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martedì 31 gennaio 2012

Quando la televisione è pura poesia

Splendido programma su Rete 4.
"Quarto potere", conduce Salvo Sottile
Lo trovo per caso gironzolando sui canali generalisti e la prima cosa che noto è che Sottile ha fatto più di un corso di dizione visto che l'ultima volta che l'ho sentito parlava con accento siciliano da far invidia allo stereotipo "coppola e lupara".
Adesso è il nuovo Vespa.
"Contento lui...", penso.
Si parla della nave affondata e c'era da aspettarselo.
Cerco con lo sguardo il plastico del disastro e mi stupisco di non trovarlo.

C'è Meluzzi che critica il programma dicendo che si sta parlando solo sulla base di stereotipi tipo "cherchez la femme" e "il comandante era ubriaco".

Penso che un po' c'azzecchi, ma Sottile lo zittisce dicendo che è lui stesso il primo a sguazzarci.
Insomma: "Sei qui pagato da noi, non permetterti di sputare nel piatto in cui stai mangiando. Stai zitto e spara le solite ovvietà di cui sei maestro, intesi?"
Mi stupisco dell'aggressività del conduttore, ma lui in fondo difende il suo territorio.
Ha impiegato anni e anni per avere un suo show e adesso nessuno gli deve rompere i coglioni mettendone in dubbio l'efficacia e la linea editoriale.
Figurarsi se un povero vecchio psichiatra del cazzo può sognarsi di alzare una critica.
Ma il meglio deve ancora arrivare.
C'è una coppia di naufraghi seduta comodamente in poltrona.
Sono continuamente interrogati e loro aggiungono particolari, raccontano.
Fanno i protagonisti, si vede lontano un miglio.
Non so sulla base di cosa siano stati scelti tra migliaia di naufraghi ma loro sono lì e tanto basta.
Domanda di Sottile: "Su internet si è ipotizzato che voi non sareste dei veri naufraghi della Concordia. Cosa rispondete a queste illazioni?"
La signorina risponde buttando gli occhi al cielo, scocciata.
"Cosa rispondo? Semplice, si tratta di persone in cerca dei soliti cinque minuti di notorietà"
Sottile annuisce e passa alla prossima domanda.
Strabuzzo gli occhi.
Il programma è già al suo punto più basso.
La pagliuzza nell'occhio altrui viene notata e sottolineata.
La trave nel proprio, ovviamente passa inosservata.
Non importa, nessuno si azzarda a dire nulla, Meluzzi ha già avuto la sua dose di improperi.
Un attimo solo.
C'è la pubblicità.
Torniamo tra poco, non andate via.

domenica 20 marzo 2011

Five Million Club


Sto leggendo il libro di Severgnini "Berlusconi spiegato ai posteri"
Davvero interessante.
Un libro diretto e immediato con l'aggiunta di notevoli intuizioni.
La cosa sulla quale voglio soffermarmi riguarda un aspetto che anch'io nel mio piccolo avevo notato e che si ricollega in parte al post di qualche settimana riguardante Pierpaolo Capovilla e la sua incapacità di leggere la realtà, di non riuscire ad andare oltre la piccola cerchia di fedeli e di confondere questo micro-universo con la realtà italiana nella sua intierezza.
Di che cosa voglio occuparmi questa volta?
Semplice! del famoso "Five Million Club"

Riassumo con mie parole il pensiero di Severgnini.
In Italia cinque milioni di persone comprano i quotidiani (se si escludono i giornali sportivi).
Esattamente cinque milioni di italiani frequentano le librerie e acquistano libri.
Cinque milioni di individui guardano SkyTG24 o il TGla7.
Cinque milioni guardano gli approfondimenti in seconda serata in televisione.
Cinque milioni navigano sui siti di informazione e sui blog di controinformazione.
Il sospetto è che siano più o meno gli stessi, non credete?
E' una fetta importante del Paese? certamente cazzo, cinque milioni di persone corrispondono a cinque milioni di voti... ci mancherebbe che non siano importanti...
Ma la domanda è un'altra.
Sono DETERMINANTI?
La risposta di Severgnini è NO, e io concordo con lui.

Qualcuno infatti ha già battezzato questa fetta di popolazione come ininfluente... già schierata... impossibile da influenzare in quanto in grado di far girare i neuroni per sua abitudine.
Questo qualcuno ha pensato bene di utilizzare di conseguenza altri modelli (infinitamente più potenti) in grado di agganciare un quantitativo di consenso pari almeno a 10 volte tanto il famigerato F.M.C.

E' come quando un tennista è in vantaggio di due set a zero e si trova sotto di tre giochi nel terzo set.
Decide di riposarsi e regalare il set all'avversario pur di essere riposato e determinato nel quarto decisivo set...
Stessa cosa, applicato naturalmente alla politica e alle strategie di marketing, che spesso si confondono.

Conclusione:
Programmi come Report? giornali come Repubblica o il Corriere della Sera? il blog di Grillo? i libri di Umberto Eco e quelli di Saviano?
Li guardano/comprano/leggono sempre gli stessi.
Gli iscritti al Five Million Club.
Tutti gli altri dalla "Maria Nazionale", in cucina dalla Parodi, su Facebook ad aprire i biscotti della fortuna oppure quando va bene a vedere la "terribile satira" e le strabilianti inchieste di un pupazzo rosso che parla genovese.
Secondo voi nella società contemporanea ha inciso di più Boncompagni o Giorgio Bocca?
Troppo facile la risposta, vero?

