lunedì 30 novembre 2009

Bilancio... bilancia?

Sono passati 30 giorni dalla data di apertura di questo blog e sono piuttosto soddisfatto di come stia andando.
Il contatore che ho ficcato in fondo alla pagina mi sorride tutte le volte che lo guardo, nel senso che siete in molti a leggere queste righe e, un mese fa, non avevo idea se qualcuno si sarebbe mai soffermato a leggere il "making of" di IO MI CARICO DI RABBIA.

Io dalla mia ci ho messo quello che potevo: una costanza per lo più quotidiana nel cercare di aggiornarlo, idee e argomenti di vario tipo (ma tutti legati da un sottile filo rosso), un po' di attualità e qualche argomento trattato in maniera non proprio ordinaria.

Sappiate una cosa però: tutto quello che leggete ha in qualche modo rilevanza con il libro che sto cercando di portare avanti con così tanta fatica.
Tutto, niente escluso.
Anzi: a volte è questo stesso blog ad avermi aperto delle porte, credetemi.
Quindi è anche un po' merito vostro.
Se non fosse per voi non sarei qui a scrivere, visto che io non scrivo per me stesso, anche se sarebbe figo dirlo (ma forse terribilmente ipocrita).

Per festeggiare ho deciso che quando arriveremo ai 1.000 contatti pubblicherò un link attraverso il quale sarà possibile leggere in formato pdf il primo capitolo del libro, quello che apre le danze e ti fa entrare nelle dinamiche della storia.
Nel frattempo ho stampato un po' di adesivi per pubblicizzare questo blog, forse ve ne sarete accorti.
Spero che vi sia capitato di trovarlo su qualche lampione, su qualche fermata del bus oppure appiccicato sui cestini della spazzatura.

Avanti così, ci vediamo domani per riprendere il discorso.
Ah! dimenticavo...
Grazie.

domenica 29 novembre 2009

Rendersi conto

Una delle questioni che mi danno notoriamente più noia è l'annoso problema del "rendersi conto".
Chissà quante cose mi sono oscure, quanti fraintendimenti si sono insinuati sotto la mia pelle.
Quante cazzate mi sono state raccontate.

Il problema della conoscenza, di capire una questione, di essere informati è per me fondamentale.
A volte parlo con delle persone di argomenti che conosco profondamente e qualcuno ad un certo punto dice una cosa falsa, pur essendo convinto profondamente che questa sia vera.
Subito cerco di controbattere, portare dati a rinforzo della mia tesi... mi viene quasi da urlare "No! No! è quello che ti vogliono far credere... stammi ad ascoltare ti prego! di questa cosa ne so un sacco... l'ho studiata! l'ho approfondita! me ne sono curato a fondo!"
Qualche volta mi stanno ad ascoltare, qualche volte riesco addirittura a far passare il messaggio.

Poi mi chiedo: chissà quante volte succede il contrario.
I media generalisti passano un'informazione, la morale comune la consolida e io me la bevo fino in fondo. Ovvio che cerco in ogni modo che questo non succeda, ma sono realista: sarà capitato decine e decine di volte, sicuramente molte di più di quelle che mi immagino.

Avrei bisogno di persone che confutino le mie errate convinzioni, che mi mettano al corrente che qualcuno vuole che io la pensi così, che mi stanno imboccando cose non vere.
Ne ho veramente un disperato bisogno e a volte penso che in pochi vogliano fare questa cosa con me. Sinceramente lo considero un problema, tant'è che cerco il più possibile di essere informato, ci tengo veramente, credetemi...
Poi a volte incontro qualcuno che non solo non sa niente di niente, ma che NON VUOLE SAPERE NIENTE DI NIENTE, e allora in quel caso non c'è altro che alzare le braccia e arrendersi.
La razza peggiore, senza dubbio.

sabato 28 novembre 2009

Le tentazioni di Sant'Antonio

Quando guardo un quadro di Salvador Dalì mi sembra di entrare in un altro mondo.
Mi perdo nei particolari, mi soffermo per decine e decine di minuti guardando in ogni angolo nascosto, osservando ogni piccolo insignificante(?) dettaglio.

