martedì 26 ottobre 2010

Voglio essere un uomo parziale. Me lo merito




Stamattina mi sono sottoposto a un test di personalità per motivi di lavoro.
200 domande piuttosto articolate e ficcanti a cui dovevo semplicemente rispondere tendenzialmente si, tendenzialmente no... Oppure "non so, non ne ho idea".

Non ho capito un cazzo di quello che il test presumibilmente tentava di procurarsi.
Probabilmente aveva l'obiettivo di estorcermi con l'inganno informazioni riservate tentando di mettermi in contraddizione.
Quel test non era però al corrente che spesso mi contraddico senza volerlo, quindi non so proprio come possa riuscire a realizzare un profilo veritiero della mia persona, fosse anche solo dal punto di vista lavorativo.
Ma non è questo il discorso.
Facendo il test mi sono reso conto di una cosa.
Sono un uomo parziale.
Ebbene sì, ho una visione parziale delle cose, tremendamente parziale.
Ragiono a compartimenti stagni, sono influenzato solo da alcuni aspetti e non da altri, sviluppo concetti legati esclusivamente al mio modo di vedere le cose.
Tremendamente limitativo, direte voi.
Avete ragione.

Il problema è che il discorso non sta proprio in questi termini.
Sono anni che tutte le volte che cambio canale e mi ritrovo su un reality sento la fatidica frase "io sono me stesso, sono così... Non ci posso fare niente"
Com'è possibile, dico io?
Possibile che non ci si renda conto che il comportamento di una persona non è mai completamente privo di influenze esterne?

E di conseguenza:
Le influenze esterne creano parzialità nei ragionamenti e nei comportamenti.
La parzialità è un vantaggio, una necessità.
Petrolio grezzo da cui trarre energia al quale certamente sarebbe ottuso rinunciare.

Diffidate dai tuttologi, state alla larga da chi vi dice "sono fatto così"
Ascoltate gli uomini di parte e decidete il da farsi inquadrandoli per quello che sono.
Solo una volgare parte dell'insieme, certo.
Ma forse l'unica disponibile a parlarvi senza alcun secondo fine.


- Postato con Blogpress da iPad


domenica 24 ottobre 2010

Verso la fine. Propagare germi.

Ho quasi la sensazione di vedere la fine.
Sì, insomma... una specie di traguardo.
Ho finito due giorni fa un capitolo determinante e ho finalmente tra le mani tutte e quattro le fotografie (in realtà, ovviamente si tratta di disegni) scattate dal protagonista che verranno inserite tra le pagine del libro a corredo dello stesso.

Ho avuto anche notizia che il mio precedente libro ("Coni gelato per malati terminali") è esaurito presso la casa editrice e questo mi fa piacere.
Ai tempi non avevamo stampato molte copie, ma il fatto di averle vendute tutte mi rende comunque in qualche modo orgoglioso.
L'ho riletto qualche mese fa e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso.
Ci sono i difetti tipici di un'opera prima, il linguaggio è troppo scarno e destrutturato, i racconti a tratti sono un pelo troppo nichilisti ma le idee non sono proprio da buttare.

Ovviamente con "Io mi carico di rabbia" ho alzato di parecchio l'asticella ma questo sta nelle regole del gioco.
Il mio.

Dicevamo: terminato un capitolo importante.
Ho già preso la decisione della necessità di dover scrivere soltanto altri due capitoli.
L'ultimo ce l'ho più o meno in mente.
Ieri, mentre fumavo un per niente appagante Punch Royal Selection n.12 scoprendo definitivamente che non è l'havana che fa al caso mio, ho avuto anche un'idea su un piccolo colpo di scena da inserire proprio al termine della narrazione.
Quando mi è venuto in mente ho subito capito che poteva (e doveva) funzionare.
Non dico che sia in grado di ribaltare completamente il quadro delle cose e degli eventi (non ho mica scritto un thriller, cazzo...) ma un po' di sorpresa sicuramente viene inoculata nelle vene del lettore e per me questo è già un ottimo traguardo.

Un piccolo germe, niente di drammatico... state tranquilli.
A me basta poco per essere contento.
Instillare un po' di dubbi qua e là...
Iniettare temporaneamente qualche tossina narrativa...
Attentare per qualche secondo all'immaginario di qualche lettore futuro...