Personalmente vorrei tanto restituire la tessera del Club e dire al presidente che ha sbagliato tutto.
Che non riuscirà a combinare un bel cazzo se il Club continuerà ad andare in questa direzione.
Che bisogna rivedere l'intero sistema, porre regole, ripartire dalla scuola.
Lo farei.
Se solo si capisse chi minchia è il Presidente del Five Million Club

lunedì 7 marzo 2011

Critico d'arte dei miei coglioni



A volte i critici sono proprio delle teste di cazzo.
Badate bene, chi scrive si considera tale (critico, non testa di cazzo...) ma a volte la categoria è davvero insopportabile.
A volte l'ho fatto anch'io, è vero...

Quando scrivevo su una fanzine musicale (fanzine?? che roba è?? forse quella cosa anni '90 che è scomparsa nel nulla con l'avvento dei blog??) mi è capitato ancora di stroncare in malo modo un demotape (demotape?? volevi forse dire file MP3!!) che non aveva veramente nulla di buono.
Ho ascoltato la mia cassettina 5-6 volte e poi giù di mannaia sulle colonne della gloriosa e ormai defunta "La Pecora Nera" (http://digilander.libero.it/lapecora/index.htm)
Però le recensione erano articolate, approfondite.
Insomma, si poteva dissentire dalla valutazione finale ma in ogni caso le ragioni erano tutte lì.
Per qualcuno evidentemente non era sufficiente, visto che in un'occasione mi fracassarono lo specchietto del mio vecchio Panda e in un'altra rischiai di prendere due pugni in un pub per aver smascherato un tramino tra un gruppo e un'amministrazione comunale compiacente.
Ma queste sono altre faccende.

L'Espresso.
Pagina di recensione dei film.
The Swan, il cigno nero.
Al cinema l'avevo visto due giorni prima.
A mio avviso grande film, candidato a molti premi Oscar... obiettivo raggiunto per quello relativo alla "migliore attrice protagonista".
Un film visionario, criptico... malato.
Il regista è lo stesso di The Wrestler, altro capolavoro premiato con l'Orso a Berlino qualche anno fa.

Recensione dell'Espresso: n. 4 righe
"Regia kitch... involontaria comicità..."
Nient'altro.
Davvero un critico testa di cazzo, nessun dubbio.
Sono andato a letto dopo aver visto il film e ho passato in rassegna tutto il racconto, tutte le visioni e le allegorie. Il lavoro è enorme, immane.
I passaggi sono complessi, il film si spinge in territori mai esplorati, la recitazione perfetta ed efficiace.
Mi immagino quanti ciak, quanti studi...
Quanto tutto.
Poi arriva uno stronzo sull'Espresso e in quattro righe ti denigra buttandola sull'involontaria comicità.

Vedo già il mio libro.
Due anni della mia vita e ci sarà qualche idiota che lo liquiderà con tre righe o due parole, tipo "Carino, non male..." oppure "Non mi è piaciuto... troppo... troppo... insomma troppo..."
Troppo un bel cazzo.
Se non sai cosa dire stai zitto "critico cinematografico dell'Espresso"
E se proprio vuoi parlare commenta "Vacanze di Natale" dei Vanzina o il Ricettario della Parodi.
Al massimo quello riesci a fare.

sabato 16 ottobre 2010

Cattive abitudini


Trasmissione su Canale 5, probabilmente Verissimo.
Come ospiti ci sono due bambini che cantano nel programma di Scotti.
La conduttrice dà la parola ad una bambina di 8-10 anni al massimo.
La piccola ammicca, accavalla le gambe, si mette in posa sfoggiando gli stivali e i lunghi capelli.
Un piccolo mostro: una bambina che dovrebbe stare in camera a giocare oppure al parco sull'altalena tenta di impersonare una piccola soubrette e sorride alla telecamera in maniera artificiosa.
Da voltastomaco.
Prenderei la madre e le tatuerei sul busto "A volte le cose che possiedi ti posseggono".
Così, tanto per citare "Uomini che odiano le donne".
Poi forse le direi: "Sei una persona finita. Salva almeno tua figlia."

La puntata prosegue e la parola viene data a un maschietto più o meno della stessa età della fanciulla di cui sopra.
Accanto a lui siedono 5 giovanotti minorenni facenti parte del gruppo musicale farsa di nome "Gimme five".
In pratica cinque stronzetti manovrati che tentano di ripetere l'esperienza dei "Back Street Boys" o - per fare un paragone con l'italico suolo - dei "Ragazzi Italiani"

Il piccolo dichiara incondizionatamente il suo amore per quel gruppo.
"Mi piacerebbe farne parte, quando sarò più grande"
"Per il momento mi accontento di cantare da Gerry Scotti..."
"Meglio diventare un serial killer", penso io.

Dopo 10 anni è uscito ieri il nuovo disco dei Massimo Volume dal titolo "Cattive abitudini".
Devo ancora ascoltarlo completamente.
Da quel poco che ho ascoltato è quanto di meglio un essere umano pensante possa partorire in ambito indie rock nell'anno 2010.
Costa poco e vale molto.
Compratelo per l'amor di dio.

