mercoledì 21 marzo 2012

Di nuovo immerso nel "Muro"

Ogni tanto mi capita di tradire il mio negozietto di musica indie "tutto polvere" per un megastore.
Capita sopratutto quando c'è da risparmiare quei 4-5 euro (se non di più) per un'uscita che riesco a trovare anche nella grande distribuzione.
Per esempio l'ultimo album doppio dei Verdena a suo tempo l'ho pagato da Mediaworld 12,90 mentre conosco una persona che l'ha pagato 28.
Differenza direi non sottovalutabile.

Così qualche giorno fa mi ritrovo a girare per una mezz'oretta tra gli scaffali luminosi e ben tenuti della nostra catena super-mega-galattica con i Litfiba in sottofondo (e mi è andata ancora bene).
Poi a un certo punto, una folgorazione.
E che cazzo è quella roba lì?
Sembra la confezione del Monopoli tanto è grande ma la scatola è tutta nera con la scritta "Pink Floyd: The Wall"
Sul retro della confezione capisco che si tratta della famigerata confezione "Immersion 2012" di cui ho tanto sentito parlare.
Guardo il prezzo: 99,90 Euro
Che botta, però pensavo di più.
Poi guardo il contenuto e ci trovo 6 CD e un DVD più alcuni gadget dall'aria esoterica che scavano la mia attenzione: biglie con disegnati i muri, sacchetti di velluto nero, book fantastici, riproduzioni di biglietti dei concerti e pass per il backstage, cartoline, riproduzioni dei fantocci, sciarpe con i simboli floydiani... un mucchio di roba insomma.
Guardo meglio.
Sconto del 20%
Ok, siamo già scesi a 80 euro
Mi ricordo di aver diritto a due buoni da 10 euro ma serve almeno un altro acquisto.
Vedo l'ultimo di Mark Lanegan a 14 euro e lo prendo.
Ora ho i due buoni da 10 euro da spendere.
Lo pago 60 euro ed esco da quel posto con il sorriso sulle labbra.

Ok.
Ho dato 60 euro a dei multimilionari per un CD che nella versione originale ho già comprato 20 anni fa.
Che ci volete fare, sono un pirla.
Ho impiegato però più di un'ora solo a guardare l'intero contenuto di quel box.
I CD sono rimasterizzati con i coglioni e suonano da dio, con la cassa e i tom di Mason che sembrano uscire dalle casse dello stereo.
Alla fine sono contento, cazzo volete?

The Wall e i Floyd sono così.
Il più alto esempio di musica pop, se volete.
Li ascolta anche mia mamma, piacciono anche a lei.
Ma se qualcuno ha voglia di soffermarsi sulla grandiosità e complessità dell'opera "The Wall", sui testi sarcastici e devastanti di Waters, sulla critica feroce (in tempi non sospetti) verso lo sviluppo della società moderna, sui molti passaggi musicali ancor'oggi inarrivabili... beh... ci si accorge di essere di fronte a una delle forme più complesse e stimolanti di opera d'arte degli ultimi 50 anni.
Bisogna sbattersi certo.
Studiare la materia, aver voglia di imbattersi nelle allegorie e nei significati reconditi di questo formidabile mix di musica e parole.
Cercare di capire come è nato, perchè è nato.
Che cosa vuole comunicare.
Dopodichè "Il Muro" cadrà per tutti.
Magari addosso a chi conosce solo il ritornello di "Another brick in the wall"

sabato 10 marzo 2012

Hangover di nuovo in pista





Dopo qualche mese di assestamento (diciamo dieci) posso finalmente dire di aver ricominciato a suonare.
E' successo e non era nei miei programmi.
Ma è successo.

