lunedì 20 febbraio 2012

Dubbi sulla vita al supermercato. Risolti brillantemente.




Stasera al supermercato ho deciso di scrivere questo post.
Mi è venuto in mente così, non so neppure io perché.
Forse un paio di coincidenze o forse no.
Fatto sta che ho notato alcune preoccupanti degenerazioni nei prodotti che la grande distribuzione ci propina.
Cibo, insomma.
O forse sarebbe opportuno dire "surrogati di cibo", sofisticazioni o esperimenti.

Negli altri paesi del mondo mi era già capitato di vedere certi obbrobri, e li imputavo alla scarsa cultura gastronomica di americani, tedeschi e inglesi.
Ma ora sembrano arrivati anche da noi, e sembrano spingere per ottenere più spazio, più consensi.
Più vendite.

Passo nel banco frigo, quello dove ci sono yogurt e mozzarelle.
Vedo una specie di contenitore trapezoidale simile al contenitore per i popcorn che ti danno al cinema.
Dentro ci sono i tortellini al ragù.
Prendo in mano la confezione e leggo le istruzioni.
Dicono di mettere quel coso nel microonde (e solo nel microonde) per sette minuti.
Di staccare la forchettina - già compresa all'interno della confezione - e gustarsi direttamente da quel contenitore i tortellini al ragù della mamma.

Mi viene il voltastomaco solo a pensarci.
Se non posso mangiare i tortellini di certo non compro quel coso.
Salvate almeno la pasta, cristo santo.
Almeno la pasta...

Passo al bancone dei salumi e do un'occhiata alla gastronomia in bella mostra, adagiata su letti di insalata o impreziosita da dettagli come un limone tagliato o delle confetture per i formaggi.
Vedo degli spiedini di gamberoni molto invitanti.
Sono impanati, pronti per la padella.
Li sto per ordinare.
Due begli spiedini di gamberoni per cena, e già mi viene l'acquolina.
Niente male.
Poi guardo meglio.
Leggo il cartellino.
"SPIEDINI AL SAPORE DI GAMBERO"
Non ci posso credere.
Sono delle polpette di "chissà cosa" con la forma del gamberone infarciti di qualche aroma artificiale per farli puzzare di pesce.
Roba da matti, penso.
Non ci capisco più un cazzo.
Mi guardo in giro e ordino un etto di crudo.
Mentre lo tagliano con l'affettatrice allungo il collo per vedere se stanno tagliando un pezzo di plastica o altro.
Per il momento almeno il prosciutto crudo è salvo.
La vita quella no.
Quella è già compromessa da parecchio tempo.

- Postato con Blogpress da iPad

giovedì 16 febbraio 2012

20.000 volte grazie...

Solo un semplice post commemorativo...
20.000 contatti
20.000 volte grazie
E poi leggete qui sotto il post vero e proprio, mi raccomando...

mercoledì 15 febbraio 2012

Marlene Kuntz a Sanremo




I Marlene Kuntz suonano a Sanremo.
Innanzitutto mi obbligo a utilizzare il termine "suonano" e non "cantano" come la tradizione vuole e come sono stati presentati da quella vecchia carampana tirata a lucido chiamata Gianni Morandi.
Si presentano in giacca. Luca Bergia sembra un turnista dietro le pelli e suona come in tutta sincerità potrei suonare anch'io.
Un bel "quattro colpi sul charlie e uno sul rullo".
Tutto qua.
Fortuna che l'ho visto sul palco del tour de "Il Vile" fare cose devastanti per bellezza, difficoltà e intensità.
Visto qui sembra che abbia preso lezioni dal batterista dei Matia Bazar.

Tesio si muove come al solito ma inserisce riffettini tra un verso e l'altro come solo Mark Knofler dei Dire Straits è in grado di fare.
Cristiano entra in scena con un'acustica.
Sembra l'abbia imbracciata tre-quattro volte e forse è proprio così.
La suona con vigore, ma l'effetto è identico a quello che farebbe un leone che sbrana un pappagallo.
C'è qualcosa che non va, sembra surreale.
Il cantato è il solito.
Trascinato, a denti stretti, impacciato.
I Marlene Kuntz dicono che non suonano più indie-noise perché è inutile ripetersi.
Però, intanto, sono 4 album che suonano con l'ovatta e allora mi chiedo se non sia giunta l'ora di toglierla da dentro le chitarre, visto che di canzoni morbide ne hanno fatte ormai una cinquantina negli ultimi dieci anni.