A un certo punto, nel primo singolo intitolato "Fausto", Emidio Clementi dice:
"Ho visto le menti migliori della mia generazione mendicare una presenza nel varietà del sabato sera. Il loro aspetto trasgressivo, il loro pallore, si sposava alla perfezione con l'argomento della puntata".

Non ho altro da aggiungere, vostro onore.
E' tutto.

domenica 3 ottobre 2010

Reazionariato Culturale


Sono un felice possessore di iPad.
Lo uso per fare di tutto: navigare, leggere la posta, riviste e quotidiani.
Scrivo anche i pattern di batteria con un applicazione specifica, utile per il progetto "reading" di cui vi parlavo qualche tempo fa e di cui vi aggiornerò tra un po' di tempo.
Poi ovviamente ci gioco, guardo le previsioni del tempo, scrivo il mio libro nei momenti liberi quando sono lontano dal Pc.
L'unica cosa che non riesco a fare è aggiornare questo blog (per colpa del template di blogspot... mortacci a voi di Google!).
Ma c'è una cosa incredibile per cui l'iPad è imbattibile.
Leggere i libri.

Fantastico.
E' un'esperienza grandiosa, molto distante da quella che tutti noi abbiamo fatto con lo schermo del Pc.
Niente mal di occhi, niente mal di testa.
Ti sembra di girare veramente le pagine di un libro.
Te lo porti a letto, regoli la luminosità come vuoi, metti il segnalibro quando serve... addirittura ingrandisci le immagini se ci sono.
Perfetto.
I libri sono scaricabili dallo Store con facilità e i prezzi sono molto concorrenziali.
Detto questo aggiungo: NON HO MAI LETTO UN LIBRO SU Ipad

"Ma allora se un coglione", direte voi...
Eh no, cazzo! Sembra impossibile ma non ci sono libri in italiano!
Il negozio virtuale negli States è fornitissimo delle ultime novità mentre in Italia quei cazzoni dei padroni delle case editrici non si sono messi d'accordo sulla torta da spartire (Apple vuole la sua parte, giustamente...) e così ci si deve accontentare della Divina Commedia e di qualche classico della letteratura (3-4, non di più...) senza copertina digitalizzata.

E' questo lo stato dell'editoria in Italia? ci rendiamo conto che non partire in questo momento con questo tipo di approccio significa non stare al passo con il resto dell'universo anche dal punto di vista culturale?

E io me li vedo già lì: la SIAE (baraccone clientelare inutile e dannoso) che mette zizzania, la Mondadori che si irrigidisce perchè non vuole cedere parte della torta, gli autori che si lamentano ma paradossalmente non possono fare niente e chissà quale altro organismo / confederazione / associazione di categoria a ficcare il naso e a bloccare il seguito degli accordi che in altri paesi sono stati praticamente istantanei.

Ho l'impressione che anche in questo caso non se ne farà nulla per molto tempo.
Inadeguatezza, insufficienza di iniziativa, stasi perenne, incapacità di cogliere le opportunità tecnologiche o semplicemente - tout court - "reazionariato culturale"?
Chiamatelo come volete, date la colpa a tizio piuttosto che a caio.
Ma se l'editoria italiana non prende questo treno, beh allora c'è veramente da preoccuparsi.
Siamo il paese della "Salerno-Reggio Calabria", non scordatevelo mai.

martedì 28 settembre 2010

Top of the shits


Qualche sabato mi imbatto nella tv generalista.
E' veramente troppo trash per poterla ignorare bellamente, mi dico.
"Sabato in famiglia" su Rai 2 è già un cult-show, lo scorso anno condotto da Timperi e quest'anno da Amadeus e la Barriales (si scrive così?).
Il programma è fantastico per fauna umana ma la cosa migliore sono i giochi, a dir poco sconvolgenti.
Tipo quello del tizio bendato che deve abbattere con una palla da demolitore dei giganteschi birilli umani impossibilitati a muoversi.
Da lustrarsi gli occhi, di gran lunga sopra ogni immaginazione.
Ma il meglio deve ancora venire.

"Top of the pops", pomeriggio del secondo canale.
I conduttori sono senza neuroni e si vede palesemente.
Primo ospite: Luca Dirisio.
Avete presente Olmo, il personaggio di "Mai dire gol" interpretato da Fabio De Luigi che prendeva per il culo un certo modo di fare canzonette?
Bene, è esattamente lui.
E' il primo caso di imitazione antecedente la realtà, un caso più unico che raro.
Gli somiglia pure fisicamente, ha le stesse espressioni facciali, gli stessi movimenti.
Ovviamente la canzone rasenta la comicità, ma la cosa non mi stupisce.

Secondo ospite.
Arisa.
Compare sul palco con la sua "Ma l'amore no" e l'istinto è quello di pensare che non bisognerebbe sparare sulla Croce Rossa, che non è giusto infierire.
E invece pensandoci bene penso che sia giusto andarci pesante, magari usare il bazooka per farla uscire dalla scena.
Ma all'interno del programma è perfetta.
La ciliegina sulla torta (rigorosamente di zucchero filato)

Terzo caposaldo della musica italiana.
Marco Carta.
Canta come un idiota una canzone da imbecilli.
Mossette, melodia banale, ammiccamenti alla telecamera.
Vuole il pubblico di Ramazzotti perchè è cosciente che prima o poi andrà in pensione.
E lui vuole fare i suoi soldi, scoparsi la nuova Hunziker del prossimo decennio e diventare una vera pop star, non essere ricordato come una mezza calzetta quale è ora.
In più ha la presunzione di non volersi inventare neppure una canzone.
Basta prenderne una scritta da un altro (Ramazzotti) e cambiare "un po' qui un po' là", lasciando intatti - ovviamente - gli elementi radiofonici che gli permetterebbero di ottenere successo.
Da abbattere fisicamente, senza dubbio.
Viva la buona musica italiana.
Viva "Top of the shits"

giovedì 22 luglio 2010

Comunicare con il mangiamozziconi

Fuori dal bar dove di solito pranzo c'è un posacenere.
E' un po' particolare... il mozzicone bisogna inserirlo all'interno del cilindro e non semplicemente buttarlo come di solito si fa.
Che notizia del cazzo, direte voi.