Non ne ho parlato prima quasi per scaramanzia, ma in questo momento è assolutamente giusto prendere atto che sono ormai parecchi mesi che il mio gruppo si è rimesso in pista con la giusta voglia di stupire e che possiamo dirci ufficialmente ricostituiti.
Da parecchio lavoriamo sui pezzi del vecchio repertorio ma questo secondo me non era sufficiente per considerarci di nuovo in pista.
Bisognava metterci alla prova con del nuovo materiale, nuove canzoni.
Beh, questa cosa è successa e il nuovo pezzo composto dopo molti anni a questa parte è davvero un bel pezzo.
Ne sono davvero entusiasta.

Sono ritornato a scrivere un testo ed è stato più facile del previsto.
Ricominciare a cantare/declamare/recitare un po' meno visto che ritrovare il feeling con la voce non è stato certo immediato ma ora mi sento quasi pronto anche su quel versante.
In sala prove è adrenalinico tornare a sentire le chitarre che spingono, la batteria pestare sulle pelli e tutto il resto.
C'abbiamo tutti quasi 40 anni ma essere lì dentro vuol dire trasformare la nostra energia in qualcosa di creativo e costruttivo, vivere al di fuori del tempo e dello spazio.
Creare una bolla dove ritrovarci ad occhi chiusi.

Credo andrà avanti questa cosa, comunque farò di tutto per portarla avanti nonostante problemi, impegni famigliari e lavorativi.
Suonare dal vivo, magari un nuovo disco dopo l'ultimo del 2006.
Ecco quello che dovrebbe succedere.
In fondo scrivere e suonare sono tra le cose migliori della vita.
Se non le migliori.

Qui sotto il testo della nuova canzone.

- Pozzo dell'Arco -

Una settimana fa al supermercato
un barattolo di pomodori scaduti mi ha mostrato senza remore il buco di culo
profondo dove ci stiamo incamminando.
Oh! santa vergine incoronata, non credi che io ne abbia abbastanza? Che ne abbia abbastanza eh?

Poi ho pensato che il carrello della spesa era quasi pieno, che le scarpe erano nuove, che il vortice delle corsie affollate e la radio con la voce del primo Venditti non erano certo lì per caso.
Potevo sentirli scavare un solco profondo
quanto l'abisso di Pozzo dell'Arco
Potevo sentirli mendicare un frammento di verità che non apparteneva loro da generazioni e generazioni.

Poi a un certo punto arriva un messaggio di Ando che dice "Non sapevo che i tori avessero gli arti inferiori"
"È la mia verità", gli risposi come in trance.
I tori con i testicoli esplosi inchiodati ad una croce hanno gli arti inferiori, altrimenti che differenza potrebbero fare?
I tori con i testicoli esplosi inchiodati ad una croce hanno gli arti inferiori, altrimenti che differenza potrebbero fare?
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giovedì 1 marzo 2012

Pubblici ufficiali delle mie palle (vuote)


Ieri sera ho letto una mail pubblicata sul Mucchio Selvaggio che mi ha particolarmente colpito.
Parlava di un ragazzo, di sua madre e del padre morto in ospedale.
Ad aspettarli in prossimità del letto del loro defunto, hanno trovato due signori molto distinti, cordiali e rispettosi dell'accaduto.
Si sono proposti di trasportare la salma a casa, dove sarebbe stata tra gli affetti di parenti e amici. Inoltre si sarebbero presi cura di tutto quanto, pratiche burocratiche e incombenze varie.
Sarebbe stata sufficiente una firma per la dimissione del corpo, tutto qua.
Ovviamente i due tizi erano di un'agenzia di pompe funebri ma quello che inquieta è il fatto che ovviamente fossero stati avvisati direttamente da infermieri compiacenti, pronti a ricevere provvigione sull'eventuale buon fine della trattativa.

La lettera si chiudeva così: "Li ho cacciati via tra lo stupore dei presenti. Ho preferito la camera mortuaria dell'ospedale, fredda e cupa ma molto più dignitosa di quei due personaggi. Senza pensare a chi stanno in mano le agenzie di pompe funebri nella mia città..."

Grande mossa, concordo in pieno.
La cosa che mi fa davvero vomitare è la chiamata degli infermieri.
Sei pagato per fare il tuo lavoro, non per ricevere mazzette sulle sventure altrui.

