domenica 25 novembre 2012

Autovelox, Ammaniti e il ciuccio di mia figlia




Questo pomeriggio sono andato a vedere una presentazione di un libro.
Un libro serio di uno scrittore serio.
Niccolò Ammaniti.
Inutile dire che i suoi libri mi piacciono, ed alcuni anche parecchio.
Altri devo ancora leggerli, pur avendoli già comprati da un pezzo.
Sono andato fino a Treviglio, in provincia di Bergamo perché volevo vedere come si svolge la presentazione di un libro serio di uno scrittore serio.
Giovedì prossimo presento IO MI CARICO DI RABBIA al Carmen Town di Brescia (ore 21:00 venite numerosi-sostenetemi-applaudite-ridete-piangete-e alla fine comprate il libro) e un'idea volevo proprio farmela.
È la terza tappa di presentazione del mio libro, ma questa volta penso che sia la più importante.

Arrivo un quarto d'ora prima del dovuto ma l'auditorium è già pieno zeppo con la gente incollata alle pareti.
Finisco vicino all'uscita di sicurezza (aperta) e mi ritrovo mezzo dentro (al caldo torrido) e mezzo fuori (al gelo).
A moderare il dibattito c'è Raul Montanari.
Le domande mi piacciono un sacco.
Sono molto intriganti e vorrei che Ammaniti rispondesse.
In realtà il nostro vaga un po' per le praterie selvagge e spesso non segue il filo del discorso, divaga... regala aneddoti.
Io sono lì in veste di scrittore e non di fan e la cosa un po' mi rompe.
Comunque il tutto prosegue piacevole e divertente.
La gente ride, sembra che assista ad una performance di Benigni mentre invece è Ammaniti.
"La gente vuole ridere cazzo, e io invece la impaurisco e la faccio disperare".
Questa è la prima cosa che mi viene in mente.
Niccolò legge un brano dal suo ultimo libro di racconti.
Me lo ricordo bene, l'ho letto questa estate.
Non è certo uno de suoi migliori racconti, è un po' troppo paradossale per i miei gusti.
Comunque sia è davvero piacevole il modo con cui legge.

Alla fine salgo sul palco mentre tutti gli offrono libri da autografare.
Gli metto sotto il naso IO MI CARICO DI RABBIA e lui lo guarda.
Sembra dire: "Che cazzo è questo? Mica è mio!"
Poi gli spiego che è il mio romanzo d'esordio.
Lui lo guarda ancora e gli dà una pacca spostandolo di qualche centimetro.
Come dire: questo lo leggo dopo.
Bene.
Poi penso: "Lo devo dare anche a Montanari cazzo e io mi sono portato in aula una sola copia!"
Esco e inizio a correre.
Ho parcheggiato lontano anni luce, in macchina c'ho uno scatolone pieno.
Mi faccio largo tra la folla e continuo a correre.
Arrivo.
Apro il baule e prendo una copia.
Torno a correre verso l'auditorium
Ancora folla da superare.
Arrivo trafelato e allungo la copia a Montanari.
Lui mi guarda e non capisce.
Ho un fiatone da cavallo e non riesco a dire una minchia.
"... Il mio libro.... È il mio libro...", dico con un filo di voce.
Sta prendendo un infarto, avrà pensato Raul.
Poi mette in borsa il mio libro e continua a conversare con un tizio.
Io mi allontano.
Devo partire a razzo.
Alle 21 mia figlia si addormenta e ho in tasca il suo ciuccio.
Se trovo qualche autovelox negli 85 km che mi separano da lei sono fottuto.
Ho fame, sete.
Parto e non penso a nulla.
Ho dato il mio libro ad Ammaniti e Montanari.
Bello.


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domenica 18 novembre 2012

Mangiatori di mosche





Da qualche tempo in sala prove con il mio gruppo faccio fatica a dare il massimo dal punto di vista vocale.
Soffro un po', ho l'impressione che la voce "non tenga" e quindi l'atteggiamento è quello tentare di tenere sotto controllo la cosa cercando di limitare i danni.
Nonostante questo la voce si fa roca dopo poco.
Bevo quattro, cinque anche sei bottigliette di acqua per cercare di tenere le corde vocali umidificate.
Non ho mai fatto riscaldamento della voce in tanti anni, ma per un attimo mi chiedo se sia necessario iniziare ad adottare questo accorgimento.
Ok, ho cambiato modo di cantare(?) e appoggio meno sul diaframma ma non mi so spiegare questa cosa.
Sono pure andato a fare una visita medica per vedere se ho qualche polipo.
Niente, tutto a posto.