Eh no! la cosa va al di là di ogni immaginazione.
Sentite qua:
All'interno del locale c'è uno spazio pubblicitario sul giornale che lo incensa.
Cito testualmente: "... lo stesso può anche essere un ottimo strumento di comunicazione sociale o commerciale. Chi acquista il mangiamozziconi ha capito che questo non è semplicemente un utilissimo strumento ecologico, ma può anche rivelarsi un interessante mezzo di comunicazione... lanciare messaggi istituzionali, pubblicizzare prodotti o più semplicemente veicolare i propri marchi"

Un posacenere come strumento di COMUNICAZIONE SOCIALE.
Un posacenere come strumento ecologico che si trasforma in INTERESSANTE STRUMENTO DI COMUNICAZIONE.

Altro che i media, altro che internet, twitter o myspace...
Voi che navigate su facebook abbandonate questo logoro strumento e approcciatevi in prossimità del mangiamozziconi.
E' lì che le trattative sindacali, le posizioni politico-culturali e i rinnovamenti tecnologici verranno trattati nei prossimi anni.
L'obsolescenza del Web, è palese al cospetto del mangiamozziconi.
La portabilità dell' IPhone è nulla se paragonata alla portata comunicativa del mangiamozziconi.
Fumiamoci tutti una gran sigaretta, troviamoci in prossimità del mangiamozziconi e comunichiamo wireless (cioè con la voce umana): le porte di un nuovo sistema comunicativo si apriranno magicamente.

Grande mangiamozziconi.
I tuoi 192 Euro non sono niente rispetto ai tuoi vantaggi.
Ci sentiamo soli.
Vieni a salvarci, ti prego.

venerdì 11 giugno 2010

Apicella sul cellulare

Risponderia telefonica.
"Ma che cazzo è una risponderia telefonica??"
E' questa più o meno la domanda che mi sono fatto quando ne ho sentito parlare.
Spero siate più informati di me, ma per cronaca ve lo spiego: si tratta di una suoneria che scatta in sostituzione del normale "tu.... tuuuu" quando chiamate una persona al cellulare.
Davvero geniale vero?
Devo chiamare "Marcello di Carugate" per mandarlo affanculo a causa di un appuntamento bucato?
Marcello non risponde ed ecco comparire come d'incanto il nuovo pezzo (di merda) di Lady Gaga in grado di acuire la mia rabbia fino a farmi schiumare la bocca.
Devo chiamare "Luisa di Cefalù" per invitarla a un aperitivo romantico?
Luisa non risponde ed ecco magicamente comparire i Village People con la loro indimenticabile Macho Man che potrebbe farmi ricredere immediatamente sulla necessità di bere qualcosa con una decerebrata di tale portata.

Eh sì, gran bella trovata la risponderia musicale.
Costa solo 3 euro in abbonamento permanente settimanale (+IVA) e obbliga quello stronzo che ti sta chiamando a sorbirsi la tua musica di merda "dritta-dritta" sparata nelle orecchie.
E più tempo impieghi a ripondere e più il coglione si sorbisce tutta l'allegra canzoncina...
E non è finita: hai un contatto stretto con questa persona e devi chiamarla 3-5 volte al giorno, magari per lavoro? tutte le volte zac! parte Iris di Biagio Antonacci oppure 50 Special dei Lunapop.
Mi immagino le signore ultracinquantenni che si fanno la risponderia di Mariano Apicella.
Semplicemente disgustoso per chiunque tenti di chiamarle.
Potrei anche ingoiare il telefonino dalla frustrazione, se solo mi succedesse per caso una volta...
... dio, fa che non succeda...

lunedì 24 maggio 2010

Presentatori di serie B

Ho trovato la perfetta definizione di Facebook.
Si trova in un'intervista rilasciata da Irvine Welsh (ricordate il libro Trainspotting?) al Mucchio Selvaggio.
Riporto integralmente la risposta perchè ho l'impressione che si rasenti davvero la perfezione:

"Trovo che tutti questi social network siano poco eccitanti, addirittura deludenti.
Alla fine sembra che tutti siano diventati presentatori televisivi di serie B.
Tra i tuoi contatti hai praticamente chiunque, amici, familiari stretti e fidanzate: alla fine diventa praticamente impossibile esprimersi liberamente.
Quindi prevale questo stile mainstream, stucchevole e sciatto, fatto di formule anche stupide.
La profondità è annullata, e per come la vedo io, se uno non è proprio di coccio, dopo un po' di tempo questi social network diventano noiosi, una vera rottura."