A me è capitato di fare un incidente di macchina piuttosto importante.
L'intervento dei carabinieri è stato fulmineo.
Rilievi, raccolta delle dichiarazioni e tutto il resto.
Poi mi chiama il maresciallo della pattuglia intervenuta nel sinistro.
Mi prende da parte e non capisco perché.
Tira fuori il biglietto da visita di un'officina meccanica.
"Sono bravi e veloci", mi dice.
"Ti vengono a prendere il veicolo subito e te lo riparano a prezzi modici, garantisco io"
Volevo rispondergli: "...e la tua mazzetta per la segnalazione? Pago io anche quella?". Alla fine dissi semplicemente "no grazie" e aspettai 4 ore sul ciglio della strada l'arrivo del mio meccanico di fiducia.
Pubblici ufficiali delle mie palle vuote.
Infermieri o carabinieri, ma sempre con le palle vuote.
Pronti a integrare il loro stipendio con sostanziose mazzette alle spalle dei disgraziati


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lunedì 20 febbraio 2012

Dubbi sulla vita al supermercato. Risolti brillantemente.




Stasera al supermercato ho deciso di scrivere questo post.
Mi è venuto in mente così, non so neppure io perché.
Forse un paio di coincidenze o forse no.
Fatto sta che ho notato alcune preoccupanti degenerazioni nei prodotti che la grande distribuzione ci propina.
Cibo, insomma.
O forse sarebbe opportuno dire "surrogati di cibo", sofisticazioni o esperimenti.

Negli altri paesi del mondo mi era già capitato di vedere certi obbrobri, e li imputavo alla scarsa cultura gastronomica di americani, tedeschi e inglesi.
Ma ora sembrano arrivati anche da noi, e sembrano spingere per ottenere più spazio, più consensi.
Più vendite.

Passo nel banco frigo, quello dove ci sono yogurt e mozzarelle.
Vedo una specie di contenitore trapezoidale simile al contenitore per i popcorn che ti danno al cinema.
Dentro ci sono i tortellini al ragù.
Prendo in mano la confezione e leggo le istruzioni.
Dicono di mettere quel coso nel microonde (e solo nel microonde) per sette minuti.
Di staccare la forchettina - già compresa all'interno della confezione - e gustarsi direttamente da quel contenitore i tortellini al ragù della mamma.

Mi viene il voltastomaco solo a pensarci.
Se non posso mangiare i tortellini di certo non compro quel coso.
Salvate almeno la pasta, cristo santo.
Almeno la pasta...

Passo al bancone dei salumi e do un'occhiata alla gastronomia in bella mostra, adagiata su letti di insalata o impreziosita da dettagli come un limone tagliato o delle confetture per i formaggi.
Vedo degli spiedini di gamberoni molto invitanti.
Sono impanati, pronti per la padella.
Li sto per ordinare.
Due begli spiedini di gamberoni per cena, e già mi viene l'acquolina.
Niente male.
Poi guardo meglio.
Leggo il cartellino.
"SPIEDINI AL SAPORE DI GAMBERO"
Non ci posso credere.
Sono delle polpette di "chissà cosa" con la forma del gamberone infarciti di qualche aroma artificiale per farli puzzare di pesce.
Roba da matti, penso.
Non ci capisco più un cazzo.
Mi guardo in giro e ordino un etto di crudo.
Mentre lo tagliano con l'affettatrice allungo il collo per vedere se stanno tagliando un pezzo di plastica o altro.
Per il momento almeno il prosciutto crudo è salvo.
La vita quella no.
Quella è già compromessa da parecchio tempo.

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giovedì 16 febbraio 2012

20.000 volte grazie...