Ormai li ho visti tutti a Sanremo.
Marlene Kuntz, Subsonica, Afterhours, Bluvertigo.
Troppo timidi e arruffati gli Afterhours, fuori fase i Marlene, Subsonica così-così.
Alla fine chi veramente ha spaccato il culo è stato il buon vecchio bistrattato Morgan con i Bluvertigo.
Me lo ricordo ancora.
Gambe larghe e basso slappato, canzone coraggiosa e ringhiosa.
A rivederlo ho un moto d'orgoglio.
Come quando i Placebo spaccarono gli amplificatori della Rai e furono sommersi di fischi.
Rock 'n roll, cazzo.
Rock 'n roll.







- Postato con Blogpress da iPad

sabato 4 febbraio 2012

Millennium - Uomini che odiano le donne

Seguo David Fincher e i suoi film da almeno 15 anni, esattamente dal 1995.
A quel tempo aveva dato alle sale quello che tutt'ora reputo il miglior thriller della storia del cinema, vale dire quel "Seven" che ha inciso fortemente e violentemente sulla mia immaginazione di scrittore in fase di embrionale.
Ogni tanto sento dire da qualcuno: "Grandissimo film Fight Club!!" e io "E' un film di Fincher..."
"Davvero? e chi sarebbe questo Fincher?"
Oppure ancora: "The Game è il mio film preferito!" e io ancora "E' di David Ficher!" "Ah si?? non lo sapevo..."
L'elenco è lungo e la carriera del regista è a dir poco entusiasmente.
Alien 3, Panic Room, Zodiac, The social network, Il curioso caso di Benjamin Button sono le altre perle di questo americano atipico, maniaco e visionario.

Il regista di Denver probabilmente non ha passato un bel periodo dal 2002 al 2007.
Cinque lunghi anni senza dare alle stampe nessun film.
Sembrava bloccato da chissà cosa o da chissà chi.
Io lo aspettavo con ansia e lui tornò con un nuovo capolavoro di genere poliziesco-investigativo.
Zodiac.

Di solito quando un artista sta fermo parecchi anni chissà perchè ho l'impressione che stia combinando qualcosa di importante.
Probabilmente si tratta di ricaricare le batterie o probabilmente solo di coincidenze.
Al contrario diffido molto da chi sforna album/libri/film con eccessiva continuità, diciamo tutti gli anni o quasi.
Anche Fincher - purtroppo - ha avuto il suo passaggio a vuoto e a mio avviso si tratta proprio del fenomeno dell'eccessiva esposizione.
Sono qui a raccontarvelo, con un briciolo di amarezza ma è così.
Anche i grandi sbagliano.

Ho visto "Millennium - Uomini che odiano le donne" e senza dubbio è il suo peggior film.
Non è un caso che venga solo un anno dopo "The Social Network" per il discorso che facevo prima.

Si tratta di un remake, ma in realtà è esattamente la riproposizione del film svedese di qualche tempo fa.
Primo dubbio: perchè rifarlo a soli due anni dalla versione originale? perchè ricostruirlo senza apportare nessun cambiamento?
L'impressione è quello di un "dèja vu" fastidioso.
Battute, inquadrature.
Tutto torna.
Tutto sa di già visto.
Inoltre ho l'impressione che il film del 2009 abbia catturato meglio l'atmosfera svedese, il clima mentale in cui si svolge la vicenda.
Anche gli attori sembrano ricalcare senza slancio le interpretazioni del film di due anni fa.
Non basta qualche scena davvero sconvolgente per sollevare le sorti del film.
Sembra che Fincher abbia lavorato per onor di cronaca, senza marchiare la pellicola con il suo stile, con i suoi messaggi.
In definitiva la parte migliore del film sono i 3 minuti iniziali, con il rifacimento di "Immigrant Song" dei Led Zeppelin da parte di Trent Reznor dei Nine Inch Nails, cantata splendidamente da Karen O degli Yeah Yeah Yeahs.
Per il resto nebbia, e pure molto fitta.
E la neve del nord della Svezia, che cade implacabile sulle polveri bagnate del mio regista preferito.