Perfetto.
La penso esattamente così.
Ogni volta che guardo la mia pagina Facebook (molto raramente) ritrovo esattamente gli stessi ingredianti riportati nel discorso di Welsh.
1) Una cinquantina di presunti "amici" con la maggior parte dei quali non ho niente da spartire.
2) Messaggi idioti scritti da loro.
3) Pensierini del tipo "anche questa giornata di lavoro è terminata... e ora via in piscina a farsi una nuotata!"
Davvero patetico.
Anzi di più, un vero schifo.
L'unico obiettivo è quello di ficcanasare nella vita altrui spiando foto, cercando informazioni.
Sembrano tutti simpatici e pronti alla battuta, mentre spesso (se li conosci di persona) sono di una noia mortale, dei veri inetti.
Ormai nessuno usa più la propria mail personale.
Si usa quella di Facebook, che è più comoda e ti obbliga ad accedere sempre al portale per leggere la cagate postate dall'amico del cugino del compagno di scivania.
L'unica cosa che mi chiedo ancora è come facciano molte persone a collegarsi tutti i giorni e passare ore e ore a navigare su Facebook.
Probabilmente - come dice Welsh - sono di coccio.

Per quanto mi riguarda ho intenzione di abbandonare definitivamente questo oceano di inutilità senza capo né coda.
Sono mesi che non scrivo più nulla e ho intenzione di continuare su questo passo.
Se mi girano i coglioni chiudo baracca e burattini e tanti saluti ai miei 50 psuedo contatti...
Non perdo nulla, di questo ne sono certo.

Foto di apertura tratta da: http://www.flickr.com/photos/massimobarbieri/3185202042/in/photostream
Si ringrazia per la gentile concessione

venerdì 21 maggio 2010

Scoop: 15 anni fa avvocato apre negozio di fiori


La scena, in televisione, è questa:
"Ecco a voi la storia di una signora avvocato che 15 anni fa, a Milano, ha deciso di lasciare la professione forense per aprire un negozio di fiori. Allora signora... come mai questa scelta? Beh ero un po' stanca della vita di avvocato e così ho pensato di aprire un negozio di fiori... E' vero che è andata in Francia a studiare giardinaggio?... Sì, è vero... Che cosa abbiamo da imparare dai francesi sui fiori?... beh, un sacco di cose... (segue breve elenco di fatti che non ricordo)."

No, non ero sintonizzato su TelePontediLegno o su Canale82.
Stavo guardando, incidentalmente, il TG1 delle 20.00.
Il servizio è durato 2-3 minuti.
Mi sale la rabbia, il disgusto.
Questi bastardi fanno un servizio di questo tipo mentre ci sono centinaia di notizie (che non daranno mai) che avrebbero il diritto di essere diffuse e conosciute.
Che farebbero crescere il paese
Che permetterebbero alla gente di capire meglio, di non affogare nel mare che ci circonda.
Di orientarsi decentemente.

E invece Minzolini, direttore politico del TG1, ci parla di una signora che 15 anni fa ha aperto un negozio di fiori a Milano.
Roba da matti, dico io.
Con tutta franchezza vorrei vomitare sulla scrivania di conduzione del TG1 e lasciare un biglietto.
"Adesso datela come notizia di apertura del vostro TG. La dignità di un'eruzione di stomaco batte tutti i vostri servizi"

mercoledì 19 maggio 2010

Uomini cattivi, non ho più l'età per lasciarli vivi


Essere minoranza non è una scelta né uno status.
Essere minoranza vuol dire ritrovarsi in una situazione, guardarsi intorno e capire che non c'è granchè che ti possa sostenere, folle di persone con le quali condividere idee e posizioni.
Gusti e prospettive.
Giuro che a volte mi ritrovo schiacciato in questa prospettiva, per certi versi molto pesante da sostenere.
La mia non è una posa, ve l'assicuro.
A volte è una condanna, ma non ci posso fare nulla.
Mi sento quasi prevedibile, nel mio essere non allineato.
Vi racconto un aneddoto.

Qualche mese fa, in tempi di elezioni, un'amica di mia moglie mi incontra e mi chiede: "Vai a votare?"
"Certo che ci vado", dico io.
"Non mi dire niente. Scommetto che voti....."
Beh, io la guardo stupito.
Aveva indovinato.
Non era affatto facile azzeccare.
Mai parlato di politica con lei.
Le chiedo: "E come fai a saperlo? non l'ho detto a nessuno..."
Non mi risponde, mi guarda e sorride.
Un sorriso che dice tutto.
Come dire: "Basta conoscerti solo un po' per capire che voti la corrente di minoranza del partito più piccolo dello schieramento secondario del movimento di opposizione..."

Beh, ci sono rimasto male.
Ebbene sì, faccio parte di una minoranza.
Molto meglio che far parte di una "maggioranza silenziosa", quella che mastica le "Center Fresh" (questa battuta, a proposito di minoranza, la capiranno solo i fans degli Offlaga Disco Pax).

Essere maggioranza significa decidere le ferie estive ad aprile e quelle di Natale a ottobre?
Andare a San Siro per il concerto imperdibile degli Unbelieveble Cazzons?
Fare Lavoro-casa-supermarket-scopata del sabato sera?
Sognare i caraibi per rinchiudersi in un villaggio turistico con menu italiano?