Solo un semplice post commemorativo...
20.000 contatti
20.000 volte grazie
E poi leggete qui sotto il post vero e proprio, mi raccomando...

mercoledì 15 febbraio 2012

Marlene Kuntz a Sanremo




I Marlene Kuntz suonano a Sanremo.
Innanzitutto mi obbligo a utilizzare il termine "suonano" e non "cantano" come la tradizione vuole e come sono stati presentati da quella vecchia carampana tirata a lucido chiamata Gianni Morandi.
Si presentano in giacca. Luca Bergia sembra un turnista dietro le pelli e suona come in tutta sincerità potrei suonare anch'io.
Un bel "quattro colpi sul charlie e uno sul rullo".
Tutto qua.
Fortuna che l'ho visto sul palco del tour de "Il Vile" fare cose devastanti per bellezza, difficoltà e intensità.
Visto qui sembra che abbia preso lezioni dal batterista dei Matia Bazar.

Tesio si muove come al solito ma inserisce riffettini tra un verso e l'altro come solo Mark Knofler dei Dire Straits è in grado di fare.
Cristiano entra in scena con un'acustica.
Sembra l'abbia imbracciata tre-quattro volte e forse è proprio così.
La suona con vigore, ma l'effetto è identico a quello che farebbe un leone che sbrana un pappagallo.
C'è qualcosa che non va, sembra surreale.
Il cantato è il solito.
Trascinato, a denti stretti, impacciato.
I Marlene Kuntz dicono che non suonano più indie-noise perché è inutile ripetersi.
Però, intanto, sono 4 album che suonano con l'ovatta e allora mi chiedo se non sia giunta l'ora di toglierla da dentro le chitarre, visto che di canzoni morbide ne hanno fatte ormai una cinquantina negli ultimi dieci anni.

Ormai li ho visti tutti a Sanremo.
Marlene Kuntz, Subsonica, Afterhours, Bluvertigo.
Troppo timidi e arruffati gli Afterhours, fuori fase i Marlene, Subsonica così-così.
Alla fine chi veramente ha spaccato il culo è stato il buon vecchio bistrattato Morgan con i Bluvertigo.
Me lo ricordo ancora.
Gambe larghe e basso slappato, canzone coraggiosa e ringhiosa.
A rivederlo ho un moto d'orgoglio.
Come quando i Placebo spaccarono gli amplificatori della Rai e furono sommersi di fischi.
Rock 'n roll, cazzo.
Rock 'n roll.







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sabato 4 febbraio 2012

Millennium - Uomini che odiano le donne

Seguo David Fincher e i suoi film da almeno 15 anni, esattamente dal 1995.
A quel tempo aveva dato alle sale quello che tutt'ora reputo il miglior thriller della storia del cinema, vale dire quel "Seven" che ha inciso fortemente e violentemente sulla mia immaginazione di scrittore in fase di embrionale.
Ogni tanto sento dire da qualcuno: "Grandissimo film Fight Club!!" e io "E' un film di Fincher..."
"Davvero? e chi sarebbe questo Fincher?"
Oppure ancora: "The Game è il mio film preferito!" e io ancora "E' di David Ficher!" "Ah si?? non lo sapevo..."
L'elenco è lungo e la carriera del regista è a dir poco entusiasmente.
Alien 3, Panic Room, Zodiac, The social network, Il curioso caso di Benjamin Button sono le altre perle di questo americano atipico, maniaco e visionario.

Il regista di Denver probabilmente non ha passato un bel periodo dal 2002 al 2007.
Cinque lunghi anni senza dare alle stampe nessun film.
Sembrava bloccato da chissà cosa o da chissà chi.
Io lo aspettavo con ansia e lui tornò con un nuovo capolavoro di genere poliziesco-investigativo.
Zodiac.

Di solito quando un artista sta fermo parecchi anni chissà perchè ho l'impressione che stia combinando qualcosa di importante.
Probabilmente si tratta di ricaricare le batterie o probabilmente solo di coincidenze.
Al contrario diffido molto da chi sforna album/libri/film con eccessiva continuità, diciamo tutti gli anni o quasi.
Anche Fincher - purtroppo - ha avuto il suo passaggio a vuoto e a mio avviso si tratta proprio del fenomeno dell'eccessiva esposizione.
Sono qui a raccontarvelo, con un briciolo di amarezza ma è così.
Anche i grandi sbagliano.

