sensazione sia effettivamente il criterio di verità?
Ma per che cazzo mi sono andato a infilare in 'sto ginepraio filosofico?
Non ne ho idea, ma nel tornare a casa in macchina ascoltavo i Massimo Volume che dicevano:
"Peccate con gioia... il pianto è peccato! il pianto che segue il peccato è peccato!"
Mi viene da ridere... andatelo a dire a Ratzinger!
Minimo vi tira in testa l'anello pescatorum (e magari questa volta c'ha anche ragione...)
(nella foto: Epicuro)

lunedì 1 febbraio 2010

Un colpo di pistola


Ho sempre bollato come qualunquisiti coloro che considerano i politici "tutti uguali".
Penso che sia ingeneroso, sbagliato e controproducente.
Ormai non mi interesso più di politica, quindi un bel post su questa faccenda mi va proprio di scriverlo, anche perchè - come ho spiegato qualche tempo fa - ogni atto concreto (e quindi anche scrivere un libro) ha una rilevanza politica.

Conosco una persona, un imprenditore di destra.
Poi ne conosco un'altra, questa volta di sinistra.
Si trovano a meraviglia.
Entrambi in giacca e cravatta, si rispettano e si temono.
L'uno chiama "pezzo grosso" l'altro, e viceversa.
Quello di destra spesso fa quello di sinistra... si schernisce, vola basso.
In fondo in fondo è un rapace, ne sono convinto.

Quello di sinistra invece affronta così una discussione qualunque:
"Cavolo... con questo tutor in autostrada si rischia molto..."
Risposta: "Io con la ****** una volta ho fatto i 290 km/h"
Di nuovo: "Chissà che casino abitare a *********, col traffico che c'è..."
Risposta: "Non ho problemi... abito in centro".

Beh... mi sa che sto diventando qualunquista, ma mi sa tanto che i soldi mettono d'accordo un po' tutti.
Ma soprattutto gli stronzi.

Il prossimo post conterrà il link per leggere il PRIMO CAPITOLO del mio libro.
Come avevo promesso al contatto n. 1.000 vi darò un'anteprima (spero gustosa) di quello che sarà il libro.
Per il momento è tutto.

mercoledì 20 gennaio 2010

Politica dei gesti: eccellente... eccellente...

Ho in testo un concetto chiaro del termine "politica".
Politica non è votare, non è far parte di uno schieramento partitico, non è candidarsi.

Forse una volta lo era, ma è chiaro che le condizioni per ridurre il concetto a queste semplici operazioni, tipiche dei decenni passati, non ci sono più.

Per me "politica" è essenzialmente perseguire uno stile di vita produttivo di messaggi per gli altri individui. Io stesso sono influenzato fortemente da chi svolge attività politica in questo senso e - a mia volta - cerco di produrre messaggi, elaborare strategie comunicative, estrinsecare input al fine di coinvolgere persone a riflettere su alcune faccende affinchè queste - a loro volta - possano passare il messaggio.

Tutto qua.
Non voglio convincere nessuno e non voglio fare proselitismo (e chi cazzo sono io per farlo?).
D'altra parte sono altamente convinto dell'orrore del "farsi i cazzi propri" che considero volgare e ingiusto, banale e non degno di una persona dotata di un minimo di intelletto.

Tutto quello che facciamo è un atto politico: indossare una maglietta o un'altra non è la stessa cosa. Fare un lavoro oppure un altro, non è la stessa cosa. Visitare un sito e dare sostegno concreto a una iniziativa è un atto politico di una alta rilevanza, come rifiutarsi di comprare profumi o di indossare i guanti di plastica al supermercato per toccare la frutta.

Per che cazzo devo indossare i guanti per toccare una mela? per migliaia di anni le abbiamo toccate e non è successo niente! tanto poi la sbuccio...
Riempire secchi e secchi di materile plastico usa e getta è invece una gran cazzata, questo è invece un dato di fatto.
Che provi qualche commesso coglione a dirmi che devo indossare i guanti per toccare la frutta... che ci provi...

martedì 12 gennaio 2010

Battagliare per qualcosa

Nelle ultime due settimane ho fatto incetta di dischi.
Quello che sto ascoltando in questo momento in maniera più assidua è il live dei Nirvana "Live at Reading", mica pizza e fichi.
Me ne sbatto altamente le palle dei presunti inediti del gruppo di Seattle, delle b-side o di altre cazzate di questo tipo.
Però il live è il live...
Sentire quella voce sgraziata, rugosa e piena di spigoli dare vita a pezzi come "Come as you are" "School" o "Territorial pissing" è ancora un'emozione da provare.
Il CD si sente "così così", a tratti si deve anche un po' immaginare (soprattutto a livello di chitarra).