Preferisco essere minoranza, grazie.
Meglio il 2% di consenso (sincero) oppure lo share "bulgaro" di "C'è posta per te" della De Filippi?
Sono indeciso.
Nel frattempo ascoltatevi la ristampa di "Full Fathom Six" disco dei milanesi Six Minute War Madness datato 2000.
Rispetto alla edizione originale hanno aggiunto dei pezzi live dove si sente un pugno di persone che li applaude.
Ero tra loro, al Bloom di Mezzago, quando successe.
Come ne sono orgoglioso.
Che gran gruppo i Six Minute War Madness...

mercoledì 14 aprile 2010

Una divisa, un saluto, un simbolo, riconoscere i propri simili

Gli esperimenti sociologici mi piacciono, lo ammetto.
Il cinema tedesco anche.
Cosa c'entrano queste due cose?

Beh, ieri sera ho visto su Cult "L'onda", lungometraggio tedesco che mi ha ricordato nelle tematiche e nelle modalità di approccio un altro film a mio avviso bello e importante (anche se sottovalutato) come "The Experiment".

Un professore dimostra alla sua classe di studenti come sia possibile tornare ad un regime totalitario. Lo dimostra nei fatti, promuovendo in una settimana una serie di comportamenti finalizzati alla creazione di un vero proprio regime.

Lui stesso finisce per essere succube di questo meccanismo, trasformando la propria classe in un vero e proprio movimento etico-politico con le stigmate del Reich.

Ok, è un film ma c'è tanta verità potenziale in tutta questa faccenda.
Ne emerge un quadro molto vicino alla realtà, fatta di esseri umani votati intimamente a comportamenti repressivi, violenti... come se fosse una sorta di indole che noi tutti nascondiamo sotto pelle, nel DNA di essere umano.

Evidenzia ragazzi in grado di capire e di redimersi, ma anche persone talmente disperate da pensare che il "non avere niente" è molto peggio di "credere in qualcosa di sbagliato".
Un trampolino interessante per una serie di valutazioni che non avevo mai considerato.
E' per questo che l'emarginazione sociale e la mancanza di cultura sono il carburante migliore per un sistema totalitario?
Chi non ha niente può essere facilmente manipolato?
Penso proprio di sì, se si pensa anche all'incapacità di sapere riconoscere un regime, magari anche solo ai suoi albori.
Incapacità di riconoscerlo perchè magari non corrisponde alle "forme tradizionali e storiche" che noi tutti conosciamo.
Ignorando magari l'evoluzione dei sistemi di comunicazione di massa che iniziano a mutare e a imporre i propri modelli calandoli dall'alto.

Gran bel problema, gente.
Gran bel problema.

venerdì 26 marzo 2010

Morgan ospite a Raiperunanotte: ripigliati, per favore...


Ieri sera, come molti, mi sono sintonizzato su uno dei tanti "canali" disponibili per vedere la reale chiusura della campagna elettorale del centro sinistra, vale a dire il programma di Santoro.
Lo dico con senso ironico bipartisan, sia chiaro.
Ma non è di questo che voglio parlare, tant'è che di politica tradizionale questo blog NON PARLA.

All'improvviso è balzato nel palasport Morgan, chiamato da Santoro e accolto dal pubblico con applausi scroscianti.
Dopo qualche minuto gli è stata data la parola ed è stato un vero disastro.
Prima di lui avevano parlato Travaglio (affilato come un coltello, determinato e lucido), avevano fatto i loro interventi Cornacchione e molti altri.
Sarebbero intervenuti Benigni e Luttazzi di lì a poco.
Tutti molto informati, precisi nelle loro disanime, ironici e taglienti.
Morgan è stato un disastro, una sorta di handicappato della parola e del senso compiuto.
Non è riuscito a cavar fuori un concetto, o anche solo una semplice articolazione fatta di soggetto-verbo-complemento oggetto (e questo nonostante 3-4 minuti a disposizione).

Si è beccato con il pubblico che rumoreggiava (giustamente) per il suo essere così palesemente inconcludente, ha suonato il piano da cani accompagnando un imbarazzato Venditti che non sapeva più che pesci pigliare (ha finito di suonare? fa ancora una strofa? che cazzo vuole fare??).
Ha persino tentato di fare delle sottospeci di cori pur essendo completamente afono a causa di una recente operazione.
Alla fine ha chiuso uno spettacolo indecoroso con due illuminati concetti:
"L'Italia è un paese di merda? no! è il paese più bello del mondo!"
E poi ha aggiunto:
"In Italia bisogna riempire il vuoto culturale con la poesia... la poesia... LA POESIA!!!"
C'è mancato poco che non arrivasse l'ambulanza a portarselo via, ve lo giuro.

Che fine ha fatto il fine comunicatore, il brillante musicista, l'autore di dischi (con i Bluvertigo) in grado di tracciare davvero un segno in questi anni?
Se ne andato avvolto in una nuvola di crack?
Che cazzo stai facendo Marco Castoldi in arte Morgan?
Gli artisti rincoglioniti sono addirittura più patetici dei filibustieri con l'alzheimer, spero che te ne renda conto...
Getta la spugna finchè sei ancora in tempo...