Meglio la pioggia, dico io.
Quella che in Seven cadeva copiosa ad ogni angolo della città.
Quella che faceva dire a Morgan Freeman una delle migliori frasi che abbia mai sentito dire in un film.
"Hemingway una volta ha scritto che il mondo è un bel posto e vale la pena lottare per esso. Condivido la seconda parte".

Consiglio spassionato: Prendersi almeno due anni di pausa da Hollywood.
Ricaricare le batterie e tornare più feroci di prima, please.
Qui sotto il link della colonna sonora.
Da ascoltare...

martedì 31 gennaio 2012

Quando la televisione è pura poesia

Splendido programma su Rete 4.
"Quarto potere", conduce Salvo Sottile
Lo trovo per caso gironzolando sui canali generalisti e la prima cosa che noto è che Sottile ha fatto più di un corso di dizione visto che l'ultima volta che l'ho sentito parlava con accento siciliano da far invidia allo stereotipo "coppola e lupara".
Adesso è il nuovo Vespa.
"Contento lui...", penso.
Si parla della nave affondata e c'era da aspettarselo.
Cerco con lo sguardo il plastico del disastro e mi stupisco di non trovarlo.

C'è Meluzzi che critica il programma dicendo che si sta parlando solo sulla base di stereotipi tipo "cherchez la femme" e "il comandante era ubriaco".

Penso che un po' c'azzecchi, ma Sottile lo zittisce dicendo che è lui stesso il primo a sguazzarci.
Insomma: "Sei qui pagato da noi, non permetterti di sputare nel piatto in cui stai mangiando. Stai zitto e spara le solite ovvietà di cui sei maestro, intesi?"
Mi stupisco dell'aggressività del conduttore, ma lui in fondo difende il suo territorio.
Ha impiegato anni e anni per avere un suo show e adesso nessuno gli deve rompere i coglioni mettendone in dubbio l'efficacia e la linea editoriale.
Figurarsi se un povero vecchio psichiatra del cazzo può sognarsi di alzare una critica.
Ma il meglio deve ancora arrivare.
C'è una coppia di naufraghi seduta comodamente in poltrona.
Sono continuamente interrogati e loro aggiungono particolari, raccontano.
Fanno i protagonisti, si vede lontano un miglio.
Non so sulla base di cosa siano stati scelti tra migliaia di naufraghi ma loro sono lì e tanto basta.
Domanda di Sottile: "Su internet si è ipotizzato che voi non sareste dei veri naufraghi della Concordia. Cosa rispondete a queste illazioni?"
La signorina risponde buttando gli occhi al cielo, scocciata.
"Cosa rispondo? Semplice, si tratta di persone in cerca dei soliti cinque minuti di notorietà"
Sottile annuisce e passa alla prossima domanda.
Strabuzzo gli occhi.
Il programma è già al suo punto più basso.
La pagliuzza nell'occhio altrui viene notata e sottolineata.
La trave nel proprio, ovviamente passa inosservata.
Non importa, nessuno si azzarda a dire nulla, Meluzzi ha già avuto la sua dose di improperi.
Un attimo solo.
C'è la pubblicità.
Torniamo tra poco, non andate via.

domenica 22 gennaio 2012

Piccole eccezioni senza senso




Ormai è un bel po' che non vado al cinema con mia moglie.
Il nostro piccolo "mostro" di 19 mesi va a letto alle 20.30 e quando chiude gli occhi c'è solo voglia di buttarsi sul divano senza l'impiccio di chiamare una baby sitter e vestirsi per andare a vedere un film qualunque.
Quindi ci si butta sulla televisione, cazzo vuoi farci.