Ho visto "Millennium - Uomini che odiano le donne" e senza dubbio è il suo peggior film.
Non è un caso che venga solo un anno dopo "The Social Network" per il discorso che facevo prima.

Si tratta di un remake, ma in realtà è esattamente la riproposizione del film svedese di qualche tempo fa.
Primo dubbio: perchè rifarlo a soli due anni dalla versione originale? perchè ricostruirlo senza apportare nessun cambiamento?
L'impressione è quello di un "dèja vu" fastidioso.
Battute, inquadrature.
Tutto torna.
Tutto sa di già visto.
Inoltre ho l'impressione che il film del 2009 abbia catturato meglio l'atmosfera svedese, il clima mentale in cui si svolge la vicenda.
Anche gli attori sembrano ricalcare senza slancio le interpretazioni del film di due anni fa.
Non basta qualche scena davvero sconvolgente per sollevare le sorti del film.
Sembra che Fincher abbia lavorato per onor di cronaca, senza marchiare la pellicola con il suo stile, con i suoi messaggi.
In definitiva la parte migliore del film sono i 3 minuti iniziali, con il rifacimento di "Immigrant Song" dei Led Zeppelin da parte di Trent Reznor dei Nine Inch Nails, cantata splendidamente da Karen O degli Yeah Yeah Yeahs.
Per il resto nebbia, e pure molto fitta.
E la neve del nord della Svezia, che cade implacabile sulle polveri bagnate del mio regista preferito.

Meglio la pioggia, dico io.
Quella che in Seven cadeva copiosa ad ogni angolo della città.
Quella che faceva dire a Morgan Freeman una delle migliori frasi che abbia mai sentito dire in un film.
"Hemingway una volta ha scritto che il mondo è un bel posto e vale la pena lottare per esso. Condivido la seconda parte".

Consiglio spassionato: Prendersi almeno due anni di pausa da Hollywood.
Ricaricare le batterie e tornare più feroci di prima, please.
Qui sotto il link della colonna sonora.
Da ascoltare...

martedì 31 gennaio 2012

Quando la televisione è pura poesia

Splendido programma su Rete 4.
"Quarto potere", conduce Salvo Sottile
Lo trovo per caso gironzolando sui canali generalisti e la prima cosa che noto è che Sottile ha fatto più di un corso di dizione visto che l'ultima volta che l'ho sentito parlava con accento siciliano da far invidia allo stereotipo "coppola e lupara".
Adesso è il nuovo Vespa.
"Contento lui...", penso.
Si parla della nave affondata e c'era da aspettarselo.
Cerco con lo sguardo il plastico del disastro e mi stupisco di non trovarlo.

C'è Meluzzi che critica il programma dicendo che si sta parlando solo sulla base di stereotipi tipo "cherchez la femme" e "il comandante era ubriaco".

Penso che un po' c'azzecchi, ma Sottile lo zittisce dicendo che è lui stesso il primo a sguazzarci.
Insomma: "Sei qui pagato da noi, non permetterti di sputare nel piatto in cui stai mangiando. Stai zitto e spara le solite ovvietà di cui sei maestro, intesi?"
Mi stupisco dell'aggressività del conduttore, ma lui in fondo difende il suo territorio.
Ha impiegato anni e anni per avere un suo show e adesso nessuno gli deve rompere i coglioni mettendone in dubbio l'efficacia e la linea editoriale.
Figurarsi se un povero vecchio psichiatra del cazzo può sognarsi di alzare una critica.
Ma il meglio deve ancora arrivare.
C'è una coppia di naufraghi seduta comodamente in poltrona.
Sono continuamente interrogati e loro aggiungono particolari, raccontano.
Fanno i protagonisti, si vede lontano un miglio.
Non so sulla base di cosa siano stati scelti tra migliaia di naufraghi ma loro sono lì e tanto basta.
Domanda di Sottile: "Su internet si è ipotizzato che voi non sareste dei veri naufraghi della Concordia. Cosa rispondete a queste illazioni?"
La signorina risponde buttando gli occhi al cielo, scocciata.
"Cosa rispondo? Semplice, si tratta di persone in cerca dei soliti cinque minuti di notorietà"
Sottile annuisce e passa alla prossima domanda.
Strabuzzo gli occhi.
Il programma è già al suo punto più basso.
La pagliuzza nell'occhio altrui viene notata e sottolineata.
La trave nel proprio, ovviamente passa inosservata.
Non importa, nessuno si azzarda a dire nulla, Meluzzi ha già avuto la sua dose di improperi.
Un attimo solo.
C'è la pubblicità.
Torniamo tra poco, non andate via.