PS: prossimo post dedicato interamente agli ultimi sviluppi del mio libro.

venerdì 19 marzo 2010

La mediocrità che mi propini alle 4.30 del mattino


Non ascolto praticamente mai la radio.
Le uniche volte in cui lo faccio è per sintonizzarmi su emittenti che non spacciano musica, tipo Radio24.
Oppure per ascoltare la radiocronaca di una partita.
Sono profondamente ostile alla categoria dei DJ, mi stanno terribilmente sulle palle.
Ti svegli alle sei del mattino e loro sono già lì ad augurarti buona giornata, brillanti e già "sul pezzo" come nessuno.
Trovano notizie curiose sfogliando il Corriere della Sera o Il Resto del Carlino e mandano il sondaggio: "Diteci se siete a favore o contrari alla chirurgia estetica! mandateci un sms al numero..."

Deglutisco per farmi coraggio:
Niente di peggio, questo è certo.
Preferirei la compagnia di Niccolò Ghedini se me lo dessero come alternativa obbligatoria possibile.
Il loro forzato ottimismo, il loro buonumore artificioso e posticcio mi innervosisce come uno spino nel culo.
Una canzone degli Afterhours diceva: "Quattro e mezza del mattino, per la radio sono troppo triste il DJ non mi parlerà... sembra tutto così chiaro a questo scemo, sembra sempre una sola la realtà... che qui non ho diritto di non essere felice, di non sentirmi vivo... nella mediocrità che mi propini"
Ci sarebbe poco da aggiungere, ma forse una cosa c'è.

Alla fine quel povero sfigato della radio di provincia con il corso di dizione alle spalle pagato con la paghetta da cameriere può essere una vittima anche lui.
Me lo immagino, a trasmissione terminata e a cuffie riposte sul banco mixer, abbassare lo sguardo sulla console.
Accendersi una MS e scuotere la testa.
E poi pensare: "come mi sono ridotto...cazzo, come mi sono ridotto"
Miseri fantocci nel circolo vizioso delle apparenze.
Come tutti, d'altronde.

domenica 21 febbraio 2010

Affermazioni disgustose di cui mi devo vergognare


"E' necesario garantire l'espressione di chi dissente".

Mi è capitato di sentir pronunciare questa frase in diverse occasioni, soprattutto nelle bocche di qualche politico ma anche scritto in qualche editoriale o pronunciato in tv.
Mi è sempre suonato un po' come "lasciamoli parlare, lasciamoli sfogare: che dicano quello che vogliono, tanto alla fine rientrano tutti a casa".
Penso che il sistema in cui viviamo - concedendo agli oppositori uno spazio espressivo - non faccia altro che autoconsolidarsi. La sua reale ragion d'essere è propagare se stesso e uno degli strumenti più astuti è quello di permettere a chi dissente uno spazio entro il quale muoversi.

Ovviamente questo spazio è a sua volta delimitato dal potere costituito ed è funzionale allo stesso potere contro il quale - apparentemente - crede di battersi.
Contenere.
Ecco il fine ultimo e la reale portata di alcune concessioni "regalate" dal potere ai presunti oppositori.
Quegli stessi oppositori che non si accorgono di stare "all'interno del sistema" che loro stessi criticano.
Quegli stessi oppositori che giocano un ruolo fondamentale nel perpetuamento delle condizioni di sottosviluppo cultuale e politico nel quale ci troviamo.

"Che tempo che fa" funzionale ad "Amici"
"Vasco Rossi" funzionale a "Eros Ramazzotti"
Tutti quanti a condannare il duomo di Milano scagliato in faccia a Berlusconi in quanto gesto "fuori dalle istituzioni".
Per la serie: "Stiamo tutti calmi: qui ci sono soldi e figa per tutti. Magari un po' più per noi, ma anche voi avrete la vostra parte, basta che non rompiate i coglioni".

sabato 20 febbraio 2010

A volte la modernità rompe le palle...


Come avete potuto notare ho modificato questo blog inserendo nella parte destra, sotto i link, i libri che in questo momento sto leggendo e che ho letto negli ultimi tempi.
Mi dicono tutti di arricchire il blog con elementi multimediali ma io, cazzo, di linguaggio html non capisco assolutamente nulla.
Per fare questa semplice modifica sono andato a tentativi (per più di due ore) rischiando di sputtanare tutto il blog. Fortunatamente ci sono riuscito.

E poi fondamentalmente penso una cosa: il blog deve rimanere un blog.
Le persone che vi accedono devono potersi concentrare su quello che c'è scritto.
Punto.
Non sopporto quei blog super-ultra multimediali dove ci sono più link a You Tube che Post, dove l'animazione Flash ti fa dire "oooohh!!!" la prima volta che accedi ma poi - dalla terza volta in avanti - ti fa dire "che due coglioni questa presentazione".

Come vedete ho tentato di dare una struttura definita e costante nel tempo a questo blog.
Struttura minimale (per necessità ma anche per scelta), due colori (il nero e il giallo...) e la necessità di trasferire la mia personalità (ma soprattutto quella del libro) in un modo di comunicare che - a mio avviso - deve recuperare una certa essenzialità, una delicata carnalità.
Per questo trovo sempre più simile il mio libro a questo blog.
Trattasi di emanazione l'uno dell'altro.
E vaffanculo alla multimedialità.

mercoledì 17 febbraio 2010

Il trio delle meraviglie


Devo evitare che questo blog diventi un diario, una sorta di valvola di sfogo.
Fino ad oggi ci sono riuscito ma a volte le giornate non lo permettono e la voglia di vomitare sulla tastiera è forte.
La frustrazione esiste solo quando ce ne rendiamo conto.
Quindi è essenziale - per non esserlo - evitare di chiederselo.
Lapalissiano ma non troppo.
Quando arrivo a fine giornata e non ho combinato un cazzo (intendo un cazzo di interessante) mi rompo decisamente le palle.
Do un'occhiata al web.
Vedo che Pupo si lamenta per l'esclusione a Sanremo.
Vado su You Tube per ascoltare la canzone e trovo che insieme a Pupo canta Emanuele Filiberto (sì, quello della pubblicità dei sottaceti) e un tenore coglione (per forza, si accompagna a quei due...).