Quando guardo un quadro di un qualsiasi altro pittore (magari un grande artista, riconosciuto ed apprezzato) mi annoio con una velocità impressionante: non riesco a starci vicino per più di 15 secondi.
Probabilmente, anzi ve lo do per certo, non capisco un cazzo di pittura, altrimenti avrei sicuramente una cultura maggiore in questo campo e non apprezzerei un numero così ristretto di opere.

Per Dalì è un'altra cosa: i suoi quadri mi sembrano fuoriusciti da una seduta psicoanalitica senza soluzione di continuità, si intrecciano con i sogni, amano i contrasti, sono intrisi di sesso adolescenziale, innocente e perverso allo stesso tempo.

Il famoso quadro "La persistenza delle Memoria", meglio conosciuto come "il quadro degli orologi molli" viene da un sogno dello stesso Dalì dopo un'indigestione di Camembert.
Niente di più sballato/geniale accoppiarlo all'idea del tempo che cola.
E poi avete mai visto qualcosa di più originale di un elefante con le gambe lunghissime come quelle di un insetto? date un'occhiata a "Le tentazioni di Sant'Antonio" e troverete pane per i vostri denti.

Sono sicuro che Roberto, il fotografo di "IO MI CARICO DI RABBIA" saprà gestire queste influenze, incanalarle e rielaborarle.
Davvero magnifiche e probabilmente molto adatte alla sua sensibilità di artista deviato.

giovedì 26 novembre 2009

Gestire le proprie idee

Uno dei canali del pacchetto Sky che merita di essere visto è senza dubbio "Current" (trovatelo sul n. 130). Lo chiamano canale di controinformazione, oppure di informazione alternativa... non ricordo perfettamente.
Quello che ricordo perfettamente è l'impronta che lo contraddistingue: tagliante, graffiante, carico di immagini e interviste che non si vedono da nessuna parte.

Ieri stavo quasi facendo tardi al lavoro pur di vedere la fine del documentario sull'Affare Mondadori, e mi sono chiesto dove mai avrei potuto vedere quelle immagini, sentire quelle dichiarazioni e interviste, riunire il filo del discorso se non guardando uno speciale di Current.
Programmi rifiutati dalle tv generaliste perchè scottanti, oppure ignorati perchè scomodi dai giornalai della RAI.
Gli spazi bisogna cercarseli da soli, questo l'ho capito da un pezzo.
Bisogna strapparli con i denti, bussare porta a porta (non da Vespa) agire a cuneo.

Capire gli errori con l'esperienza? cercare di andare per gradi? A cosa serve tutto questo se poi le generazioni ricominciano da capo? Cosa serve se c'è sempre un punto di partenza e mai un punto di arrivo?.
Battere con vigore e intensità, subito... spingendo le forze, agendo immediatamente, senza mediazioni.
Iniziando da se stessi, dal proprio stile di vita.
Decidere da che parte stare.
Forse anche un canale televisivo può essere d'aiuto a noi stessi, alla nostra voglia di esistere e ribaltare il tavolo a cui ci hanno costretto a sederci.

martedì 24 novembre 2009

Iniettare qualcosa (non eroina però...)

Ho comprato l'ultimo libro di Dan Brown.
So che è considerato un paraculo, un semplice rielaboratore di idee altrui.
E forse qualcuno lo aiuta nello scrivere, tipo un ghostwriter.
Dubbi "che non fanno bene al gioco del calcio" come direbbe un qualsiasi commentatore televisivo carico di retorica, ma qualcosa su questo libro c'è da dire.

Infatti, alla faccia dei detrattori, l'ho trovato piacevole.
Non tanto per la storia, forse non particolarmente originale (il solito pazzo-fanatico presente in tutti i suoi precedenti libri, il solito contorno artistico-esoterico, i consueti codici indecifrabili che diventano decifrabili con un intuizione che nessun essere umano avrebbe mai potuto avere) ma per la voglia di andare oltre i soliti confini narrativo-descrittivi.

Ho notato una propensione in questo libro di Brown.
Ho notato una genuina propensione per il suo lettore, la volontà di trasferirgli un'immagine differente della vita e della realtà. La voglia di iniettargli un dubbio riguardo la sua esistenza.

Molto ruffiano, eppure ammirevole nella forma e nella sostanza.
Materiale su cui riflettere insomma, e di questi tempi è già tanto.

domenica 22 novembre 2009

Diversità = Ricchezza

Ho trovato questa frase di Leonardo Sciascia che merita di essere osservata con interesse, una piccola gemma che può davvero aprire una chiave di lettura utile per capire in che direzione sta andando il mio nuovo libro.