Poi l'ultima volta decido di fare una cosa.
Di sbattermene le palle.
Dopo due ore di prove non sono contento e mi incazzo con me stesso.
A quel punto decido di concentrarmi su me stesso e di spingere alla cazzo di cane senza pensare a nulla.
Faccio un'altro giro di canzoni, mezz'oretta abbondante.
Vado da dio, mi ritrovo come d'incanto.
Mi piaccio.
La voce tiene e butta il cuore oltre l'ostacolo.
Altro che tenere il freno a mano tirato
Altro che giocare al ribasso, al contenimento del danno.
Niente di tutto questo.

C'è chi dice che bisogna sbagliare per poi capire quale strada intraprendere.
Che i giovani devono crescere sbagliando.
Poi questi giovani diventano vecchi e non fanno più un cazzo.
Nascono altri giovani.
Questi sbagliano ancora.
Bisogna lasciarli sbagliare affinché trovino la loro strada.
E poi diventano vecchi anche loro.
E il mondo non cambia mai.
Sempre la stessa cosa.
Bisogna agire a cuneo, battere il ferro sempre, sia quando è caldo sia quando è freddo.
Eliminare i compromessi, essere radicali da subito.
Se aspettiamo, attendiamo, monitoriamo la situazione, chiediamo la mediazione e cerchiamo il compromesso non andremo mai da nessuna parte.
Ci ritroveremo con un pugno di mosche e ci convinceremo che la volta prossima andrà meglio.
Salvo poi ritrovarci con i medesimi risultati la volta successiva.
E fare collezione di mosche morte mentre qualcuno banchetta dietro le nostre spalle.


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domenica 4 novembre 2012

Pato-Mexes-Messi-Valdes...

Un mio collega alle nove del mattino passa nel mio ufficio e inizia a canticchiare una stronzata.
"...fumo un po' e poi gioco a PES... Pato-Mexes-Messi-Valdes..."
Capisce che sono disturbato e di sua spontanea volontà mi dice: "Sai cos'è PES vero?"
E io: "E' un gioco di calcio per Playstation"
Era convinto di prendermi in castagna ma alla fine non è andata come voleva.
Se ne va e ricomincia a canticchiare la stessa minchiata.

Cambio di scena.
Su Sky passa X-Factor e il conduttore parla di un gruppo hip-hop seminale... il gruppo con il simbolo del cane a tre teste.
Insomma i Club Dogo.
Entrano in scena e parte la stronzata di cui sopra.
Una cosa che neppure l'intelligenza di un invertebrato potrebbe in qualche modo considerare valevole di essere ascoltata anche solo una seconda volta.
Chiedo a mia moglie: "Che è 'sta roba oscena?"
E lei annoiata: "...un tormentone della radio"
Capisco.
Poi a un certo punto esce da dietro il palco Giuliano Palma
Quello che nel 1995 faceva un disco molto interessante con i Casino Royale ("Sempre più vicini").
Inizia a cantare e a scuotere la testa: "...fumo un po' e poi gioco a PES... Pato-Mexes-Messi-Valdes..."
Mi viene un conato ma poi passa subito.
Mi vengono in mente i Bluebeaters che fanno dischi di cover (vergognose) a caccia di denari.
Mi viene in mente un promoter che mi dice: "Con i Bluebeaters l'incasso è garantito... sempre il tutto esaurito".