Gira che ti rigira i canali su cui sbatti la testa sono sempre quelli, così ho iniziato a cercare se c'è qualche canale e qualche programma che stupidamente ho ignorato.
Vado su History Channel.
"Affari di famiglia"
Che titolo del cazzo, penso.
Si parla di un moderno negozio di Las Vegas (gestito da una famiglia di pseudo pazzi) che compra da chiunque oggetti che possono avere un valore commerciale.
C'è gente che vuole vendere un sedile ejettabile di un jet degli anni '60, chi arriva con sciabole della guerra d'indipendenza, chi propone una macchina portatile per fare l'elettro shock degli anni '50.
Tutti vogliono vendere e spesso il negozio compra a 10 per poi scoprire che l'oggetto può essere rivenduto a 25.

I proprietari sono dei mattatori e l'hanno sempre vinta.
Arrivano personaggi che devono sposarsi e hanno bisogno di soldi, altri che devono fare un viaggio e devono incamerare qualcosa. Altri ancora che sono stufi di vedere una vecchia pompa di benzina in garage e decidono di vendere quel ferrovecchio ripieno di escrementi di topi per qualche centinaia di euro, salvo poi scoprire che restaurata può essere venduta a migliaia di dollari come prezioso oggetto di arredamento.

Insomma, a questi stronzi del negozio (simpaticissimi per la verità) va sempre di lusso.
Quando non sono sicuri della valutazione chiamano un esperto che li ragguaglia ed eventualmente li mette in guardia sul valore effettivo dell'oggetto.
Così non sbagliano mai.

Vedo decine di puntate, davvero divertenti.
Ma tutti gli oggetti sono comprati facendo grossi affari sulle spalle di persone prevalentemente bisognose.
Poi arriva la puntata di ieri.
Un tizio si presenta in negozio per vendere un vecchio gilet indiano per neonati.
Il proprietario analizza il manufatto e vede che le cuciture sono fatte di budello.
È originale.
Lo compra a 1300 dollari, senza chiedere aiuto al solito esperto.
Lo chiama solo il giorno seguente e questi gli dice che le cuciture sono di cotone e non di budello.
È un falso invecchiato ad arte.
Non vale nulla.
E io, per la prima volta da quando guardo il programma, godo.

Succede così poco nella vita di vedere i più forti che soffrono che bisogna godere anche di queste inezie, di questi particolari insignificanti.
D'altronde mi sembra che i taxisti paghino la manovra, mentre i notai non fanno una piega e continuano a navigare nelle banconote come ormai fa solo Paperon de Paperoni.
Per il momento accontentiamoci di piccole eccezioni senza senso.
A Las Vegas.
In televisione.
Seduti comodamente sul divano.



- Postato con Blogpress da iPad

domenica 15 gennaio 2012

Anni e anni di musica indie. Mediocre.




Ho comprato un disco tributo a quello che considero uno dei più straordinari gruppi musicali degli ultimi trent'anni: Santo Niente
I gruppi che si cimentano con il materiale ad alta gradazione emozionale sono parecchi e tutti poco conosciuti ai più.
Ascolto con curiosità il disco tre-quattro volte.
Conosco le canzoni a memoria e apprezzo lo sforzo.
Ma questo disco lo considero davvero sintomatico e altamente simbolico delle condizioni dell'indie italiano degli ultimi dieci anni.
Mediocre.

Ci sono gruppi che si sforzano di rielaborare il pezzo in funzione della propria attitudine, riarrangiano e ci mettono le proprie energie migliori.
Ci sono gruppi che decidono di risuonare il pezzo pari-pari all'originale, magari arricchendolo di uno stacchetto qua e di un effetto di chitarra là.
Ci sono gruppi che decidono di stravolgere completamente il pezzo che non assomiglia più a niente, barattando l'identità di un qualcosa con la propria voglia di staccarsi radicalmente dalle radici del pezzo.
In ogni caso il risultato è mediocre, incredibilmente mediocre.
Nessuno riesce davvero a lasciare il segno, anzi qualcuno massacra pezzi memorabili traducendo il testo in italiano e cantandolo in un improbabile inglese infischiandosene completamente della centralità dei testi nel progetto di Umberto Palazzo.
In quasi tutti i casi a mancare è la personalità, l'interpretazione vocale è assente o caricaturale, asettica o completamente fuori fuoco.
L'unico gruppo che fa ampiamente il suo dovere è Giorgio Canali con i suoi Rosso Fuoco e questo non fa che confermare e aumentare l'amarezza.
I "ggggiovani" non ci sono proprio.
Zoppicano paurosamente.
E ovviamente tutti i gruppi suonano da dio, probabilmente con mezzi tecnici superiori rispetto allo stesso Santo Niente, ma non è questo certamente il punto.