domenica 22 gennaio 2012

Piccole eccezioni senza senso




Ormai è un bel po' che non vado al cinema con mia moglie.
Il nostro piccolo "mostro" di 19 mesi va a letto alle 20.30 e quando chiude gli occhi c'è solo voglia di buttarsi sul divano senza l'impiccio di chiamare una baby sitter e vestirsi per andare a vedere un film qualunque.
Quindi ci si butta sulla televisione, cazzo vuoi farci.

Gira che ti rigira i canali su cui sbatti la testa sono sempre quelli, così ho iniziato a cercare se c'è qualche canale e qualche programma che stupidamente ho ignorato.
Vado su History Channel.
"Affari di famiglia"
Che titolo del cazzo, penso.
Si parla di un moderno negozio di Las Vegas (gestito da una famiglia di pseudo pazzi) che compra da chiunque oggetti che possono avere un valore commerciale.
C'è gente che vuole vendere un sedile ejettabile di un jet degli anni '60, chi arriva con sciabole della guerra d'indipendenza, chi propone una macchina portatile per fare l'elettro shock degli anni '50.
Tutti vogliono vendere e spesso il negozio compra a 10 per poi scoprire che l'oggetto può essere rivenduto a 25.

I proprietari sono dei mattatori e l'hanno sempre vinta.
Arrivano personaggi che devono sposarsi e hanno bisogno di soldi, altri che devono fare un viaggio e devono incamerare qualcosa. Altri ancora che sono stufi di vedere una vecchia pompa di benzina in garage e decidono di vendere quel ferrovecchio ripieno di escrementi di topi per qualche centinaia di euro, salvo poi scoprire che restaurata può essere venduta a migliaia di dollari come prezioso oggetto di arredamento.

Insomma, a questi stronzi del negozio (simpaticissimi per la verità) va sempre di lusso.
Quando non sono sicuri della valutazione chiamano un esperto che li ragguaglia ed eventualmente li mette in guardia sul valore effettivo dell'oggetto.
Così non sbagliano mai.

Vedo decine di puntate, davvero divertenti.
Ma tutti gli oggetti sono comprati facendo grossi affari sulle spalle di persone prevalentemente bisognose.
Poi arriva la puntata di ieri.
Un tizio si presenta in negozio per vendere un vecchio gilet indiano per neonati.
Il proprietario analizza il manufatto e vede che le cuciture sono fatte di budello.
È originale.
Lo compra a 1300 dollari, senza chiedere aiuto al solito esperto.
Lo chiama solo il giorno seguente e questi gli dice che le cuciture sono di cotone e non di budello.
È un falso invecchiato ad arte.
Non vale nulla.
E io, per la prima volta da quando guardo il programma, godo.

Succede così poco nella vita di vedere i più forti che soffrono che bisogna godere anche di queste inezie, di questi particolari insignificanti.
D'altronde mi sembra che i taxisti paghino la manovra, mentre i notai non fanno una piega e continuano a navigare nelle banconote come ormai fa solo Paperon de Paperoni.
Per il momento accontentiamoci di piccole eccezioni senza senso.
A Las Vegas.
In televisione.
Seduti comodamente sul divano.



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domenica 15 gennaio 2012

Anni e anni di musica indie. Mediocre.