Venerdì sera pioveva.
Nel pomeriggio avevo letto un articolo sul Mucchio che diceva di alzare il culo e andare a vedere un concerto.
Un paio di telefonate ma non vuole venire nessuno.
Parto da solo, un'ora e quaranta minuti di macchina in tutto.
Arrivo in un circolo Arci dove ad ascoltare il concerto ci sono non più di 30 persone.
Un concerto bellissimo, entusiasmante.
Sul palco un solo uomo al comando.
Chitarra noise, pedaliera, voce distorta, nastri e drum machine.
Si sente l'anima e l'orgoglio.
Musica carbonara da "Ultima Sacca di Resistenza"
Compro tutto quello che c'è da comprare, tre CD e il vinile mi viene regalato in cambio di una copia del mio libro.
Alla fine del set mi viene un groppo in gola per l'emozione.
Mi leverei il maglione ma caldo non fa.
Morirei se mi levassero anche questo.

In macchina, al ritorno, mi viene in mente "fumo un po' e poi gioco a PES"
Mi viene da piangere.
E forse piango.
Forse.

domenica 28 ottobre 2012

Bagno di sangue





È un po' di tempo che non ci si sente, ma è normale.
La promozione di IO MI CARICO DI RABBIA mi ha caricato di un po' di impegni.
Organizzare, fare, brigare...
Una gran rottura di cazzo.
Ho fatto due presentazioni e ne ho in programma una terza.
In entrambe me la sono fatta addosso e conto che la cosa si ripeta anche nella terza.
Al mio fianco ho avuto dei moderatori con i quali ho dovuto interloquire.
Ho proposto durante le serate dei reading con basi preregistrate e anche dal vivo, con amici musicisti che mi hanno accompagnato con i quali ho dovuto provare e riprovare.
Ho avuto i soliti problemi tecnici.
Recuperare un impianto audio, organizzare le location.
Pubblicizzare, stampare volantini, tenere i contatti.
Montare e smontare.
Insomma, un enorme rottura di coglioni.
Ma qualcuno deve pur farlo.
Ho voluto la bicicletta e adesso devo pedalare.
Le vendite vanno, ma ogni singola copia venduta è un bagno di sangue.
Mai una cosa semplice nella vita.
Mai.

Nel frattempo ho avuto modo di fare esperienza, guardarmi intorno.
Sentire opinioni e avere dei riscontri.
Questa è la cosa positiva.
Avere la percezione di quello che si sta facendo non è facile.
Ho convinto qualche scettico, forse avrò deluso qualcuno.

Ieri pomeriggio una persona mi ha detto che se il prezzo da pagare per svoltare in questo Paese di schiavi è farsi tagliare una mano lui è disposto a farlo.
Se il prezzo diventa farsi tagliare la testa lui è ancora disposto a valutare la questione.
Ma se il prezzo diventa la testa dei nostri figli allora la cosa diventa inaccettabile.
Condivido e metto nel mio bagaglio personale di cose da fare e da non fare.

Ci rivediamo settimana prossima con nuovi post e nuove idee malsane.


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venerdì 10 agosto 2012

"Io mi carico di rabbia" OUT NOW

Da oggi è disponibile il libro di cui parla questo blog.
Con scarsa visione promozional-imprenditoriale esce nei pressi di ferragosto, ma forse questo non è davvero importante (anzi, chissenefrega).

"Io mi carico di rabbia" dovrebbe avere distribuzione nazionale ad opera di "Nulla Die" (casa editrice), Libro Co. Italia Srl (distributore nazionale) e Ermes Distribuzione (solo per le regioni Puglia, Basilicata, Molise, Campania, Calabria, Piemonte e Liguria).
Potete quindi trovarlo in libreria (con un po' di fortuna, immagino...) e qualora non lo troviate sarà possibile ordinarlo tranquillamente.
In ogni caso il mio consiglio - per coloro che fossero interesati all'acquisto - è di rivolgersi direttamente all'autore (che sarei io...) tramite mail:

  
In questo caso mi interesserò personalmente della spedizione (gratuita) e usufruirete di uno sconto del 25% rispetto al prezzo di copertina (prezzo di lancio).
Quindi: se avete seguito questo blog per anni e anni (oppure se lo avete trovato casualmente negli ultimi dieci giorni) date libero sfogo alla vostra curiosità e chiedetemi il libro.
Tengo famiglia (e soprattutto cinque scatoloni di libri da smerciare).