La situazione dell'indie in Italia collima perfettamente con la condizione di questo disco.
Sono dieci anni che non c'è un gruppo che rompa le palle davvero, che abbia un'urgenza comunicativa, un talento "operaio", un'anima creativa e distruttiva che catturi le energie rock della penisola.
Ci aggrappiamo a musicisti ultraquarantenni e agli ultimi veri gruppi devastanti degli agli anni '90 ma anche loro prima o poi dovranno cedere al manierismo (qualcuno lo ha già fatto) o al peso degli anni.
Se si pensa che si considera giovane un gruppo come i Verdena mi viene veramente da ridere, pensando che hanno superato i trenta da un pezzo e che il loro prossimo album sarà il sesto (non il secondo... ragazzi.... non il secondo....)

Aggiungo un ulteriore tassello a queste considerazioni.
Non sento un ottimo testo da dieci anni da parte di un gruppo esordiente.
Ne ho sentiti di discreti, di "carini".
E ne ho sentiti a centinaia di schifosi, imbarazzanti.
Molti si nascondono dietro il solito inglese ma basta poco per svelare il trucco.
Se li leggi sul libretto e li traduci ti rendi conto che fanno pena.
Così qualcuno ha smesso di metterli nel booklet per evitare il confronto oppure ha deciso improvvisamente che fare musica strumentale era la cosa migliore e su quest'ultimo punto concordo pienamente.
Se non sai che cazzo dire è meglio che stai zitto.

Sotto i trent'anni adesso come adesso non salvo nessuno e sinceramente mi sono anche rotto le palle di dare fiducia a quello o a quell'altro mettendo sul banco i miei euro.
L'ultimo fenomeno sul quale ho creduto veramente sono state Le Luci della Centrale Elettrica, ma è durato lo spazio di un disco.
Ora ripunto tutto su I Cani.
Ma so già che con il prossimo disco sarà un'altra delusione.
Così rimetto sul lettore "Hai paura del buio?" degli Afterhours e mi metto comodo.
Di tempo ne ho a bizzeffe.


- Postato con Blogpress da iPad

domenica 8 gennaio 2012

Con la testa contro un muro



Ho preso una multa per divieto di sosta, in un parcheggio sotterraneo di un centro commerciale.
Sono anni che parcheggio in quel posto, ovviamente quando è libero visto che sono tutt'altro che l'unico a farlo.
Si tratta di un posto auto che qualche genio della segnaletica ha considerato come non utilizzabile, in quanto ha deciso di disegnare a terra delle strisce pedonali.In realtà sono delle strisce pedonali che non conducono da nessuna parte, nel senso che conducono esattamente contro un muro.
È pazzesco ma è così.Al posto di fermarsi quattro metri prima le strisce pedonali sono state disegnate fino all'impatto con il muro, cosa che non ha davvero alcun senso.
Probabilmente - e questo è l'unica ragione - dovevano avere della vernice da terminare.

Parcheggiare in quel posto non comporta nessun inconveniente per nessuno.
Il pedone di solito utilizza un passaggio pedonale per andare da un punto A ad un punto B.
Se c'è solo un punto A (in quanto il punto B è semplicemente un muro) non si capisce che minchia di passaggio pedonale sia.
Ottanta euro di multa, cazzo.