Ah che meravigliosa vita quella dello scrittore fallito...
Se non fosse che in questi giorni dovrò necessarimante rileggere tutto a caccia della solita inconguenza, della solita svista, del solito errore di battitura potrei dirmi quasi soddisfatto...
Stateve accuorti...

sabato 16 ottobre 2010

Cattive abitudini


Trasmissione su Canale 5, probabilmente Verissimo.
Come ospiti ci sono due bambini che cantano nel programma di Scotti.
La conduttrice dà la parola ad una bambina di 8-10 anni al massimo.
La piccola ammicca, accavalla le gambe, si mette in posa sfoggiando gli stivali e i lunghi capelli.
Un piccolo mostro: una bambina che dovrebbe stare in camera a giocare oppure al parco sull'altalena tenta di impersonare una piccola soubrette e sorride alla telecamera in maniera artificiosa.
Da voltastomaco.
Prenderei la madre e le tatuerei sul busto "A volte le cose che possiedi ti posseggono".
Così, tanto per citare "Uomini che odiano le donne".
Poi forse le direi: "Sei una persona finita. Salva almeno tua figlia."

La puntata prosegue e la parola viene data a un maschietto più o meno della stessa età della fanciulla di cui sopra.
Accanto a lui siedono 5 giovanotti minorenni facenti parte del gruppo musicale farsa di nome "Gimme five".
In pratica cinque stronzetti manovrati che tentano di ripetere l'esperienza dei "Back Street Boys" o - per fare un paragone con l'italico suolo - dei "Ragazzi Italiani"

Il piccolo dichiara incondizionatamente il suo amore per quel gruppo.
"Mi piacerebbe farne parte, quando sarò più grande"
"Per il momento mi accontento di cantare da Gerry Scotti..."
"Meglio diventare un serial killer", penso io.

Dopo 10 anni è uscito ieri il nuovo disco dei Massimo Volume dal titolo "Cattive abitudini".
Devo ancora ascoltarlo completamente.
Da quel poco che ho ascoltato è quanto di meglio un essere umano pensante possa partorire in ambito indie rock nell'anno 2010.
Costa poco e vale molto.
Compratelo per l'amor di dio.

A un certo punto, nel primo singolo intitolato "Fausto", Emidio Clementi dice:
"Ho visto le menti migliori della mia generazione mendicare una presenza nel varietà del sabato sera. Il loro aspetto trasgressivo, il loro pallore, si sposava alla perfezione con l'argomento della puntata".

Non ho altro da aggiungere, vostro onore.
E' tutto.

venerdì 8 ottobre 2010

Trova le differenze. Rabbia 1 contro Rabbia 2

Strada a due corsie.
Neanche una tangenziale, una semplice strada a due corsie.

Nello specchietto retrovisore, centinaia di metri dietro di me, vedo una macchina scura che sfanala in maniera ossessiva, viaggiando a tutta velocità.

Mi scanso giusto in tempo per farla passare.

Il tizio mi supera ma poco più avanti ne trova un altro come me, macchina verde.

Stesso trattamento anche per lui: fari insistenti e ripetuti.
Il nuovo "ostacolo" però non si scansa.

Ci mette più del dovuto (secondo il nostro amico "frettoloso") e quando cambia corsia si permette di fare un gesto di stizza con la mano.
Qui iniziano i casini.

La macchina scura rallenta improvvisamente e si affianca a quella che intendeva superarare che nel frattempo mi sta davanti.
La velocità scende bruscamente, andiamo tutti e tre a 30-40 km/h.
Entrambe le corsie sono bloccate e non riesco a uscire da questa situazione.

Davanti a me un tizio probabilmente si sta cacando sotto, mentre dall'altra parte c'è un'altra macchina che con sterzate brusche e repentine cerca di buttarlo fuori strada.

"Mi sono messo in una situazione di merda", penso.
La situazione si protrae per un paio di minuti e intanto dietro di me si è formata una coda.
Nessuno riesce a fare niente ma tutti si accorgono di quello che sta succedendo.
C'è aria di vendetta in giro, di pazzi furiosi.

Arriva un'uscita, sulla destra.
La macchina verde non mette la freccia ed esce.
Presumo voglia scappare.
La macchina scura inchioda, rientra di corsia e mi si mette davanti.
Freno di brutto.