Con il lancio del libro è partito anche il progetto collaterale Encefalodita Project.
Encefalodita Project non è altro che il reading di alcuni frammenti del libro stesso su base musicale.
Cliccate nel link in alto a destra per accedere direttamente ai primi due pezzi (ascoltabili in streaming e disponibili in download gratuito).
La voce narrante è la mia (a scanso di equivoci) così come la composizione e l'esecuzione di tutti i pezzi.

Encefalodita Project vuole essere il naturale proseguimento di un progetto che vede il romanzo al centro di tutto, contornato da altre tre fondamentali componenti: le illustrazione grafiche presenti all'interno del libro (ad opera di Claudio Cretti), la musica (il reading di alcuni frammenti del libro) e le performance live che si terranno in occasione delle presentazioni del libro stesso, durante le quali verranno eseguiti gli stessi pezzi contenuti in Encefalodita Project (con l'ausilio di basi preregistrate) e altri interventi musicali completamente dal vivo con la partecipazione di amici musicisti.
Ma di questo ci sarà tempo per parlare.

Sopra il link di E.P. troverete un secondo link (anteprima del libro) dal quale potrete accedere alle prime 52 pagine del romanzo scaricabili gratuitamente.
Fatevi un'idea del libro e - se vi piace - fatemi un fischio.
Buona lettura.

martedì 7 agosto 2012

Sono davvero io?





Amo i thriller psicologici, da sempre.
Il cinema lo vedo un po' dalla mia angolatura (certamente stramba) e cerco di seguire un mio percorso personale collegando diversi film l'uno con l'altro per cercare di capire come si muove il mondo sotto la lente d'ingrandimento del cinema.

Negli ultimi dieci anni ho davvero apprezzato quel filone artistico che è partito con "Il Sesto Senso" (ricordate Bruce Willis?) e che a mio avviso ha in questi giorni chiuso il cerchio con un film come "Dream House", uscito da poco nelle sale.
Pionieri ed epigoni di un sistema di fare cinema a mio avviso stimolante.
In mezzo a questi due film potrei sistemare "The Others", "Arlington Road" (stesso regista di "Dream House", non certo un caso) il fantastico "Shutter Island" di Martin Scorsese e - perchè no - il film spagnolo "The Orphanage".

Probabilmente avete visto almeno un paio dei film che ho citato ma quello su cui vorrei soffermarmi è un'altra cosa.
Tutti questi film hanno un unico comune denominatore: il disorientamento.
Il protagonista è immerso in una storia nella quale i dubbi non riguardano gli altri ma riguardano esclusivamente se stesso. E quando riguardano gli altri la prospettiva è comunque identica e cioè: gli altri sono come li vedo io oppure non è così? e io sono davvero io?
Fantastico. L'intuizione a mio avviso è stata semplicemente fantastica.

Processare se stessi, mettere in dubbio il proprio io, scavare nel profondo per scoprire che non siamo quelli che siamo.
Che il crinale tra realtà e sogno, tra la sicurezza di quello che siamo e che stiamo facendo e quello che non ci immagineremmo mai di essere è davvero sottile.
Impalpabile.
E forse non esiste.
Che non sappiamo davvero chi siamo.

Questa cosa è davvero sintomatica dei nostri tempi, dei famigerati "anni zero".
Dove la guerra fredda è ormai un lontano ricordo, dove il desiderio di riconoscersi e di farsi riconoscere è diventato quasi un'ossessione.
Dove non ci sono più barricate, dove nessuno sa più da che parte stare.
E forse qualcuno inizia ad avere dubbi perfino su se stesso.
E si interroga sul fatto che forse nessuno esiste veramente fino in fondo.
E che una parte oscura e incomprensibile ci tocca sulla spalla chiedendoci il conto di quello che siamo diventati senza rendercene conto.

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sabato 28 luglio 2012

Copertina di "Io mi carico di rabbia"



Ci siamo quasi.
"Io mi carico di rabbia" è in stampa e tra poco sarà pronto da distribuire.
Non so quali saranno i tempi tecnici ma ormai manca poco.