Decido di andare dai vigili e spiegare le mie ragioni."Datemi pure una multa per divieto di sosta per aver parcheggiato al di fuori degli spazi contemplati, ma non ditemi che il divieto di sosta è per aver parcheggiato sulle strisce... Quelle strisce sono farlocche... Non hanno senso!"
Il vigile capisce, mi guarda e mi risponde in un modo che inizialmente non capisco." No, vede... Qualche decina di metri prima c'era una macchina parcheggiata sulle strisce che intralciava il passaggio dei carrelli della spesa...
"E io penso... " Cazzo me ne frega di quest'altra macchina? Io sto parlando della mia!"Poi capisco.
Il vigile mi fa capire.
Il succo è questo: " Non te l'avremmo mai data quella multa... Sappiamo che quel parcheggio non comporta problemi. Ma se il tizio dell'altra macchina fosse uscito e si fosse accorto che un'altra macchina sulla continuazione di quelle stesse strisce non aveva la multa, allora ci avrebbe rotto le palle e noi saremmo stati in torto. Così facendo nessuno ci può dire che abbiamo sbagliato. Due macchine sulle strisce e due multe. Punto e basta"

Bello no? Questo è il modo di ragionare di molti soggetti che attualmente hanno il compito di fare applicare delle regole.
Le applicano e basta.
Azzerano il ragionamento, non vogliono rotture di coglioni.
La legge dice A? Bene non mi frega un cazzo di utilizzare i neuroni.
Dico A e basta.
Il passaggio pedonale porta dritto contro un muro e chi lo ha disegnato era probabilmente ubriaco? Non è compito mio valutare la cosa. Io faccio le multe e vedo una macchina sopra un passaggio pedonale.
Ottanta euro e non quaranta per il semplice divieto di sosta.
Vai così.

Mi immagino già il solerte vigile fare la multa a un cadavere vittima di un incidente stradale.Dalla scena era palese che non indossava le cinture.
Cinquanta euro e meno due punti sulla patente.
E poi venitemi a dire qualcosa, cazzo.

- Postato con Blogpress da iPad

venerdì 30 dicembre 2011

The Money Drop: e siamo tutti milionari


Mia moglie si occupa di dipendenze.
E' psicoterapeuta.
L'altro giorno mi passa un libro e mi dice: leggi da pagina "x" a pagina "y".
Il testo tratta la più preoccupante forma di dipendenza degli ultimi 20 anni, o per lo meno quella che è destinata a crescere con maggiore intensità.
La dipendenza da gioco d'azzardo.
Sì, sì... lo so...
Giocare qualche volta al superenalotto o al gratta e vinci non è poi una tragedia ma... ne siete poi così sicuri?
Sul libro si parla delle possibilità di vincere il premio da un milione di euro al gratta e vinci.
Se mettessimo in fila tutti i "grattini" da Bolzano a Reggio Calabria, come una specie di autostrada della fortuna, solo uno sarebbe il biglietto vincente.
La probabilità risulta quindi essere dello 0.0000176%
Sì, avete letto bene.
Eppure l'italiano corre a comprare il tagliandino da grattare con la moneta, quasi come se si sentisse predestinato, come se sentisse di meritare altro.
In realtà meritiamo di solito quello che siamo, e forse - vista la nostra intelligenza - neppure quello.

Così rimaniamo affascinati dal bonus di benvenuto di 300 euro del Casino "On Line" di William Hill, oppure da Miccoli che dice in televisione "Bello vincere in casa!"
Un po' meno perdere, aggiungerei io.
Come capita sempre, d'altronde.
Buffon ci invita a sfidarlo a poker su decine dei più importanti siti, in televisione e sui giornali.
Le agenzie sponsorizzano squadre di calcio di serie A e martellano con la pubblicità quasi a livello delle compagnie telefoniche.
Il businness è enorme e ci stanno spennando, con il sorriso sulla bocca e il luccicchio tipico dei diamanti falsi e dei cervelli sopraffini che hanno escogitato lo stratagemma.

Qualcuno ha mai sentito dire la fatidica frase "ho perso a poker on line?"
Ovviamente nessuno.
Tutti con il saldo in pareggio o in attivo.
"No, no.... mi sta andando bene... sono ancora sopra di 200 euro..."
Vedremo tra un po' di tempo come sarei messo amico, e ricordati che il banco vince sempre.
In tutto questo marasma lo Stato cosa fa?
Incamera le briciole di tutto questo fiume di denaro.
Percentuali (al contrario di quello che si può pensare) inferiori al 10%.
Anzi, a dirla tutta le percentuali sono a scendere con l'andare degli anni a venire.
Bravo Tremonti.
Incredibile, vero?