La macchina nera non ha nessuna intenzione di perdersi l'uscita in questione.
Non ha nessuna intenzione di perdersi la preda che sta puntando da qualche minuto.

Addirittura sale sul cordolo stradale della deviazione probabilmente causando qualche danno alla macchina.
Non gli frega un cazzo.
Deve seguire quella macchina, costi quello che costi.
E' accecato dalla rabbia, mi sembra quasi di vederlo in volto.

Nel giro di qualche secondo tutto torna alla normalità.
I due se ne sono andati.
Non saprò mai come è andata a finire ma presumo non benissimo per il conducente della macchina verde.

Il traffico ritorna normale, tutti quanti ritornano alle consuete velocità.
Mi avvio verso casa un po' scosso per quanto visto.
E' questa l'espressione di rabbia di cui vado a parlare qualche volta in questo blog?
Qualcuno potrebbe confondere "quella rabbia" con "questa rabbia", figlia della necessità di reagire alle piccole frustrazione della vita quotidiana che in qualche modo vado a predicare su queste pagine virtuali?
Sono parenti stretti?
Si conoscono?
Non hanno davvero niente da spartire?
Il personaggio del mio libro ha una certa affinità con chi agisce in modo violento?
Pensare in modo violento corrisponde ad agire in modo violento?
Essere antimilitaristi e pacifisti è incompatibile con il possedere un'arma?
Troppi punti di domanda, per i miei gusti...

domenica 3 ottobre 2010

Reazionariato Culturale


Sono un felice possessore di iPad.
Lo uso per fare di tutto: navigare, leggere la posta, riviste e quotidiani.
Scrivo anche i pattern di batteria con un applicazione specifica, utile per il progetto "reading" di cui vi parlavo qualche tempo fa e di cui vi aggiornerò tra un po' di tempo.
Poi ovviamente ci gioco, guardo le previsioni del tempo, scrivo il mio libro nei momenti liberi quando sono lontano dal Pc.
L'unica cosa che non riesco a fare è aggiornare questo blog (per colpa del template di blogspot... mortacci a voi di Google!).
Ma c'è una cosa incredibile per cui l'iPad è imbattibile.
Leggere i libri.

Fantastico.
E' un'esperienza grandiosa, molto distante da quella che tutti noi abbiamo fatto con lo schermo del Pc.
Niente mal di occhi, niente mal di testa.
Ti sembra di girare veramente le pagine di un libro.
Te lo porti a letto, regoli la luminosità come vuoi, metti il segnalibro quando serve... addirittura ingrandisci le immagini se ci sono.
Perfetto.
I libri sono scaricabili dallo Store con facilità e i prezzi sono molto concorrenziali.
Detto questo aggiungo: NON HO MAI LETTO UN LIBRO SU Ipad

"Ma allora se un coglione", direte voi...
Eh no, cazzo! Sembra impossibile ma non ci sono libri in italiano!
Il negozio virtuale negli States è fornitissimo delle ultime novità mentre in Italia quei cazzoni dei padroni delle case editrici non si sono messi d'accordo sulla torta da spartire (Apple vuole la sua parte, giustamente...) e così ci si deve accontentare della Divina Commedia e di qualche classico della letteratura (3-4, non di più...) senza copertina digitalizzata.

E' questo lo stato dell'editoria in Italia? ci rendiamo conto che non partire in questo momento con questo tipo di approccio significa non stare al passo con il resto dell'universo anche dal punto di vista culturale?

E io me li vedo già lì: la SIAE (baraccone clientelare inutile e dannoso) che mette zizzania, la Mondadori che si irrigidisce perchè non vuole cedere parte della torta, gli autori che si lamentano ma paradossalmente non possono fare niente e chissà quale altro organismo / confederazione / associazione di categoria a ficcare il naso e a bloccare il seguito degli accordi che in altri paesi sono stati praticamente istantanei.