Questo blog è nato per parlare di questa mia "enorme fatica", cominciata nel maggio del 2009 con una serie di idee e rivoluzionata "step by step" durante tutto l'arco di questo periodo.
Con questo post vorrei semplicemente indicare tutte le forme di ispirazione (qualunque esse siano) che hanno inciso sulla scrittura di questo romanzo.
Una specie di ringraziamento collettivo che ha il solo fine di tirare le somme di un lavoro a mio avviso davvero ciclopico che mi ha impegnato come non mai.
Vai con l'elenco! (in ordine assolutamente casuale)

Joel-Peter Witkin (fotografo)
David Fincher (regista)
Chuck Palahniuk (scrittore)
Lost (serie televisiva)
Il Santo Niente (gruppo indie rock)
Salvador Dalì (pittore)
Fight Club (film)
Brigate Rosse, una storia italiana (libro)
De Glaen (gruppo indie rock)
Dario Argento (regista)
Michelangelo Buonarroti (artista)
The Cell (film)
Sigmund Freud (psicoterapeuta)
L'Enigmista (film)
Abu Ghraib (località irachena)
Leonardo Di Caprio (attore)
Inferno (film)
Animals (album Pink Floyd)
Washington che urla (canzone dei Six Minute War Madness)
Pulp Fiction (film)
La notte del Pratello (libro)
Salvador Allende (Presidente della Repubblica del Cile)
Massimo Volume (gruppo indie rock)
Alan Ford (fumetto)
Cronaca Vera (rivista kitch)
El Muniria (gruppo electro indie)
Porta a porta (programma televisivo kitch)
Quentin Tarantino (regista)
Camilo Cienfuegos (rivoluzionario)
The Wall (album dei Pink Floyd e film di Alan Parker)
Robert De Niro (attore)
Le Langhe (località piemontese)
Adolf Hitler (personaggio storico)
Il mattatoio per la macellazione di Costa Volpino (BG) (luogo)
Federico Zampaglione (regista)
Atom Heart Mother (album Pink Floyd)
Tool (gruppo alternative americano)
Twin Peaks (serie televisiva)
Shutter Island (Film)
Renato Vallanzasca (rapinatore)
Le Iene (film)
Stanley Kubrick (regista)
Il Museo delle Torture di San Marino (Museo)
Niccolò Ammaniti (scrittore)
Hangover (gruppo indie rock)
Casino Royale (film)
Quello che non c'è (album degli Afterhours)
Nizza (cittadina francese)
Ospedale di Edolo (BS) (località)
Elettricità (canzone de "Il Santo Niente")
Mario Moretti (brigatista)
Trainspotting (film)
Woody Allen (regista)
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mercoledì 18 luglio 2012

Ciclisti. Il bello dell'estate.




Li vedi spuntare improvvisamente.
Dietro la curva, magari.
Sono lì, rigorosamente uno accanto all'altro in gruppetti da 4-5 unità.
Tutte le volte rischiano la pelle ma a loro non gliene frega un cazzo.
Vogliono pedalare ma vogliono anche scambiare quattro chiacchiere per commentare tutti insieme l'ultima prodezza di Milito o le tette della barista del bar dove si sono fermati poco prima per riempire le borracce.
Tu - coglione di un automobilista - fai di tutto per non togliere la vita al ciclista più interno alla corsia di marcia e magari ti scappa pure un colpo di clacson per avvertirli di stare in fila indiana.
Loro niente.

Nella migliore delle ipotesi non ti guardano neanche.
Nella peggiore ti mandano al diavolo come se la strada fosse loro, anche se si ritrovano a marciare a 10 km/h a un metro e mezzo dalla linea di mezzeria.
Ma questo è un dettaglio insignificante.

Li sorpassi e sembra finita.
Non è così, purtroppo.
Subito dopo arriva un semaforo.
Li vedi nello specchietto retrovisore.
Come se seguissero un codice non scritto si dispongono in fila uno dietro l'altro.
Arrivano con nonchalance all'inizio della coda e passano senza titubanze.
Giusto un'occhiatina veloce a destra e a sinistra.
Sottostare alle più elementari regole della strada non è affar loro, giustamente.
Il semaforo è munito di telecamera per pizzicare gli automobilisti?
Chisseneincula.
"Mica c'ho la targa io..."

Subito dopo il semaforo si ridispongono nella formazione a freccia (come gli stormi di uccelli migratori) e la menata ricomincia.
Di nuovo un sorpasso, di nuovo una strombazzata di clacson per avvertirli di stare in fila.
Ok, sembra fatta.
Non li ho più tra i coglioni.