Quello che fa specie è l'atmosfera che si respira: feedback di chitarra, feeling enorme con il pubblico e la netta sensazione che si stia vivendo (in questo caso "solo" ascoltando) una specie di battaglia sul palco.

Cobain morì suicida, come tutti saprete.
Beh, l'impressione ascoltando questo disco è che Kurt fosse veramente sereno solo nel momento stesso in cui saliva sul palco con i suoi due compagni... dovreste sentirlo... una furia.
Trovo questa analogia con il personaggio del mio libro: anche Roberto riesce a tirare un sospiro di sollievo solo quando è dietro la macchina fotografica.
Nel resto del tempo sembra in parte galleggiare, respirare a fatica.
Anche lui tenterà il suicidio (non riuscendoci, a inizio libro).
E le analogie, guardando bene, non finiscono qua.

PS: ho avuto qualche giorno un po' difficile e ho trascurato questo blog.
Domani, per rimediare, post nuovo di zecca con anticipazioni sugose sul lavoro da "minatore" che sto portando avanti su "IO MI CARICO DI RABBIA"
Ciao.

venerdì 8 gennaio 2010

Una vita di straordinario conformismo

Ieri sera ho rivisto 15 anni dopo la prima volta un film davvero interessante, "Un giorno di ordinaria follia" con Michael Douglas.
Praticamente non me lo ricordavo neppure, quindi è stato un po' come vederlo per la prima volta. Alcuni caratteri del personaggio principale sono davvero importanti.
Mi hanno fatto a volte sorridere, a volte pensare.

Non mi hanno però turbato, non mi hanno in alcun modo portato a dire "ma insomma ma questo è completamente pazzo! così non si fa!"

Sarebbe troppo facile esporsi con quel giudizio quando il buon Bill imbraccia un bazooka per far esplodere un tratto di tangenziale.
Oppure quando chiede la colazione con cinque minuti di ritardo e - sentendosela negare - decide di farsela servire minacciando il direttore con una mitraglietta automatica.
Troppo facile.
Il film è davvero inquietante (probabilmente il più inquietante che abbia mai visto) e merita di essere davvero dibattuto a fondo.
Uno di quei rari casi in cui è davvero complicato capire da che parte stare.
Dategli una visione, se non l'avete mai visto e ragionateci un po'.
Io - sinceramente - non riesco veramente a capire da che parte stare.

venerdì 1 gennaio 2010

Cervello mio, che stai sulla collina...

Lo zio di mia moglie ha compiuto 100 anni.
Hanno fatto una grande festa, un pranzo di diverse portate.
C'era pure la televisione locale, tutti i parenti più stretti.
Ovvimente lo zio non è in splendide condizioni di salute e anche a livello mentale il "centino" sulle spalle si sente tutto, a quanto mi dicono.

Immagino quanto sia bello arrivare a quell'età con la testa di un trent'enne.
Ricordare tutto nei minimi particolari, dare sfoggio della propria esperienza ed elaborare soluzioni per qualsiasi tipo di problema.
100 anni sono un'enormità.
Ricordarsi della crisi del '29 e paragonarla a quella che stiamo vivendo.
Ricordarsi della prima guerra mondiale, della seconda, della guerra fredda.
Della rivoluzione d'ottobre.
Della crisi dei Caraibi, del Watergate.
Di Mussolini e della nascita della Repubblica.
Del boom economico, delle prime automobili.
Tutto in prima persona, da adulto con la testa bella viva.
Invecchiare non mi fa paura per nulla, anzi.
Il problema è non accorgersi che la mente fa i capricci, che i ricordi scompaiono
Che la memoria si appanna.
Questo si che mi angoscia, mica i 100 anni.
 
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