"Un orologio che va male non segna mai l'ora esatta. Un orologio fermo la segna due volte al giorno"

Perfetta! Mi sembra davvero significativa per descrivere l'importanza della diversità estrema, quella che contraddistingue coloro che remano continuamente controcorrente, disallineandosi
perennemente con il pensiero comune. Queste persone mi incuriosiscono parecchio, devo ammetterlo.
Ne ho incontrate qualcuna, e tutte le volte mi sono trovato veramente affascinato, disturbato e attratto dal loro radicalismo.

Chi vive la sua vita trasgredendo saltuariamante le regole della comunità a cui appartiene può capire solo parzialmente la vera essenza delle cose, rimane semplicemente e temporanemaente asincrono, incompiuto... un po' come un orologio che funziona male, che segna il tempo in maniera approssimativa. Tutti noi siamo degli orologi che ritardano, che si riallineano, che ritornano a ritardare.

Colui che stravolge ogni principio, buca ogni taboo, rompe con i principi del vivere comune viene sempre emarginato, talvolta rinchiuso in strutture psichiatriche.
State certi che queste persone, nel loro completo rifiuto della morale comune, nel loro vivere perennemente nel loro mondo qualche cosa "c'azzeccano".
"Almeno due volte al giorno" sono lucidi, perfetti: inquadrano la vita probabilmente come nessun altro riesce a fare.

Mentre tutti noi ci affanniamo a sincronizzare le nostre vite in continuazione, sapendo che dopo poco saremo ancora lì, a tentare di vedere se l'ora che segnamo è veramente quella giusta.

venerdì 20 novembre 2009

Lampadine che si accendono

In questo momento sto scrivendo l'ennesimo capitolo del mio libro.
Ho interrotto perchè ho appena avuto una buona idea narrativa e sono qui per dirvelo, tutto qua.
Non avevo idea di come preseguire questo capitolo, ci giravo intorno da almeno tre settimane.
Ci pensavo soprattutto durante i momenti liberi ma ogni volta era la stessa cosa.
Quattro-cinque-dieci idee, ma nessuna che sembrava completamente soddisfarmi.

Non ho mai avuto problemi in quanto a "capacità produttiva di idee".
Ne ho sempre avuti invece nell'ambito della incapacità di decidere quale sia l'idea più adatta, partendo dal fatto che non esistono idee sbagliate, o completamente sbagliate.

Palahniuk, uno dei miei autori preferiti, dice che il libro in procinto di essere scritto è zeppo di "pistole fumanti", vale a dire di spunti abbandonati chissà dove, che aspettano solo di essere ripresi per sviluppare un'idea narrativa che necessità di un punto di svolta.
Bene, ho appenato trovato una di queste "pistole fumanti", l'ho dissotterrata e l'ho usata mentalmente per "coprire" un capitolo che io reputo determinante al fine dello sviluppo della storia.

Ora ho finalmente tutto in testa, non mi resta che dirlo.
La parte più divertente e più facile, almeno per me.
Adesso scusatemi, torno a scrivere ancora qualche cosa, prima che l'entusiasmo cali e che mi renda conto che forse "quell'idea" non è veramente ciò che mi aspettavo.

mercoledì 18 novembre 2009

Mojito (quello vero)

Siccome non ho sempre voglia di tediarvi con le mie elucubrazioni mentali ho deciso che oggi posterò la ricetta del Mojito, visto che l'ho imparato a fare a L'Havana e, tornando in Italia, me lo sono visto fare con il Cointreau (giuro che stavo per insultare il barman).

Ci vuole un bicchiere tipo tumbler alto (quello in foto), quindi procuratevelo. In alternativa se ne può usare uno un po' più basso e più largo, sempre tumbler.

Preso? mettetici dentro un cucchiaio abbondante di zucchero di canna bianco (lo so... in Italia non c'è, prendete quello scuro) e preparate il lime: tagliatene un quarto a spicchietti e, con la buccia, gettatelo con noncuranza nel bicchiere. Poi prendetene metà e spremetelo per buona parte (non tutto)nel bicchiere.