Tre minuti dopo ti ritrovi in prossimità di un passaggio pedonale.
Vedi che alla tua sinistra c'è un cinquantenne a cavallo di una graziella.
Vuole passare lui.
Fa la mossa, ma capisce subito che se ci tenta sul serio lo stiro che è un piacere.
Alza la mano e mi manda a quel paese indicando che si trova sul passaggio pedonale e che quindi la precedenza è sua.
Non ho tempo di fermarmi ma lo farei volentieri.
"Sai come si chiama quello? passaggio pedonale! se si chiamasse passaggio ciclistico avresti la precedenza ma così puoi incazzarti quanto e come vuoi... Vuoi avere la precedenza? scendi dal tuo trabiccolo e spingilo. In quel caso avrai diritto alla precedenza, capito caro il mio bel ciclista dalle palle vuote?"
E poi le merdacce sono gli automobilisti...
Mah...


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venerdì 6 luglio 2012

Premio Calvino: Vince Riccardo Gazzaniga

Come sapete nell'ottobre scorso ho partecipato al concorso letterario più importante che c'è in Italia con il mio manoscritto.
Il Premio Calvino.
Ovviamente non ho vinto, visto anche l'elevato numero di partecipanti (oltre 650, se non ricordo male) e lo stampo "classicista" del concorso.
Oggi mi è arrivata la scheda che la commissione di lettura invia a tutti i partecipanti.
Sinceramente non pensavo neppure la mandassero, invece si sono dimostrati seri e tuttosommato anche abbastanza veloci nell'elaborarla, vista l'enorme mole di libri da leggere e valutare.

Nella scheda c'è un breve riassunto del libro (se la potevano risparmiare, il mio libro l'ho letto non meno di una quindicina di volte per intero e una trentina in maniera frammentaria) e ulteriori quattro righe.
Quattro.

Prima riga: "Chiari i riferimenti alla pittura di Bacon".
E chi cazzo è questo Bacon, dico io nella mia colpevole ignoranza?
Se dev'essere trovata un'ispirazione direi che è talmente palese da essere stata dichiarata nella primissima pagina: il fotografo Joel-Peter Witkin.

Poi si aggiunge: descrizione molto abile della malattia del protagonista, tale da sembrare quasi autobiografica.
Non ci provate neppure...!!
Io non sono quel tizio! non ci assomigliamo per niente...
Avete presente cosa fa di solito uno scittore, "Commissione del Premio Calvino"? Inventa, crea, agisce di fantasia... "perchecazzo" tutto dev'essere autobiografico quando si riesce a descrivere in modo consono la psicologia di un personaggio?
In sintesi si sottintende: abile descrizione del protagonista? fatta troppo bene, devi essere per forza lui.
Vaffanculo "Commissione di lettura del Calvino".
Vaffanculo.
Come quello stronzo di Roberto Lima sarai tu!

Terzo: "Se l'autore voleva suscitare fastidio con le sue raffigurazioni la provocazione è andata a buon fine".
E infine: "Non lo abbiamo capito. Non è chiaro il senso dell'operazione letteraria"

Mi metto a ridere.
Grandi!
L'ultima frase mi fa davvero ben sperare per il futuro del mio libro, questa frase è proprio quello che ci voleva. Obiettivo raggiunto.

Vado sul sito e vedo chi ha vinto.
Un certo Gazzaniga, poliziotto.
Il suo libro parla del rapporto tra poliziotti e ultrà di calcio.
Vedo anche un video in cui un tizio illustra il romanzo vincitore.
"E' bello quando in un libro ci si abbandona al narratore sapendo che ci condurrà nella giusta direzione... si sente che chi l'ha scritto descrive situazioni vissute veramente, che sa come si svolgono i fatti..."
Ecco, io con il mio libro ho ragionato in maniera diametralmente opposta.
Il mio narratore è infido, inaffidabile.
Quello che racconta a volte è la verità e a volte non lo è.
Tocca al lettore stanare, interpretare, porsi gli interrogativi.
Autodeterminarsi.