Ho comprato un disco tributo a quello che considero uno dei più straordinari gruppi musicali degli ultimi trent'anni: Santo Niente
I gruppi che si cimentano con il materiale ad alta gradazione emozionale sono parecchi e tutti poco conosciuti ai più.
Ascolto con curiosità il disco tre-quattro volte.
Conosco le canzoni a memoria e apprezzo lo sforzo.
Ma questo disco lo considero davvero sintomatico e altamente simbolico delle condizioni dell'indie italiano degli ultimi dieci anni.
Mediocre.

Ci sono gruppi che si sforzano di rielaborare il pezzo in funzione della propria attitudine, riarrangiano e ci mettono le proprie energie migliori.
Ci sono gruppi che decidono di risuonare il pezzo pari-pari all'originale, magari arricchendolo di uno stacchetto qua e di un effetto di chitarra là.
Ci sono gruppi che decidono di stravolgere completamente il pezzo che non assomiglia più a niente, barattando l'identità di un qualcosa con la propria voglia di staccarsi radicalmente dalle radici del pezzo.
In ogni caso il risultato è mediocre, incredibilmente mediocre.
Nessuno riesce davvero a lasciare il segno, anzi qualcuno massacra pezzi memorabili traducendo il testo in italiano e cantandolo in un improbabile inglese infischiandosene completamente della centralità dei testi nel progetto di Umberto Palazzo.
In quasi tutti i casi a mancare è la personalità, l'interpretazione vocale è assente o caricaturale, asettica o completamente fuori fuoco.
L'unico gruppo che fa ampiamente il suo dovere è Giorgio Canali con i suoi Rosso Fuoco e questo non fa che confermare e aumentare l'amarezza.
I "ggggiovani" non ci sono proprio.
Zoppicano paurosamente.
E ovviamente tutti i gruppi suonano da dio, probabilmente con mezzi tecnici superiori rispetto allo stesso Santo Niente, ma non è questo certamente il punto.

La situazione dell'indie in Italia collima perfettamente con la condizione di questo disco.
Sono dieci anni che non c'è un gruppo che rompa le palle davvero, che abbia un'urgenza comunicativa, un talento "operaio", un'anima creativa e distruttiva che catturi le energie rock della penisola.
Ci aggrappiamo a musicisti ultraquarantenni e agli ultimi veri gruppi devastanti degli agli anni '90 ma anche loro prima o poi dovranno cedere al manierismo (qualcuno lo ha già fatto) o al peso degli anni.
Se si pensa che si considera giovane un gruppo come i Verdena mi viene veramente da ridere, pensando che hanno superato i trenta da un pezzo e che il loro prossimo album sarà il sesto (non il secondo... ragazzi.... non il secondo....)

Aggiungo un ulteriore tassello a queste considerazioni.
Non sento un ottimo testo da dieci anni da parte di un gruppo esordiente.
Ne ho sentiti di discreti, di "carini".
E ne ho sentiti a centinaia di schifosi, imbarazzanti.
Molti si nascondono dietro il solito inglese ma basta poco per svelare il trucco.
Se li leggi sul libretto e li traduci ti rendi conto che fanno pena.
Così qualcuno ha smesso di metterli nel booklet per evitare il confronto oppure ha deciso improvvisamente che fare musica strumentale era la cosa migliore e su quest'ultimo punto concordo pienamente.
Se non sai che cazzo dire è meglio che stai zitto.

Sotto i trent'anni adesso come adesso non salvo nessuno e sinceramente mi sono anche rotto le palle di dare fiducia a quello o a quell'altro mettendo sul banco i miei euro.
L'ultimo fenomeno sul quale ho creduto veramente sono state Le Luci della Centrale Elettrica, ma è durato lo spazio di un disco.
Ora ripunto tutto su I Cani.
Ma so già che con il prossimo disco sarà un'altra delusione.
Così rimetto sul lettore "Hai paura del buio?" degli Afterhours e mi metto comodo.
Di tempo ne ho a bizzeffe.


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