A questo punto ci vuole un pestello: dateci dentro con un po' di vigore in modo tale che tutto si amalgami al meglio. Poi prendete 7-8 foglie di hierba buena (che due coglioni... la hierba buena in Italia non c'è... surrogate con la mentuccia... attenzione ho detto mentuccia, non menta!) e pestate leggermente... mi raccomando... leggermente!

Ora il ghiaccio: prendetelo e spaccatelo in uno straccio con il pestacarne, riempite il bicchiere fino a 3/4. Ora aggiungete rhum cubano non invecchiato (quello chiaro per intenderci) fino a metà bicchiere e completate il tutto con acqua minerale gasata. Guarnite il tutto con altre foglioline di mentuccia e due cannuccie.

Poi prendete il bicchiere e tracannatelo alla mia salute.

martedì 17 novembre 2009

I soldi ci uccideranno, stanne certo.

Non capisco perchè per avere un minimo di dignità a livello artistico bisogna sempre fare i conti con le vendite e con la visibilità.
Vendi 30.000 dischi? sei un grande per forza, hai fatto certamente un grande disco.
Ne vendi 1 milione? ovviamente sei un dio della musica e il disco è quanto di meglio si possa immaginare.
Ovviamente se non vendi un cazzo sei soltanto un povero coglione che spreca tempo invece di lavorare sul serio. Lapalissiano.

Anche su questo blog è successo. Intendiamoci, si tratta di un amico che ha voluto fare una battuta, sostanzialmente non è successo nulla di particolare.
"Vai a fare la pratiche, va là!" è questo quello che ho trovato tra i commenti di questo blog, alludendo in maniera esplicita al mio lavoro impiegatizio.
Trenta secondi dopo averlo letto ho eliminato la possibilità di lasciare commenti, con mio grosso rammarico (anche perchè qualcuno mi aveva già chiesto di poter lasciare commenti ai vari post) e questa è stata per me una grossa sconfitta, probabilmente l'ennesima.

Mi verrebbe da dire: "Per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno" ma questo detto mi fa talmente incazzare che, con tutta probabilità, se la pensassi davvero così la mia situazione emotiva riguardo questa faccenda non farebbe altro che peggiorare.
Magari tra un po' di tempo renderò di nuovo possibile l'invio di commenti ma nel frattempo mi va di dirvi una cosa: ho visto dal vivo gruppi suonare di fronte a 50 persone e suonare meglio degli U2. Sono andato al cinema a vedere film che hanno incassato un millesimo rispetto a quanto incassato da uno qualsiasi dei film di Christian De Sica e pensare che non c'è paragone.

Prima o poi i soldi ci faranno ingoiare tutte le cazzate inutili che ci siamo comprati grazie a loro e ci faranno crepare.
Statene certi.

lunedì 16 novembre 2009

Stile, sostanza e apparenza

Ho sempre avuto una buona calligrafia, la mia vecchia maestra (pace all'anima sua) me lo diceva ogni tanto.
Addirittura alla scuole superiori, nella materia più idiota che esiste (stenografia), non avevo difficoltà a tracciare quelle stupide linee con un certo stile, di cui certo non mi vantavo.

Non so se questo aspetto può aver influito ma, al contrario di quasi tutti, nella mia quotidianità (e quando è possibile) cerco di scrivere brandendo quel vecchio strumento anarchico chiamato penna.

Non voglio perdere l'abitudine a scrivere manualmente, lo trovo un gesto per certi versi carico di significato e - perchè no - sostanza.
Certo, scrivere come sto facendo in questo momento è per certi versi più comodo e di bell'aspetto ma in questo post rivendico il dovere di scrivere senza tastiera del pc.
Sostanza, a volte, fa rima con stile, appagamento visivo, voglia di personalizzare uno scritto prendendosi le responsabilità di esprimere dei concetti senza la scialuppa di salvataggio del tasto CANC (come per altro ho fatto almeno 3-4 volte in questo post).
Non voglio avere scialuppe di salvataggio quando scrivo.
Voglio avere rimorsi per quello che ho scritto e che non merita di rimanere scritto.
Voglio strappare un foglio di carta e ricominciare.
Al massimo voglio fare fatica per cancellare quanto ho scritto.
Cazzo quanto mi mancano la Paper Mate Replay con la gomma sul cappuccio: un perfetto strumento tecnologico del quale abbiamo fatto a meno troppo presto.
Sostituendolo con una tastiera di merda.
 
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