Un poliziotto che scrive un libro sulla vita di un poliziotto.
Un macellaio che scrive un libro sui macellai.
Un barbiere che scrivere la storia di un barbiere.
Un barbone che scrive la storia di un barbone.

Questa per me non è letteratura.
E' inchiesta, è fiction, chiamatela come volete.
L'abilità dello scrittore quì non conta un cazzo, lasciatemelo dire e lasciatemelo scrivere.
Rimane solo l'abilità di organizzare le idee, mentre la cosa più difficile è AVERLE.
Buon per Riccardo Gazzaniga che ce le aveva belle confezionate in tasca.
Buon per lui.
Io mi sono fatto un culo così per averle.
E c'è qualcuno alla fine che mi dice che il libro è autobiografico perchè troppo realistico.
Ma vaffanculo va...


giovedì 21 giugno 2012

Rifiuto, opposizione e inquietudine


Qualcuno esordirebbe con un bel " ...ho il piacere di annunciare" ma io non sono proprio il tipo, che volete che vi dica.
Lo davo praticamente per scontato, tant'è che non mi sono per niente esaltato per la notizia.
In sintesi: "Io mi carico di rabbia" sarà pubblicato.
Ho sottoscritto infatti un contratto con "Nulla Die Edizioni", una piccola ma interessante realtà editoriale di Enna.
Sono soddisfatto, ci mancherebbe.
Ma questo è solo il primo passo.

Avevo ricevuto anche un'altra "mezza" proposta di pubblicazione da parte di una casa editrice romana ma alla fine la trattativa non è mai veramente decollata.
"Le suggeriamo di avvalersi di un ghost writer per sistemare alcune cose..."
Ma io mi domando: lo avete letto il libro? Potete pensare che un idiota che scrive quelle cose possa farsi dettare parti di un libro da un tizio, per poi spacciarle per proprie?

E loro ancora: "non è come crede... Un buon professionista è in grado di entrare nei meccanismi letterari dell'autore e sviluppare la narrazione in maniera tale da..."
E io ribatto: se questo "scrittore fantasma della mia minchia" è tanto bravo perché non sviluppa una sua idea invece di rompere le palle a me? Io di sicuro della sua professionalità intesa in questi termini non so che farmene.
E aggiungo: se volevo scrivere un libro per fare soldi lo scrivevo sull'amore, oppure racimolavo le ricette della nonna e scrivevo un libro di cucina.
E ribadisco: ma lo avete letto davvero il mio libro? Avete un'idea di chi lo abbia scritto? Dell'orgoglio di chi lo ha progettato e voluto? Di come ci sia tanto "rifiuto e opposizione" tra quelle righe? E voi che cazzo fate? Mi proponete un ghost writer?
Una sacrosanta pernacchia, di quelle fatte da Tognazzi in "Amici miei" non ve la toglie nessuno.

E allora non ho fatto altro che scegliere la proposta migliore, quella di Nulla Die.
Non so quanto ci vorrà per l'editing e l'impaginazione quindi non so ancora quali saranno i tempi ufficiali per vederlo tra gli scaffali e negli store on line (uscirà per mia gioia anche in formato e-book).
Battaglierò sul prezzo di copertina, questo è certo.
E questa sarà una battaglia che bisognerà vincere.

Nel frattempo è circa una settimana che sto pensando alla copertina.
All'editore volevo proporne una di mia totale creazione.
Non si sa mai che magari accetti.
La copertina deve rendere bene l'idea del libro, e magari del titolo del romanzo.

Domenica scorsa ho un'idea.
Secondo me è buona.
Ieri pomeriggio, con 37 gradi, esco con il mio soggetto nella mano sinistra e la macchina fotografica nella destra.
Ho bisogno di una location particolare.
Faccio 5 fotografie.
2 le scarto subito, sulle altre ci posso lavorare.
Una volta a casa le due che dovevano essere cestinate sono in realtà quelle che promettono meglio.
Lavoro su quelle con un programma su iPad davvero fantastico.
Alla fine la foto mi dice qualcosa.
Funziona.
La faccio vedere a mia moglie.
"Madonna che inquietante..."
Ok, va bene.
Finalmente sorrido.
Si vede che questa volta ho fatto un buon lavoro.

- Postato con Blogpress da iPad

 
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