Poi arriva su Canale 5 "The Money Drop" condotto da Gerry Scotti.
Un milione di euro (vero!) sul tavolo da gioco in banconote da 50 euro.
I concorrenti sbavano, impazziscono, esultano per avere dato una riposta esatta che neanche un bambino da 5 anni avrebbe sbagliato.
Il contatto fisico con il denaro è straniante, imbarazzante quasi demoniaco.
I loro occhi sono lì a dimostrarlo.
Ovviamente portare a casa anche solo 25.000 euro sarà un'impresa titanica ma questo a loro non importa.
Il milione di euro è lì.
Vedono il denaro e per la prima volta lo toccano, ne sentono il profumo.
Anche il telespettatore ha la stessa sensazione.
E poi, quasi narcotizzato, si attacca al PC per un'innocua partitina alla roulette.
Ho l'impressione che mia moglie guadagnerà bene negli anni a venire.

lunedì 26 dicembre 2011

A Santo Stefano sono un po' caustico.


A casa dei miei suoceri c'è l'abbonamento a "Famiglia Cristiana", così qualche volta lo prendo in mano e lo leggo.
Settimana scorsa nello Show di Fiorello si vede che è volata qualche battuta sull'uso del preservativo e sappiamo tutti cosa ne pensa la CEI.
La ricetta è chiara: non vuoi prendere l'AIDS? non trombare.
Punto.
Vorresti trombare senza prendere l'AIDS grazie al preservativo?
Non se ne parla neppure, lussurioso dei miei coglioni.

Lo show di Fiorello lo vede un botto di gente e il messaggio sulla prevenzione si vede che non piace a Famiglia Cristiana che - ovviamente - ribadisce la sua posizione fatta di castità e forza di volontà.
L'Africa non fa eccezione.
Non si deve scopare neanche là.

In redazione arrivano parecchie lettere al direttore (tal Don Antonio) che risponde prima pubblicandone un paio, (come dire: visto che apertura mentale? pubblichiamo anche chi non la pensa come noi...) infine mettendo il "sigillo conclusivo" alla questione con il suo intervento.
Cos'ho da dire in proposito? assolutamente nulla.
Posizione diverse, entrambe legittime.
Una posizione è semplicemente pericolosa per il futuro del mondo, dai tratti reazionaria e contro ragione.
La seconda è fondata sulla prevenzione e la medicina, sulla realtà dei fatti e non sulle favole.
A parte questo non ho niente da dire.
Entrambe le posizioni - lo ribadisco - hanno una loro dignità e sono portate avanti da schieramenti opposti che si fronteggiano.
Tutto normale non vi pare?
Tutto normale.
E allora cos'ho da rompere i coglioni anche questa volta?
Semplice.
La zampata finale dell'articolo non mi è andata giù
Ed è davvero vergognosa.

Diceva più o meno così:
"... parlate pure come volete, esprimete pure le vostre idee e le vostre paure sulla diffusione dell'AIDS. Tanto accanto ai poveri malati di questa terribile malattia ci troverete come al solito i nostri preti e le nostre suore, pronti ad accudirli amorevolmente come al solito..."

Davvero un colpo basso, meschino e di cattivo gusto.
Mi verrebbe da dire: ma bravi, prima li aiutate ad ammalarsi e poi li curate?
E che ne dite della percentuale di risorse dell' "otto per mille" che la Chiesa dedica alle opere di carità tra le quali l'assistenza ai malati? Risulta essere di poco superiore all'8,50%...
Non mi sembra una percentuale di cui vantarsi, tutt'altro.
Per non parlare dello splendido spot televisivo che, riferendosi ai sacerdoti, declama con tono altisonante: "... per uno che sbaglia ce ne sono cento che svolgono il proprio ruolo... bla bla bla..."
E via a giustificarsi per la pedofilia.
Coda di paglia ragazzi?
Casi isolati?
Non so.
Io provengo da un paese di poco più di 5000 abitanti e i preti pedofili li ho visti sul serio da bambino.
Eccome se li ho visti.
Magari loro il preservativo lo usavano pure, chi lo sa.
Sarebbe davvero una beffa per Famiglia Cristiana
 
Free Hit Counter