Ho l'impressione che anche in questo caso non se ne farà nulla per molto tempo.
Inadeguatezza, insufficienza di iniziativa, stasi perenne, incapacità di cogliere le opportunità tecnologiche o semplicemente - tout court - "reazionariato culturale"?
Chiamatelo come volete, date la colpa a tizio piuttosto che a caio.
Ma se l'editoria italiana non prende questo treno, beh allora c'è veramente da preoccuparsi.
Siamo il paese della "Salerno-Reggio Calabria", non scordatevelo mai.

martedì 28 settembre 2010

Top of the shits


Qualche sabato mi imbatto nella tv generalista.
E' veramente troppo trash per poterla ignorare bellamente, mi dico.
"Sabato in famiglia" su Rai 2 è già un cult-show, lo scorso anno condotto da Timperi e quest'anno da Amadeus e la Barriales (si scrive così?).
Il programma è fantastico per fauna umana ma la cosa migliore sono i giochi, a dir poco sconvolgenti.
Tipo quello del tizio bendato che deve abbattere con una palla da demolitore dei giganteschi birilli umani impossibilitati a muoversi.
Da lustrarsi gli occhi, di gran lunga sopra ogni immaginazione.
Ma il meglio deve ancora venire.

"Top of the pops", pomeriggio del secondo canale.
I conduttori sono senza neuroni e si vede palesemente.
Primo ospite: Luca Dirisio.
Avete presente Olmo, il personaggio di "Mai dire gol" interpretato da Fabio De Luigi che prendeva per il culo un certo modo di fare canzonette?
Bene, è esattamente lui.
E' il primo caso di imitazione antecedente la realtà, un caso più unico che raro.
Gli somiglia pure fisicamente, ha le stesse espressioni facciali, gli stessi movimenti.
Ovviamente la canzone rasenta la comicità, ma la cosa non mi stupisce.

Secondo ospite.
Arisa.
Compare sul palco con la sua "Ma l'amore no" e l'istinto è quello di pensare che non bisognerebbe sparare sulla Croce Rossa, che non è giusto infierire.
E invece pensandoci bene penso che sia giusto andarci pesante, magari usare il bazooka per farla uscire dalla scena.
Ma all'interno del programma è perfetta.
La ciliegina sulla torta (rigorosamente di zucchero filato)

Terzo caposaldo della musica italiana.
Marco Carta.
Canta come un idiota una canzone da imbecilli.
Mossette, melodia banale, ammiccamenti alla telecamera.
Vuole il pubblico di Ramazzotti perchè è cosciente che prima o poi andrà in pensione.
E lui vuole fare i suoi soldi, scoparsi la nuova Hunziker del prossimo decennio e diventare una vera pop star, non essere ricordato come una mezza calzetta quale è ora.
In più ha la presunzione di non volersi inventare neppure una canzone.
Basta prenderne una scritta da un altro (Ramazzotti) e cambiare "un po' qui un po' là", lasciando intatti - ovviamente - gli elementi radiofonici che gli permetterebbero di ottenere successo.
Da abbattere fisicamente, senza dubbio.
Viva la buona musica italiana.
Viva "Top of the shits"

martedì 21 settembre 2010

Horror e Candore


Ho sentito un'intervista a Costanzo, regista di "La solitudine dei numeri primi".
Dice che il suo film è un "horror dei sentimenti".
Mi piace questa frase, decisamente.
Me la sono annotata su un post-it e me la sono girata in tasca per una settimana o giù di lì, in attesa di avere il tempo materiale per questo post che, come vedete, ha tardato un po' ad arrivare.

"Horror dei sentimenti", dicevamo.
Ho letto il libro e secondo me è un buon libro.
Furbo il giusto, moderatamente interessante per certe dinamiche e la forza espressiva dei personaggi.
Parte forte e poi si calma, naviga a vista.
Poi chiude benino.
In generale è un libro che fa emergere cose interessanti, anche se mi sarebbe piaciuto un po' più di coraggio (per la miseria... solo un altro po' di coraggio cazzo!)
Il film forse lo vedrò, probabilmente lo aspetterò in tv.

"Horror dei sentimenti".
Mi stuzzica la definizione.
C'ho pensato un po' e penso che il mio libro potrebbe andare in antitesi rispetto a questa definizione.
Anzi no.
Potrebbe essere l'altra faccia della medaglia
Tipo "Il candore della depravazione"
Ecco sì, mi sta bene.
"Io mi carico di rabbia" potrebbe avere questa etichetta
Molto diversa rispetto a "Horror dei sentimenti"
Ma dopotutto così vicina...