La canzone è agghiacciante.
La ascolto tutta, molto attentamente.
Agghiacciante.

Me la sarei aspettata a Mai dire Gol, come gag esilerante di tre comici improvvisati e le risate della Gialappa's in sottofondo.
E invece è una cosa seria.
Chiudo il browser e rifletto giusto due secondi.
Non è vero che non ho combianto un cazzo di interessante oggi.
Ho messo "another brick in the wall" nel mio anti-bagaglio cultural/musicale.
Giornata positiva, senza dubbio.

giovedì 11 febbraio 2010

Come legittimare la violenza in casi specifici, circostanziati e sacrosanti.

I partiti infangono le città con migliaia di cartelloni elettorali abusivi.
I partiti politici vengono multati per centinaia di migliaia di euro.
Ogni volta c'è una sanatoria, per cui ogni partito paga 1.000 euro e si chiude la vicenda.

Questa volta Le Iene hanno beccato i parlamentari fuori dalla commissione prima del voto che estenderebbe il condono fino a marzo 2010 (una sorta di condono preventivo: infrangi pure la legge oggi, tanto non pagherai niente per i tuoi merdosi cartelloni elettorali per le regionali...)

All'entrata tutti dichiarano che non voteranno l'emendamento.
L'emendamento (della Lega Nord) passa con schieramento bipartisan.
All'uscita il giornalista becca un parlamentare (per la cronaca del PdL).
"Ha votato a favore?"
Silenzio
"Allora, ha votato a favore o contrario come ci aveva detto?"
"Veramente non ricordo"
"Non ricorda? ma è appena uscito..."
"Non ricordo..."
"L'emendamento è passato... aveva detto che votava contro.."
"C'è stato un ordine di partito..."
"Un ordine di partito??"
"Sì, non potevo sottrarmi..."
"Ma aveva detto che avrebbe votato contro!"
Silenzio
"Quindi ha votato a favore"
Silenzio
Poi aggiunge: "C'è stato un ordine di partito..."

Conclusione:
Io in questi casi sono a favore della violenza fisica.

PS: PER I RITARDATARI NELLA SEZIONE LINK E' STATO PUBBLICATO IL PRIMO CAPITOLO DEL LIBRO "IO MICARICO DI RABBIA"

martedì 5 gennaio 2010

Mi ritorni in mente...

Notizia di questi giorni: negli USA intensificati i controlli sui passeggeri provenienti da paesi considerati "esportatori" di terrorismo: Nigeria, Yemen, Pakistan, Iran , Sudan, Siria, Somalia, Afghanistan, Arabia Saudita, Algeria, Iraq, Libano, Libia e Cuba.

Può darsi che mi sbagli ma non ho notizie che negli ultimi cinquant'anni ci sia stato un solo cubano anche solo sospettato di terrorismo negli USA.

Al contrario ho memoria di innumerevoli tentativi da parte di un servizio segreto statunitense (CIA) di uccidere il Presidente di Cuba (tritolo sotto il palco di una manifestazione, sigari alla dinamite mandati in regalo, ostriche esplosive, cibi avvelenati e molto altro), di invadere il territorio cubano (la Baia dei Porci) tramite mercenari pagati e addestrati dallo stesso servizio segreto, di bombardamenti con aerei USA mascherati con i colori e la bandiera di Cuba per passare inosservati.

Mi ricordo pure di un cittadino di El Salvador pagato dalla CIA per mettere bombe a La Havana un po' qui e un po' là (tipo negli hotel). In uno di quegli attentati rimase ucciso pure un cittadino italiano (Fabio Di Celmo).
Era il 1997, ma nessuno sembra ricordare nulla.
Ovviamente.

sabato 7 novembre 2009

Killer del pensiero

Sono circa 13 anni che compro tutti i mesi "Rumore", una delle riviste di rock alternativo più interessanti. La rubrica che mi appassiona di più è "Avviso di chiamata" di Sergio Messina che si trova proprio in ultima pagina, a chiudere un'intero mese di lettura.

La mia ex fidanzata un giorno prese in mano quella curiosa rivista e andò subito in ultima pagina, a botta sicura. Mi guardò delusa e perplessa, quasi disgustata: "Ma che giornale è questo?? non c'è neanche l'oroscopo..."
Abbandonò quell'insignificante rivista sul divano e ritornò a guardare la tv.

Purtroppo è sempre più difficile riuscire a "buttare fuori la testa" oltre i consueti canali comunicativi e l'indipendenza di chi ha in mano la possibilità di fare informazione è relegata al ruolo di comparsa, a mero corollario, semplice "optional".

Come dice Sergio Messina sulla sua rubrica ecco perchè le raccomandazioni vanno per la maggiore: "Certificano la dipendenza dal potere e l'adesione a questo codice".
E poi ancora: "chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni (ma poi speriamo che muoia male)".

Sottoscrivo in pieno.
 
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