domenica 12 settembre 2010

Scimmie della malora e tigri condannate a morire

"Ci sono tempi in cui, in mancanza di tigri, le scimmie fanno le tigri. Ma rimangono pur sempre delle scimmie..."
Fa più o meno così la frase che ho letto ieri sull'Espresso, pronunciata da Toni Servillo.
Non so perchè, ma mi è rimasta impressa per buona parte della giornata: c'ho rimuginato parecchio, direi senza sosta.
Non so a cosa si riferisce, se alla questione politica oppure al mondo del cinema.
Magari - molto più in generale - ai nostri tempi, alla realtà che ci circonda.
La leadership è un concetto che mi ha sempre affascinato ma non nel significato di uso corrente.
Penso che la leadership non si conquisti con gli atteggimenti ma, al contrario, sia un credito che i membri di una comunità (piccola o grande che sia) riconoscono a un soggetto al di fuori dei meriti acquisiti.

La leadership si compra, non si conquista.
Attenzione però: non lo dico in maniera negativa.
Il leader può anche non accorgersi che sta acquisendo questo ruolo, addirittura può risultare non interessato a quella posizione.
Ma la gente se ne infischia e glielo riconosce comunque, in ogni caso.
Come una sorta di condanna.

Al contrario i mancati leader, quelli che in realtà avrebbero tutte le carte in regola per diventarlo sulla base dei propri atteggiamenti, a volte non sono riconosciuti come tali dal gruppo.
E rimangono ai margini, relegati a un ruolo da comprimario.

Ecco, ci sono.
Forse le scimmie di cui parla Servillo sono proprio i leader "imposti", quelli eletti democraticamente.
I leoni, al contrario, sono i leader naturali, che aspirerebbero veramente a diventarlo e che spesso non vengono riconosciuti.
Forse l'unica cosa non propriamente azzeccata di quella frase è la parte iniziale, che fa riferimento alla mancanza di tigri.
In realtà le tigri ci sono, solo che non vengono riconosciute.
Tutto qua.

Ah! dimenticavo un'ultima cosa: in Congo c'è un particolare tipo di scimmia gigante che sembra si nutra di grossi predatori come leoni e tigri.
A questo punto forse la frase potrebbe essere modificata in questo modo:
"Ci sono tempi in cui le tigri non vengono riconosciute e le scimmie fanno le tigri. Ma rimangono pur sempre delle scimmie, fino a che non faranno piazza pulita delle stesse tigri"
Ecco, così è perfetta...
Meditate gente, meditate

martedì 7 settembre 2010

Scrittori emergenti, pessima categoria.

Ricevo una mail
Mi invitano ad accedere a un sito contenente un forum per "scrittori emergenti", almeno questa è la definizione.
Quando suonavo odiavo questo concetto.
Che cazzo vuol dire gruppo emergente?
Dite pure "gruppo che nessuno caga e mai cagherà..." questa è la definizione corretta, diamine.
Ma andiamo oltre, torneremo sulla questione un po' più avanti.

Vado sul sito e gironzolo un po' qua e un po' là.
Vediamo che aria tira, dico tra me e me.
Vediamo chi sono i miei colleghi, come approcciano, cosa passa loro per la testa.

Primo tentativo:
Vedo un link a un blog.
"Sul mio blog si parla del libro che sto scrivendo"
Qualcuno ha avuto la mia stessa idea, penso.
Andiamo.
Vedo la sezione personaggi del libro e ci clicco sopra, speranzoso di trovare preziose informazioni.
Più o meno il contenuto è di questo tenore:

Maklydevty: la bella principessa incastonata nel tempo passato
Krystyhjluko: il guerriero dalla spada diamantata
Madrewilpoxy: lo spirito guida capace di maneggiare gli incantesimi
Zassublimonwe: il demone dalla coda retrattile con il potere di....
Vabbè, ci siamo capiti...
Clicco sul quadratino crocettato in alto a destra e saluto il bellissimo sito.

Secondo tentativo:
C'è un messaggio sul forum dal titolo: "Ho scritto, ora cerco una pubblicazione".
Entro e trovo un post che più o meno fa così:
"Ciao! sapete segnalarmi una casa editrice non a pagamento per pubblicare il mio romanzo fantasy? la storia è un intreccio di due figure femminili che vivono una nel 2010 e una nel '600 che si scambiano esperienze spazio-temporali che si verificano grazie ad una pozione magica".
Spalanco la bocca, manco avessi avuto una visione.
Non credo ai miei occhi.
Chiudo il sito prima che i conati di vomito mi raggiungano.

Conclusione:
Ma "io mi domando e chiedo":
Ma dove cazzo vive questa gente? ma che realtà stanno toccando? quali idee malsane infestano i cervelli di questi poveri scrittori emergenti (e qui l'aggettivo emergente ce lo metto apposta)?
La loro situazione è avulsa dalla realtà che li circonda? la loro sensibilità è ancorata al Signore degli Anelli o semplicemente l'hanno (s)venduta a qualche mercatino dell'usato?
Com'è possibile bruciare tempo per cagate di questo lignaggio?
Mi rifiuto di pensare che persone dotate di intelletto possano elaborare minchiate di tale coraggio.
Ci dev'essere qualcosa sotto...
Ci dev'essere per forza.
Ah si... forse ci sono!!
Vogliono uscire dalla categoria degli "scrittori emergenti"
Ecco, dev'essere così per forza.
Magari ci riusciranno pure, ma di una cosa sono certo.
Non entraranno mai in quella vituperata, sciapa, degradante (ma spregiudicata) categoria degli scrittori in grado di scrivere un libro degno di tale nome.
Tanto vi dovevo.
A presto.

domenica 29 agosto 2010

Crocifisso in sala mensa

La gente va in ferie.
Fa le ferie.
Poi ritorna dalle ferie.

Dopo due settimane pensa a quando potrà ritornare in ferie e vive in attesa di questo.
Le ferie.
Se non parti per il mare o per la montagna tutti si chiedono perchè.
Qualcuno avanza motivazioni di natura economica, qualcun altro di natura logistica.

Nessuno prende in considerazione la possibilità che qualcuno le ferie non le voglia fare e che magari questo qualcuno preferisce stare a casa a godersi la pace tra le quattro mura.

Come avrete capito non sono un'amante delle ferie, soprattutto di quelle finalizzate alla necessità di pronunciare la fatidica frase:
"Anche quest'anno me le sono godute!".
Poco importa se per raggiungere le località ci siamo sparati in vena ore e ore di interminabili code automobilistiche, se ci siamo rotti i coglioni sotto l'ombrellone in attesa che qualcun altro abbia deciso che "il tempo per abbrustolire" era terminato.

E poco importa se, alla fine, la consuetudine delle ferie sotto l'ombrellone diventa una routinaria condanna, pesante quanto lo scandire logorroico dell'orario di lavoro.
Provate a pensarci:

h. 9.15: Colazione all'americana nell'hotel tre stelle scelto sulla pagina pubblicitaria del settimanale "Oggi". Abbuffata mattutina con il pensiero fisso in testa: "E' tutto gratis, quindi mangio fino alla morte"

h. 10.15: Si parte per la spiaggia. Quotidiano sportivo sotto il braccio, tre ore sotto il sole (in alternativa sotto l'ombrellone senza soluzione di continuità per evitare di cuocere)

h. 13.15: Pranzo al sacco (al risparmio) consistente in panini imbottiti. Unica concessione: bibita fresca acquistata al bar dei Bagni Cristina. Ustione di secondo grado dei piedi per la temperatura allucinante della sabbia.

h. 14.30: Si riprende la vita in spiaggia. Sole, mare.
Poi un po' di mare e sole.
Per finire una porzione di sole e poi un tantinello di mare.

h. 18.00: Ritorno in albergo, doccia e momento unico per riprendersi dalla botta della giornata

h. 20.00 Cena a buffet con clienti dell'albergo. Corsa a chi arriva prima a prendere il dolce. Presenza di bambini rompicoglioni all'interno della sala da pranzo capaci di tortararti le orecchie con le loro urla per tutta la durata della cena.
Caffè corretto.

h. 21.30 Uscita serale obbligatoria per compiacere il partner: 36 "vasche" del centro storico, cono da passeggio doppio gusto "Malaga-Gusto Puffo" con granella di polistirolo spacciata per spolverata di meringa.
Dopo lungo inutile peregrenare ritorno in albergo.
Se va di lusso trombata con il partner. Nella maggior parte delle volte caduta del soggetto malcapitato in stato catatonico in attesa del giorno seguente.

Altro che "Fantozzi contro tutti".
Forse a volte la realtà supera la fantasia.
 
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